Palermo blindata per il summit sulla Libia, sbarcano le prime delegazioni: appuntamento a Villa Igiea

A parte la Russia, che manda il premier Dmitri Medvedev, l'unica presenza realmente di peso sembra essere quella  del presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi, grande sponsor di Haftar. Una cena darà il via ufficiale ai lavori

Tra le difficoltà organizzative e in una città super blindata, l'incognita sulla presenza del generale Khalifa Haftar e la notizia, smentita in modo categorico da Palazzo Chigi, di una missione a Bengasi del premier Giuseppe Conte, si apre oggi a Palermo la conferenza per la Libia. Nel capoluogo siciliano sono già arrivate tutte le delegazioni che fanno capo ai quattro principali  interlocutori libici: il presidente dell'Alto consiglio di Stato, Khaled al Meshri, il presidente della Camera dei rappresentanti di  Tobruk, Aguila Saleh, il presidente del Consiglio presidenziale  libico, Fayez Serraj - che a Palermo arriverà dopo una tappa a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron - ed il generale  Haftar, sulla cui presenza però si continua a scommettere, con l'arrivo a Palermo poco prima della cena di stasera che darà il via ufficiale ai lavori.

Conferenza Libia, traffico stravolto a Palermo

Negli ultimi giorni i siti a lui vicini hanno scritto che l'uomo  forte di Tobruk non sarà in Italia per la Conferenza, scontento per l'agenda e le personalità invitate. Un susseguirsi di voci, alimentate per fare pressioni sul governo italiano, fino alla notizia data per  prima da "El Shahed" e ripresa da tutti i media libici, ma anche dalla tv al Arabiya e dall'egiziano Al Ahram, di una missione di Conte a Bengasi per convincere il generale. La notizia è stata smentita in  modo categorico da Palazzo Chigi: in realtà, secondo quanto apprende  l'Adnkronos da fonti libiche, l'equivoco sarebbe nato perché in Cirenaica si sarebbe in effetti recata sabato una delegazione italiana  per convincere il generale. Un'operazione sulla cui riuscita non c'è  ancora alcuna certezza.

A Palermo, intanto, sono iniziati i primi incontri  preparatori: l'inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha visto, tra gli altri, l'assistente del segretario di Stato americano David Satterfield, il direttore degli Affari politici del  ministero degli Esteri egiziano, ed il direttore degli Affari politici della Farnesina, Sebastiano Cardi, al quale ha espresso l'auspicio che dalla Conferenza venga fuori "il messaggio che lo status quo in Libia  è insostenibile".

Il piano aggiornato di Salamé per la convocazione di una Conferenza nazionale nelle prime settimane del 2019 e per l'avvio del processo elettorale in primavera costituisce la base della dichiarazione finale che si continua a negoziare in queste ore. Una dichiarazione che, per ora, a quanto si apprende, non è stata condivisa con le delegazioni  libiche per evitare ulteriori resistenze e veti. Per stamattina sono in programma gli incontri tecnici dedicati a sicurezza ed economia, mentre il via ufficiale alla Conferenza sarà alle 19, quando Conte accoglierà a Villa Igiea le delegazioni, in tutto una trentina. Alle 20 è in programma la cena di lavoro, mentre la sessione plenaria si terrà martedì mattina.

Negli ultimi giorni si è cercato di ridimensionare un po' le aspettative, dinanzi al rischio flop paventato e alimentato dalle  numerose assenze. Non sembra infatti essersi dimostrata lungimirante la decisione sulla data: il 12 e 13 novembre erano stati scelti perché all'indomani della visita a Parigi del presidente degli Stati Uniti  Donald Trump, sulla cui presenza il governo aveva puntato, o in subordine su quella del segretario di Stato americano Mike Pompeo. A parte la Russia, che manda il premier Dmitri Medvedev, in effetti l'unica presenza realmente di peso, se ci sarà, sembra essere quella del presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi, grande sponsor di Haftar.       Come d'altronde sulla preparazione della Conferenza, definita "di  servizio" dal ministro degli Esteri Enzo Moavero, ha pesato l'assenza dell'ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, richiamato a  Roma ad agosto dopo essere stato definito 'persona non grata' dallo stesso generale e mai rimandato in Libia. Resta infine da vedere quale sarà il comportamento dei francesi - nostri grandi 'competitor' - in occasione della conferenza, preceduta ufficialmente da dichiarazioni a sostegno della riunione, ma ufficiosamente da un atteggiamento non proprio improntato alla collaborazione.

Conte: "A Palermo i principali attori libici" 

"Abbiamo preparato questa iniziativa con  determinazione e convinzione e continueremo con lo stesso spirito  anche in seguito. Non intendiamo questa Conferenza come una vetrina o  l'occasione di una photo opportunity. Ancora più importante sarà il  lavoro che faremo in seguito per continuare a seguire questo  processo". Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervistato da 'La Stampa', "racconta" l'organizzazione della Conferenza sulla Libia a Palermo. "Ho parlato con molti leader internazionali, e da tutti -assicura il  premier - ho raccolto interesse e sostegno, a prescindere dalle singole partecipazioni. I Paesi saranno presenti e a livello più che adeguato, a partire dalla Russia e dalla Francia".

"Ma ciò che viene in questi giorni poco citato, e ne sono rimasto  francamente sorpreso, è il fatto - lamenta Conte - che Palermo riunisce  intorno ad uno stesso tavolo i principali attori libici e il massimo  livello politico di Paesi quali Algeria, Tunisia, Egitto, Ciad, Niger, Grecia e Malta. Basta guardare la carta geografica per rimettere in  ordine questa costante e, a volte un po' superficiale, classifica  delle adesioni".

"Ma anche il resto d'Europa e dei Paesi del Golfo vede  non poche qualificate presenze. E parlo anche delle Istituzioni  europee che saranno rappresentate da Tusk e Mogherini. Dunque non  esito a definirmi soddisfatto che il nostro Paese abbia coagulato  tanti -e indispensabili- partner intorno ad un tavolo dove i  protagonisti saranno i libici". E "mi aspetto che Haftar sia presente, perché sicuramente è uno degli attori determinanti per la  stabilizzazione del suo Paese".

Conte sottolinea poi di aver "parlato spesso con il presidente Macron  e sabato ci siamo scambiati gli ultimi aggiornamenti sulla Libia. Vi è sintonia di vedute sugli aspetti di fondo e su obiettivi condivisi.  Anche i nostri staff hanno lavorato a stretto contatto per preparare  la Conferenza". Quanto alla Russia, "il nostro obiettivo, condiviso  dalla comunità internazionale, è una Libia stabile, con istituzioni  scelte dal popolo libico. E questo lo scenario che mi vede totalmente  favorevole. La Russia, quale membro permanente del Consiglio di  Sicurezza e attore internazionale di primo piano, può dare un  contributo importante".

Conte infine si sofferma sulla questione dell'ambasciatore Perrone,  "le cui qualità professionali -assicura- non sono in discussione. Si è trovato al centro di una situazione che ha messo a rischio la sua  sicurezza. Abbiamo atteso, forse a lungo, di vedere questa situazione  evolversi. Dopo Palermo faremo una valutazione definitiva e assumeremo una decisione, non più differibile. La situazione effettivamente  anomala di questo periodo ha tuttavia visto la nostra presenza in  Libia non necessariamente indebolita. Vorrei ricordare che la nostra  ambasciata è rimasta operativa. Inoltre non è stato un caso che  abbiamo moltiplicato le nostre missioni in quel Paese a livello  politico. Basti considerare tutti i ministri che sono già stati in  Libia e che continueranno a coltivare questi contatti diretti dopo la  Conferenza".

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