"Le serve", dopo lo Spasimo ecco il bis: lo spettacolo sul palco del Teatro Garibaldi

Venerdì 13 e sabato 14 settembre al Teatro Garibaldi va in scena "Le serve" di Jean Genet, regia Franco Reina, con Chiara Torricelli - Solange, Alessia Boncimino - Claire e Silvia Pirrotta - La Signora. 

  • Scenografie di Franco Reina
  • con il patrocinio del Liceo Artistico Catalano di Palermo (indirizzo Scenografia) e la collaborazione di Davide Di Liberto, Ludovica Greco, Giulia Lo Monaco, Paolo Saputo, Claudia Spoto e Vittoria Spoto per la realizzazione.
  • Costumi di Lilli Ragusa e Marta Scimò
  • Musiche di Federico Pipia
  • Proiezioni: Germana Sfameli e Francesco Cinà
  • Assistenza alla regia Vittoria Spoto

Atto unico di Jean Genet, scritto nel 1946, “Le serve” è una pièce teatrale liberamente ispirata ad un fatto di cronaca. Nell’opera di Genet, Claire e Solange, due sorelle serve al servizio di Madame, recitano a turno il ruolo della serva e di Madame, mentre quest’ultima non è in casa. Un finto specchio al centro della scena, cornici lignee di forme differenti circoscrivono lo spazio della camera di Madame; piattaforme praticabili definiscono piani di altezze diverse, quasi a sottolineare il continuo gioco di equilibri instabili nella relazione malata fra i personaggi; una scala issata verso il vuoto allude alla spoglia mansarda delle serve; ai due lati della scena, su impalcature, si ergono gli abiti di Madame. In scena, nella camera da letto della loro padrona, la finzione ha inizio nel mezzo del rituale quotidiano in cui Madame deve scegliere gli abiti e i gioielli da indossare.

Chi interpreta la serva non mette in scena se stessa: Claire è Madame e Solange è Claire. Madame/Claire è la fredda ostentatrice della propria superiorità sociale, cinica e sprezzante delle sue serve e del loro mondo, basso e puzzolente; Claire/Solange, sottomessa, ma attenta e solerte consigliera nella scelta dell’abito, partecipa, nel suo immaginario, all’idealizzazione della padrona ed aspira, invano, ad un riconoscimento da parte di lei.

Madame/Claire si rispecchia in Claire/Solange; ma quanto più, con la complicità della sorella, si immedesima nella finzione, quanto più vede proiettata, attraverso l'immagine della sorella, se stessa nel suo mondo di povertà, squallore, senza riscatto, tanto più ingigantisce il suo risentimento nei confronti della padrona, ammirata sino a sentirne la smisurata distanza, l’impossibilità di esser lei. 

’incommensurabile distanza dall’ideale, che le due serve alimentano col loro gioco perverso, fanno sì che Madame incarni l’ambivalenza delle loro emozioni che si trasformano in invidia, odio e, infine, desiderio di negazione, sino al punto da metterne in scena, ma sempre invano, l’uccisione. 

Il delirio della finzione si manifesta allo spettatore tramite le intermittenze della finzione stessa, quando squarci di realtà, attraverso i gesti e le movenze, il linguaggio e le frasi, la stessa intonazione della voce delle serve, timorosa, collerica, adulante e lusinghiera, irrompe e prende il sopravvento. Nella farneticante performance del ribaltamento di ruolo, le sorelle indossano i gioielli e le vesti più belle, imitano la voce, gli atteggiamenti e si identificano nell’immagine specchiata di Madame, che ogni giorno contemplano in silenzio; e nello stesso vaneggiamento emerge, attraverso gesti e parole, l’aspetto perverso e malato della loro natura volgare e tesa verso una sterile ribellione che rende, tuttavia, il loro gioco sempre più pericoloso: un giorno denunciano l’amante di Madame con delle lettere anonime. 

La notizia che l’amante sarà scarcerato per mancanza di prove provoca nelle sorelle il timore che il loro tradimento possa essere scoperto. Si sovrappongono, così, il piano della finzione delirante e quello della realtà, si confondono nella mente delle due serve, sino a portarle a progettare di uccidere Madame con una tisana al tiglio avvelenata.

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