Conferenza sulla Libia, arriva il "no" anche del maresciallo Khalifa Haftar

Alla base dell'assenza del comandante dell'esercito vi sarebbe la partecipazione al tavolo di alcune parti non gradite al maresciallo, in particolare rappresentanti del Qatar e di un gruppo legato ad Al Qaida. E' solo l'ultima delle defezioni, dopo quelle di Puti, Macron, Merkel e Trump

Il maresciallo Khalifa Haftar

Si allunga l'elenco dei leader che diserteranno la conferenza sulla Libia in programma nelle prossime ore in città. Secondo quanto riportano diversi media libici, tra cui The Observatory, il maresciallo Khalifa Haftar, a capo dell'esercito nazionale libico e comandante della Cirenaica, non verrà a Palermo.

Alla base dell'assenza vi sarebbe la partecipazione al tavolo di alcune parti non gradite al maresciallo, in particolare rappresentanti del Qatar e di un gruppo legato ad Al Qaida. Il portavoce del comandante, Ahmed al Mismari, non ha voluto commentare le ultime notizie. Intanto in città sono già arrivati alcuni degli esponenti delle diversi istituzioni del Paese.

"Se fossero vere queste indiscrezioni sarebbe molto grave - commenta il senatore Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd in commissione Esteri a Palazzo Madama - . Come ho già chiesto nei giorni scorsi sarebbe bene che il governo chiarisca con urgenza la notizia: la mancata presenza di Haftar a Palermo sarebbe molto grave dal momento che verrebbe meno la partecipazione di uno dei principali protagonisti e renderebbe il summit inutile". 

"Siamo davvero curiosi di sapere chi sono nostri interlocutori in Libia", dice Erasmo Palazzotto di Liberi e Uguali sollecitando un chiarimento da parte del governo italiano.

Come cambia il percorso degli autobus

E anche se i "grandi" - da Putin a Macron, da Merkel a Trump - non ci saranno, in città è scattato il piano sicurezza, tra divieti e rivoluzioni al traffico che stanno scatenando le proteste dei residenti. 

L'ordinanza con strade chiuse e divieti

Secondo il ministro dell'Interno Matteo Salvini "l'iniziativa italiana per discutere del futuro della Libia è un'occasione. A differenza di quello che fanno i francesi, il governo italiano si pone come mediatore, non vuole imporre, non pretende nulla, non fissa date di elezioni, non vuole imporre le sue aziende. Quindi spero che tutti in Libia capiscano che l'unica via d'uscita per il Paese è il dialogo con l'Italia".


 

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