Mondello, 1.500 fasci di Posidonia oceanica per "ripopolare" la baia

Il progetto è promosso dall’associazione Castello e Parco di Maredolce, con il supporto di Biosurvey, spin off dell'Università. I promotori: "La Posidonia è danneggiata dagli ancoraggi delle imbarcazioni, con notevoli ripercussioni sulla morfologia della spiaggia"

Mondello, foto Ninni Albanese

Reimpiantare sui fondali della baia di Mondello 1.500 fasci di Posidonia oceanica, danneggiata dagli ancoraggi delle centinaia di imbarcazioni che ogni giorno vi trovano riparo, con notevoli ripercussioni sulla morfologia della spiaggia. E' lo scopo del progetto  “Riforestiamo la baia di Mondello!”, promosso dall’associazione Castello e Parco di Maredolce, con il supporto di Biosurvey, spin off dell'Università.

Il progetto sarà presentato domani alle 10 presso l’hotel Palace  Saranno presenti: Maria Prestigiacomo, assessore al Mare e alle Coste del Comune; Domenico Ortolano, presidente associazione Castello e Parco di Maredolce; Carlo Filippo Luzzu, amministratore di Biosurvey; Agostino D’Amato, presidente Consiglio di zona soci Coop Alleanza 3.0. L’incontro sarà introdotto da Giusi Scafidi, vicepresidente dell'associazione Castello e Parco di Maredolce.

I promotori dell'iniziativa spiegano che "la baia di Mondello ospita un'ampia prateria a Posidonia oceanica che garantisce acque trasparenti, l'esistenza dell'arenile e la presenza della 'sabbia rosa' tipica della zona. E' però costantemente sottoposta all'azione degli ancoraggi delle centinaia di imbarcazioni che ogni giorno trovano riparo nella baia. La scomparsa della prateria, comporterebbe notevoli ripercussioni sia sulla morfologia della spiaggia, che sulla trasparenza delle acque, con gravi ripercussioni, anche sull'indotto turistico e sulla fruizione dell'area".

Al tal fine di ripristinare e tutelare la prateria della baia, l'associazione Castello e Parco di Mare Dolce con il supporto di Biosurvey, ha realizzato un progetto finalizzato al reimpianto di Posidonia in un sito già validato in passato da attività di ricerca. Buona parte delle attività sono eseguite a terra con il coinvolgimento diretto dei giovani e del pubblico. Il progetto è interamente finanziato dai soci Coop Alleanza 3.0 attraverso la campagna nazionale in difesa dell’acqua “Io sì”, che ha sostenuto complessivamente 60 iniziative nelle regioni in cui opera la cooperativa.

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