Caso Arata, la difesa di Miccichè e Pierobon all'Ars: "La politica ha tenuto la schiena dritta"

Il presidente dell'Assemblea regionale Gianfranco Micciché e l'assessore all'Energia Alberto Pierobon sono stati sentiti in commissione Antimafia in merito ai contatti con Paolo Arata, ex consulente per l’Energia della Lega arrestato per corruzione e ritenuto vicino alla mafia

Il presidente dell'Ars Miccichè e l'assessore Pierobon

Hanno chiarito gli episodi ritenuti "dubbi"e si sono difesi punto su punto ribadendo, ognuno per la sua parte, lo stesso identico concetto: la politica ha tenuto la schiena dritta davanti ai tentativi di condizionamento. Il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè e l'assessore regionale all'Energia, Alberto Pierobon, sono stati sentiti stamani dalla commissione regionale antimafia in merito ai contatti avuti con  Paolo Arata, ex consulente per l’Energia della Lega arrestato per corruzione e ritenuto vicino alla mafia. L'indagine sul faccendiere ha portato alla luce trame a suon mazzette alla Regione per ottenere le autorizzazioni in materia energetica.

"E' compito della commissione, per  legge, occuparsi anche di corruzione non solo di mafia - ha spiegato il presidente Claudio Fava - e ci sembra naturale ascoltare non solo il presidente Gianfranco Miccichè, ma anche i tre assessori interessati (l'audizione è stata richiesta anche per l'assessore alle Attività produttive Mimmo Turano e il collega al Territorio Toto Cordaro ndr). E non crediamo ci si debba fermare a Pierobon, Cordaro e Turano: occorre sentire anche i dirigenti apicali, e non soltanto loro, di tutti i rami amministrativi". Per Fava "Ci sono cose abbastanza insolite da chiarire, che vanno oltre il fatto penale di cui si occupa la magistratura: un uso e un abuso della autorizzazione unica, un modo per sveltire e bypassare molti altri snodi amministrativi e burocratici, una contrapposizione tra cordate con diversi sponsor politici, anche esterni alla Regione siciliana, una concentrazione insolita di richieste autorizzative nei 20 chilometri che separano Alcamo da Castelvetrano".

Il presidente dell'Ars, dal canto suo, si difende. "Mi sembra che questa vicenda - ha sottolineato - sia un punto a favore del lavoro della Regione, se non dal punto di vista amministrativo, dal punto di vista politico. Mi sembra che la politica abbia avuto un atteggiamento diverso: ha incontrato ma senza avere minimamente piegato la schiena. Tutta la classe politica che è stata coinvolta in questa vicenda è una classe politica da cui non si è ottenuto nulla. E' cambiato l'atteggiamento dei politici, dell'Assemblea, nei confronti degli affaristi. E' con gioia che posso dire che il signore Arata se ne è tornato a casa con le pive nel sacco perché non ha ottenuto nulla. Un imprenditore non onesto, un imprenditore tangentista, un imprenditore legato alla mafia non ha ottenuto niente da nessun politico. Poi se ci sono state altre cose con altra gente non mi interessa. La politica ha dato un segnale importantissimo: la Sicilia sta cambiando, anche rispetto a questo tipo di atteggiamenti che prima creava enormi problemi"

Più in particolare, ha spiegato di non avere "mai incontrato Cocina con Arata, se non che nei corridoi dell'assessorato. Ero andato lì per andare a trovare Pierobon e perché non ero mai stato all'assessorato all'Energia. L'assessore mi stava facendo fare un giro e li incontrammo nei corridoi, a dimostrazione che Arata era di casa. Ho incontrato Cocina, un'altra volta, il 18 gennaio 2018 ma non mi ricordo per quale motivo ed era prima di incontrare Arata - ha aggiunto Miccichè - Io non ricordo di averli mai incontrati insieme. Ho pregato anche la mia segreteria di fare un controllo incrociato con la portineria dell'Assemblea per vedere se per caso Cocina e Arata fossero mai stati nel palazzo nello stesso momento ma non è successo".

Ha voluto allontanare da sè ogni possibile ombra anche l'assessore Pierobon: "Siri (l'ex sottosegretario ai Trasporti Armando Siri anche lui coinvolto nella vicenda Arata ndr) non è mai intervenuto. Vi dirò di più: Arata mi ha detto che poteva rivolgersi a lui per sbloccare la situazione dei comuni che rischiavano di andare in default e io gli ho detto 'grazie no'". 

"Ho parlato in generale a Musumeci - ha detto Pierobon - del fatto che mi sembrava vergognoso che i privati scappano dalla Sicilia.
Il figlio di Arata mi ha raccontato del loro socio che era andato via e così dicevo ai miei colleghi della Giunta: 'Vi rendete conto che qui
c'è gente con i soldi che va via?'. Non ne ho mai parlato nello specifico con Musumeci". 

All'assessore sono state contestate anche alcune telefonate sia con Arata ('Ci stanno prendendo per i fondelli' la frase contestata ndr) sia con l'assessore Cordaro per far sollecitare un provvedimento. "Mi rendo conto - ha ribattuto in merito alla prima - che abbiamo una differenza di linguaggio. Io volevo dire soltanto che dovevano dargli una risposta o positiva o negativa". Quando alla seconda ha spiegato che "l'assessorato ha un dovere di serietà e di rispetto dei tempi" ha risposto. "Ma lei fa così per qualunque imprenditore si presenti in assessorato?", ha incalzato Fava. "Assolutamente sì", la replica di Pierobon. E sulla celerità delle sue risposte alle richiesta di Arata ha aggiunto: "Faccio tutto subito, chi mi conosce lo sa".

E non è mancata una stoccata al colleghi della Giunta. "Avrebbero potuto avvertirmi, dirmi chi fosse Arata, di Nicastri. 'Arriva il marziano in Sicilia (l'assessore è veneto ndr), risponde a tutti'. Poco fa ho detto a Turano 'Se sapevi potevi dirmelo'".  

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