Demonio e sciacalli, Orlando attacca gli ispettori del Ministero: "Dossier anomalo..."

Il sindaco nella sua audizione in Consiglio contesta le 46 presunte irregolarità riscontrate e annuncia la nomina di una commissione ad hoc per rispondere punto su punto: "Intrusione indebita, ignorano le stesse leggi dello Stato. Relazione mirata e per questo strumentale o strumentalizzabile"

Rivendica la stabilizzazione degli ex Lsu e la gestione pubblica delle società partecipate. Attacca a testa bassa gli ispettori del ministero dell’Economia, che in certi casi “ignorano le stesse leggi dello Stato”. Definisce “anomala” la loro relazione “perché mirata e per questo strumentale o strumentalizzabile”. Non risparmia stoccate a quelli che ritiene “gli esponenti politici ‘registi’ degli ispettori”. Il sindaco Leoluca Orlando contesta le 46 presunte irregolarità riscontrate dagli ispettori ministeriali e annuncia la nomina di una commissione ad hoc – che sarà presieduta dal nuovo segretario generale Giuseppe Vella (“Quindi senza condizionamenti con il passato”) – per rispondere punto su punto. E, laddove venissero ravvisate delle responsabilità, prendere gli opportuni provvedimenti. 

Dossier del ministero, le 46 irregolarità che fanno tremare il Comune

“Nel particolare sta il demonio” afferma il primo cittadino nella sua audizione in Consiglio comunale, spiegando che “se certi aspetti vengono enfatizzati può cambiare tutto”. Ecco perché Orlando passa in rassegna le principali criticità sollevate, provando a smontare le ricostruzioni degli ispettori sia sotto il profilo giuridico che economico-finanziario. E così nella sua “contro-relazione” tira fuori i riferimenti normativi che ritiene invece corretti e sottolinea che “la relazione non cambierà la posizione politica di questa amministrazione comunale”.

Le reazioni alle parole di Orlando in Consiglio

“Difendo – rimarca Orlando – l’anomalia palermitana, a costo di pagarne anche un prezzo personale. C’è in questo momento un attacco alla gestione pubblica delle ex municipalizzate, noi la rivendichiamo con forza”. Anche sulla partecipazione del Comune in Gesap, Orlando non arretra di un millimetro: nessuna privatizzazione, malgrado secondo gli ispettori Palazzo delle Aquile avrebbe dovuto “dismettere le sue quote”. “C’è un’indebita intrusione degli ispettori – accusa il sindaco – che sembrerebbe tendere a favorire quel covo di sciacalli che volevano privatizzare la Gesap, per svenderla all'amico di passaggio. Gli aspiranti compratori al ribasso se ne facciano una ragione, noi manterremo le nostre quote nella società che gestisce l’aeroporto. Dopo sette anni di deficit, ora i bilanci sono in attivo. Si è varato inoltre un piano d’investimenti da 88 milioni apprezzato anche dall’Enac, che inizialmente sembrava favorevole alla privatizzazione”.

La relazione integrale del Mef sul Comune di Palermo

Sulle partecipate però Orlando ammette che si dovrà cambiare registro, spingendo il Consiglio comunale “a rivisitare i contratti di servizio” e annunciando la nomina al più presto di un direttore generale (figura che manca dopo il siluramento di Lo Cicero durante la sindacatura Cammarata), al quale affidare “il controllo delle aziende comunali”.

Capitolo personale. Contrariamente a quanto messo nero su bianco dagli ispettori, Orlando precisa che gli stanziamenti per ex Lsu e Coime “sono a carattere strutturale” oltre che “previsti da apposite leggi statali”. Respinte al mittente anche le contestazioni sui contratti a tempo determinato per i dirigenti e l’incarico al capo di gabinetto. Spiega Orlando: “Si tratta di rapporti professionali di natura fiduciaria. Per quanto riguarda il capo di gabinetto può essere interno o esterno, io ho scelto un interno sia per apprezzamento alla persona sia per contenere i costi”.

Finita la parte della difesa, Orlando avverte: “Se qualcuno tra i dipendenti comunali ha percepito indebitamente delle somme o ha provocato danni erariali verrà perseguito, agiremo per il recupero delle somme”. La chiosa, prima del dibattito in Consiglio, riguarda i “registi politici”. Un riferimento, neanche troppo velato, a deputati nazionali del M5S o ex grillini. “Se fossi negli ispettori, smentirei chi si è palesato sulla stampa come suggeritore. Non lo hanno fatto, segno che dal caso banche in poi il Mef ha perso molta credibilità”. Infine la stoccata politica: “Basta con le logiche elettoralistiche, la prossima volta che si vota sarà fra 5 anni”.

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