L'Amat mette in mora il Comune, chiesti 120 milioni ed è scontro: a rischio il tram

L'azienda minaccia di fermare anche car e bike sharing, zone blu e rimozione. In un atto di diffida il conto a Palazzo delle Aquile, che risponde a muso duro col ragioniere generale: "Iniziativa di inaudita gravità, leso il rapporto con l'ente affidatario". Le ricadute politiche del braccio di ferro e le reazioni del Consiglio

L'Amat mette in mora il Comune: chiede 111 milioni per i mancati proventi dalla Ztl. Una cifra monstre che, aggiunta ai 10 milioni di crediti vantati dell'ultimo triennio, fa oltre 120 milioni. E diventa da capogiro considerando la richiesta di annullamento dei pagamenti Tosap e Tari e di adeguamento contrattuale a partire dal 2020.

Tutte le rivendicazioni sono contenute in un atto di diffida firmato dal presidente Michele Cimino e presentato a inizio mese all'amministrazione dagli avvocati Michele Perrino e Salvatore Ziino. Solo per il servizio su gomma, l'Amat pretende una media di circa 26 milioni all'anno dal 2016: ovvero la differenza tra l'incasso preventivato dal Comune con la Ztl (30 milioni) e l'effettivo introito (poco più di 3 milioni) dell'Amat. In assenza di risorse l'azienda di trasporto pubblico urbano annuncia al socio unico Comune che - trascorsi infruttuosamente 30 giorni - potrà sospendere tutti i servizi non coperti finanziariamente: tram, car e bike sharing, zone blu e servizio rimozione.   

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Un siluro. Palazzo delle Aquile però non sta a guardare e risponde. Con un'altra bomba. A sganciarla è il ragioniere generale - assieme al collegio dei revisori - che smonta le pretese di Amat e arriva sino a sostenere che sia "irrimediabilmente leso il rapporto di immedesimazione organica tra l'amministrazione affidante e l'ente affidatario". Uno scenario che arriva ad ipotizzare "l'effettiva sussistenza delle condizioni" affinché "sia garantita la continuità aziendale, con avvertenza che è foriero di responsabilità il mantenimento di una conduzione della società che produca reiterate perdita strutturali di esercizio che depauperano il patrimonio aziendale e, di riflesso, quello del Comune". Insomma, un futuro senza più l'Amat a gestire per conto del Comune il servizio di trasporto pubblico?

Secondo il Ragioniere generale, Paolo Bohuslav Basile, che verga queste note, quella dell'Amat è una iniziativa di "inaudità gravità che impone, a tutela degli equilibri di bilancio e dell’interesse pubblico, senza indugio che vengano assunte tutte le misure, anche giurisdizionali, affinché il Comune non patisca illegittime conseguenze economico-finanziarie, ovvero sia costretto a corrispondere somme di denaro per servizi mai resi e dai quali la collettività amministrata ha ricavato alcuna utilità, ciò che determinerebbe l’insorgere di profili di danno erariale".

E' il preludio a una causa in tribunale, se le parti non dovessero arrivare a un'intesa. E' materia per avvocati, secondo l'assessore comunale alla Mobilità Giusto Catania: "La diffida di Amat al Comune, nei termini in cui è stata presentata, mi sembra spropositata. Comunque sarà oggetto di valutazione dei legali del Comune. Rimane il fatto politico su cui ragionare seriamente: Amat è interamente partecipata dal Comune e tutti abbiamo interesse affinché l’azienda possa avere un ruolo importante per il futuro della mobilità urbana, anche in vista dei nuovi investimenti sul tram. Ognuno deve fare la sua parte. Amat deve dimostrare che intende dare attuazione al piano di risanamento, approvato dalla Giunta. Purtroppo, ancora Amat non ha ancora dimostrato progressi nell'attuazione del piano. L'amministrazione comunale, di contro, deve ragionare per adeguare il contratto di servizio. Personalmente ho avanzato la proposta che nel prossimo bilancio di previsione si possano stanziare 6 milioni di euro per adeguare il contratto e dare stabilità all'azienda".

Il "fatto politico" per usare le parole di Catania è anche un altro. Il presidente dell'Amat Cimino, che vanta una carriera politica di lungo corso (ex assessore all'Economia e vicepresidente della Regione), non può non avere calcolato gli effetti politici della diffida spiattellata al Comune. E si sarà consultato con i vertici di Sicilia Futura-Italia Viva (leggasi Edy Tamajo), partito che sostiente l'amministrazione Orlando e che lo ha indicato allo stesso sindaco per la poltrona di presidente dell'Amat. Tant'è che dietro questa storia, che potrebbe innescare una crisi, c'è chi ci vede un'operazione politica di sganciamento del gruppo Sicilia Futura dall'attuale coalizione che sostiene Orlando.

Il quale, oggi, ha ben altri problemi da risolvere ed è impegnato nell'emergenza Coronavirus. Cimino, dal canto suo, getta acqua sul fuoco e dichiara che "non si tratta di un atto contro il Comune" ma di "chiarire meglio i rapporti" tra azienda e socio unico. Aggiungendo di essere fiducioso su una possibilità di dialogo con l'amministrazione. Intanto le opposizioni si scatenano. "A due anni dall’approvazione delle modifiche degli statuti delle partecipate - afferma Ugo Forello (gruppo Oso) - si manifesta un evidente fallimento gestionale-organizzativo dell’amministrazione attiva e la sistematica violazione dei principi fissati dalla legge e dal nuovo statuto dell’Amat sul controllo analogo. La società appare un'entità a sé stante, pronta ad avviare contro il Comune una causa di oltre 100 milioni di euro, in evidente contraddizione con quanto rappresentato nel piano di risanamento. Tutto ciò, purtroppo, è dovuto alla mancanza di trasparenza e all’incapacità, ormai cronica, della Giunta di affrontare i noti problemi economici e di liquidità delle proprie società. Il sindaco non è riuscito a mettere in campo una reale azione di controllo e direzione fondata su un’adeguata programmazione, peggiorando il livello di qualità dei servizi erogati ai cittadini e aggravando la situazione finanziaria dell’Amat, che a breve potrebbe non essere in grado di garantire la propria continuità aziendale". 

I consiglieri del M5S Concetta Amella, Antonino Randazzo e Viviana Lo Monaco aggiungono che la contrapposizione tra Amat e Comune "rischia di compromettere servizi importanti per i cittadini. Dalla diffida presentata da Amat contro l'amministrazione comunale emergono chiaramente errori e una cattiva gestione politica da parte della Giunta comunale e del socio unico Comune, che in tutti questi anni che hanno determinato un bilancio ormai strutturalmente in perdita".

"Nulla di nuovo sotto questo cielo" per il capogruppo di Fratelli d'Italia, Francesco Scarpinato, che ricorda di aver "denunciato in Aula la delicata situazione delle partecipate" e con riferimento ad Amat di "non aver condiviso il piano di risanamento". "Durante l'approvazione dell'ultimo bilancio - prosegue Scarpinato - non abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare né le partecipate né l'amministrazione, a causa dei tempi ristretti. Questi sono i risultati. Alla luce della diffida predisposta dall'azienda e in esito alla nota di ragioniere generale e revisori, oggi non si può più tergiversare. Serve chiarezza e per questo farò subito un atto ispettivo. Abbiamo l'obbligo di salvaguardare i cittadini e l'ente dagli eventuali rischi in cui versa l'Amat, che eroga un servizio essenziale come il trasporto urbano".

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Dice Giulio Tantillo, capogruppo di Forza Italia: "In un momento così delicato per il nostro Paese ci sembra inopportuna la controversia tra la partecipata Amat e il Comune di Palermo. Non vogliamo entrare nel merito della diffida che l’Amat ha inviato al Comune e della puntuale e circostanziata risposta del ragioniere generale. L’Amat è una società del Comune di Palermo, pertanto necessita con urgenza trovare una soluzione ai problemi finanziari della partecipata. Necessita altresì che il contratto di servizio vada rimodulato. Proponiamo la tempestiva convocazione di un tavolo tecnico tra le parti per risolvere definitivamente il problema. L’azienda ha due obiettivi primari: offrire alla città un servizio di trasporto pubblico efficiente e salvaguardare i posti di lavoro. Il Comune dovrà fare la sua parte nel rispetto del contratto di servizio". Infine una domanda: "Perché l'Amat ha accettato un contratto di servizio capestro?". Già, perché?

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