"Che non ci sono poteri buoni", il pensiero (anche) anarchico di Fabrizio De Andrè in un libro

Sabato 7 settembre alle ore 17:30, nei locali della Casa della Cooperazione in Via Ponte di Mare 45/47, sarà presentato il libro a cura di Paolo Finzi: "Che non ci sono poteri buoni. Il pensiero (anche) anarchico di Fabrizio De Andrè" (editrice A). 

Saranno presenti lo stesso Paolo Finzi, direttore di A-Rivista anarchica, e il giornalista palermitano Mario Azzolini per un dialogo sui ricordi personali legati a Fabrizio De Andrè. L'iniziativa è promossa dal Gruppo anarchico "Alfonso Failla" di Palermo.

Fabrizio De André (Genova 1940 – Milano 1999) si è dichiarato anarchico fin dalle sue prime letture giovanili, alle quali si accostò dopo l’ascolto dei dischi di Georges Brassens che suo padre aveva portato da Parigi. Noi della rivista “A” conoscemmo lui e Dori Ghezzi nel 1974, incontro che portò alla nascita di un’amicizia, una stima reciproca e un dialogo profondo che non si sono mai interrotti. Non è un caso che questo libro esca come numero speciale della rivista “A”, la sua preferita, che a volte nei concerti si metteva in tasca, con il logo di copertina ben visibile. 

"Noi ci occupiamo esclusivamente del suo pensiero e lo facciamo in modo plurale. Abbiamo ripreso il meglio degli articoli, saggi e interviste apparse su “A” che affrontano le mille questioni di cui si è occupato: carcere, droga, popoli nativi, omo/transessualità, zingari, maggioranze e minoranze, prostitute, guerra, ipocrisia piccolo-borghese, ecc". 

Apre il libro uno scritto di Dori Ghezzi sul proprio rapporto con l’anarchia. Sono riprodotti i testi del dossier “Signora libertà, signorina anarchia”; venti interviste realizzate da Renzo Sabatini con amici, collaboratori, “esperti” di tematiche approfondite da Fabrizio; notizie sui suoi concerti a favore degli anarchici (compresi quelli a Rimini 1975 e a Bologna 1976, di cui si sapeva poco o niente); altri scritti, testimonianze, poster, foto e disegni in parte inediti.  

"Vi è poi la riproduzione di 25 pagine del volume L’anarchia, che Dori ci ha regalato, appartenuto proprio a Fabrizio. Ogni pagina ha sottolineature e annotazioni scritte di suo pugno, che testimoniano la meticolosità della sua lettura e anche la profondità delle sue riflessioni, con un occhio alla storia e uno all’attualità. Uno strumento prezioso e inedito per meglio comprendere come lavorava".

Ancora una volta, il pensiero di Fabrizio si conferma uno scrigno, una cassetta degli attrezzi per coloro che - anarchici/che o no – vogliano riflettere, sognare ma anche cercare di realizzare un mondo migliore, per quanto possibile, di persone libere e uguali.

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