Decreto Sicurezza, Orlando iscrive 4 stranieri all'Anagrafe: "Così rispetto la Costituzione"

Le pratiche, che riguardano cittadini di nazionalità bengalese e libica, erano state giudicate "irricevibili" dai dipendenti comunali. Il sindaco li solleva dalle responsabilità e firma: "Non è un provvedimento politico, ma un atto che ha solide basi giuridiche ed amministrative"

Orlando con l'assessore Mattina mentre firma i provvedimenti di iscrizione anagrafica

Il sindaco Leoluca Orlando firma quattro pratiche di iscrizione anagrafica di cittadini stranieri, ritenute "irricevibili" dai dipendenti dell'Anagrafe a norma del decreto Sicurezza. Contro il provvedimento voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, però Orlando risponde in punta di diritto, tirando in ballo la Costituzione ("un obbligo per un sindaco"), lo Statuto comunale e un paio di leggi nazionali non abrogate dal decreto Sicurezza, "per evitare il rischio di violazione dei diritti umani e conseguente violazione della legge umanitaria internazionale".

Le pratiche firmate ieri dal sindaco riguardano cittadini di nazionalità bengalese e libica, uomini e donne di età compresa fra 26 e 49 anni, tutti in possesso di regolare permesso di soggiorno in corso di validità per motivi umanitari, protezione internazionale o come richiedenti asilo. Orlando ha disposto che gli atti siano comunque sottoposte alle verifiche di legge: ciò significa che se i controlli da parte della polizia municipale dovessero concludersi positivamente, si dovrà procedere all'iscrizione anagrafica e al rilascio della residenza.

L'ultimo step prima della residenza, ovvero la registrazione sulla piattaforma informatica "Anagrafica Host", avverà con le credenziali del sindaco. Come annunciato, quindi, Orlando si assumerà la piena ed unica paternità dell’atto amministrativo. Sollevando così i dipendenti comunali da ogni responsabilità. Con l'entrata in vigore del decreto Sicurezza, resta però "un quadro complessivo di evidente difficoltà interpretativa, a seguito dell’asserito conflitto fra norme tutt’ora in vigore". E' lo stesso sindaco a metterlo nero su bianco nel provvedimento di iscrizione anagrafica.

"Se iscrizioni e variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani, se la dimora dello straniero si considera abituale raggiunti i tre mesi di ospitalità in un centro di accoglienza, se la dimora abituale è fondamento della residenza e se, infine, è fatto obbligo ad ognuno di chiedere la iscrizione nell’anagrafe del Comune di dimora abituale - scrive Orlando - ne deriva che tale iscrizione risulterebbe doveroso sia chiederla che ottenerla (ove non esistano altri elementi ostativi a seguito delle verifiche di legge), anche utilizzando documenti differenti da quello del permesso di soggiorno, ma ugualmente idonei ad attestare la regolarità del soggiorno medesimo per le finalità anagrafiche". 

All’esame dell’ufficio Anagrafe e Stato Civile le pratiche analoghe e gli appuntamenti per la ricezione delle istanze sono circa 200. "Firmare questi atti - afferma Orlando - è per un sindaco che ha giurato fedeltà alla Costituzione ed allo Statuto Comunale un atto praticamente dovuto, perché questi due 'estremi' del nostro diritto, in sintonia l’uno con l’altra, ci dicono che la tutela dei diritti collettivi va di pari passo con la tutela dei diritti dei singoli. Solo così si garantisce e si costruisce vera sicurezza di tutta la comunità locale".

Inevitabili saranno le critiche, tant'è che Orlando mette subito le mani avanti: "Questo - conclude - è un provvedimento amministrativo, che ha basi giuridiche ed amministrative solide, anche se so già che qualcuno parlerà di provvedimento politico per distogliere dal suo contenuto più profondo: la tutela dei diritti di tutti e di ciascuno, come garanzia delle libertà per tutti e per ciascuno".

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