"Le Voci di Dentro", la commedia noir di Eduardo De Filippo al Teatro Zappalà

Da venerdì 15 a domenica 17 dicembre al Teatro Zappalà va in scena "Le voci di dentro", un lavoro di prosa incredibilmente intenso, scritto dall’immenso Eduardo De Filippo.

Sospesa tra sogno e realtà, anzi, avviluppata e irretita tra il piano onirico e quello del reale, l’opera è tra le commedie di Eduardo più ricche di simboli e significati. Concepita nel 1948, “Le voci di dentro” si porta dietro gli echi tragici della guerra appena finita che ha lasciato nevrosi e disillusioni, difficoltà nel quotidiano "tirare a campare", e l'abbrutimento dell'uomo che ormai vede nell'altro un suo nemico. Di tutto questo sono testimoni i sogni inquieti che i protagonisti fanno e che ci raccontano fin dall’inizio dell’opera con scene che acuiscono il senso di mistero e di disorientamento che perdurerà durante tutta la rappresentazione. Infatti, quella che può sembrare una divertente commedia degli equivoci diventa un'acuta riflessione sull’uomo e le sue meschinità che invece di ammiccare al pubblico, lo turba.

Il filo conduttore di questa commedia, forse la più amara scritta da Eduardo, è l'incomunicabilità simboleggiata dallo zi' Nicola, l'enigmatico personaggio, che per disillusione delle cose umane ha rinunciato a parlare preferendo esprimersi con una sorta di "Codice Morse" dove i punti e le linee, sono lo scoppio di petardi. Questo personaggio è la metafora di chi, dolorosamente, vuole mantenersi estraneo e al di fuori dalle meschine vicende del mondo. Rifugiarsi quindi nel silenzio o nel sogno.

E proprio un sogno, quello di Alberto Saporito sarà l'evento scatenante della vicenda che porterà progressivamente a galla le ipocrisie, le amarezze e le meschinità dei personaggi coinvolti. Ancora una volta la famiglia, come in molti lavori eduardiani, appare come tema centrale, ma qui della “famiglia rispettabile” emerge prepotentemente un forte ritratto al vetriolo. Alberto Saporito è un apparecchiatore di feste popolari, e vive col fratello Carlo e lo zio, Nicola. Una notte sogna che i vicini di palazzo, i Cimmaruta, uccidono l'amico Aniello Amitrano e fanno sparire il cadavere. Nel sogno, lucidissimo, Alberto vede dove sono nascosti i documenti che possono incastrare i vicini. L'indomani, fatta la denuncia in questura, fa arrestare i Cimmaruta e rimasto solo in casa con il portiere Michele, cerca i documenti.

Solo allora, all'improvviso, si accorge di aver sognato il tutto e capisce il guaio che ha combinato. Ritrattata la denuncia dal commissariato di polizia, Alberto si trova ora nei guai: Il procuratore della Repubblica, insospettito, crede che egli abbia ritrattato per paura o altro. Inoltre, rischia una querela per calunnia da parte dei vicini. Quello che viene messo in moto però, in una rapida degenerazione, è un meccanismo che svelerà tutte le meschinità dei protagonisti. Carlo, il fratello, nell'evenienza dell'arresto, cerca immediatamente un compratore per tutto il materiale per l'allestimento delle feste popolari, e tenta di farne firmare ad Alberto la cessione (con pieni poteri), adducendo varie scuse. I Cimmaruta, che vengono a trovarlo uno per volta, si mostrano stranamente gentili e si accusano l'uno con l'altro cercando di salvare il resto della famiglia. Converranno, alla fine, di dover assassinare Alberto per salvarsi da un omicidio che, nel finale della commedia, si scopre, essere solamente un sogno, poiché Aniello è vivo e vegeto.

Alberto, a questo punto finale, finge di aver trovato i documenti, chiamando assassini i vicini; e spiega a cosa si riferisce: assassini della stima e della fiducia reciproche, ammettendo un omicidio come potenziale prassi, sospettando degli stessi familiari. In fondo, ammette Alberto Saporito, è compreso anche lui fra loro, senza saperlo: infatti, con quel sogno, ha inconsciamente creduto i vicini capaci di un tale crimine. Il sogno che si confonde con la realtà a volte sembra dissolvere i confini tra il reale e l’immaginario rivelando così i torbidi pensieri di tutti i personaggi. Anche per questo "Le voci di dentro", commedia introspettiva e disperata merita di essere posta tra le più significative commedie di Eduardo De Filippo. Il folto cast di bravissimi attori è composto da Franco Zappalà, che riveste i panni, che furono di Eduardo nel ruolo di Alberto Saporito, il fratello Carlo Saporito è interpretato da un giovane ed eclettico Nicolò Prestigiacomo. Insieme a loro Paolo La Bruna è Pasquale Cimmaruta, Matilde sua moglie è Silvana Di Salvo e i loro figli sono Rosario Fortunato e Rosalinda la Franca.

Rosa, ruolo che fu di Pupella Maggio è interpretata da una grandissima Grazia Zappalà, Maria, la cameriera di casa Cimmaruta è Claudia Bua. Completano il cast Paolo Tutone nel ruolo di Capa d’Angelo, Cinzia Zisa e Angelo La Franca sono i coniugi Amitrano, quest’ultimo raddoppia e interpreterà anche lo Zì Nicola, il brigadiere di polizia è Paride Cicirello. Cura la sapiente regia del lavoro Franco Zappalà. Gli allestimenti scenici sono di Giovanni Vallone, i costumi di Domenica Alaimo, Luci e Audio di Francesco Di Gesù e Giovanni Russo.

Gli spettacoli seguiranno il seguente calendario: venerdì 15 gennaio ore 17,30 - sabato 16 gennaio ore 17,30 - sabato 16 gennaio ore 21,15 - domenica 17 gennaio ore 18,00. Il costo dei biglietti è: € 20,00 intero - € 16,00 ridotto cral - € 12,00 ridotto M/R. Per contatti: Teatro Franco Zappalà – Via Autonomia siciliana 123/a – 90143 Palermo - Tel. 091 543380 - 091 362764.

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