Doppio soggetto, la mostra di Antonio Catelani e Luca Pancrazzi alla Rizzuto Gallery

  • Dove
    RizzutoGallery
    Via Maletto, 5
  • Quando
    Dal 14/04/2019 al 08/06/2019
    inaugurazione ore 12 | dal martedì al sabato dalle ore 16 alle 20
  • Prezzo
    non è stato reso noto il costo d'ingresso
  • Altre Informazioni

RizzutoGallery è lieta di presentare “doppio soggetto”, mostra bi-personale di Antonio Catelani (Firenze, 1962) e Luca Pancrazzi (Firenze, 1961), artisti attivi sulla scena nazionale e internazionale già da alcuni decenni. La mostra sarà inaugurata domenica 14 aprile alle ore 12, e resterà visitabile fino all’8 giugno, dal martedì al sabato, dalle 16 alle 20. 

Antonio Catelani e Luca Pancrazzi datano il loro primo incontro e l'inizio di un fruttuoso rapporto di amicizia e intesa intellettuale sin dai tempi degli studi e dalle successive prime collettive di generazione che risalgono alla seconda metà degli anni Ottanta. La mostra si struttura in due cicli distinti di opere inedite realizzate per l'occasione che andranno a collocarsi in parallelo negli ampi spazi della galleria. Questa esposizione evidenzia il modo in cui entrambi gli artisti, per mezzo di una linearità di ricerca condotta nel tempo con rigore e sempre rinnovata sperimentazione, abbiano mantenuto una coerenza rara che dimostra come nelle opere attuali siano sempre in atto i presupposti teorici fermamente perseguiti sin dalle prime opere di molti anni addietro. 

Di Catelani saranno presenti in mostra una serie di sculture in gesso e in ceramica nera che, attraverso una intenzionale forzatura dei confini tra disegno e volume plastico, creano un cortocircuito tra ciò che è percepito dai sensi e la realtà dell'opera quale manufatto, imponendo all'osservatore un'ulteriore messa a fuoco cognitiva. Ora come allora, cioè nelle sculture degli anni Ottanta, il disegno ed il piano divengono per Catelani elementi generatori di volume e forma. 

Le piccole sculture qui esposte nascono da un processo di trasposizione e "materializzazione" di un disegno a silhouette precedentemente ricavato tracciando il profilo di una mano vera su di un cartoncino; la prima realizzata è stata la mano sinistra dello stesso artista, poi a seguire di numerosi altri, tra amici, colleghi, conoscenti. Il cartoncino ritagliato e piegato viene quindi colmato di un volume accessorio ed eccessivo che non tiene conto appieno della mano/modello naturale ma che quasi in opposizione ad essa si autorappresenta ed esalta come Volume autonomo, assurgendo al rango di "soggetto" esso stesso. Il classico processo di stampo a calco o a colaggio conferisce volume e texture alla forma finita che appare ora levigata e bianca, ora corrugata e nera. 

La forma definitiva "tri-dimensionata" assunta dall'opera appare dunque incongruente, paradossale. Sottratta a qualsivoglia naturalismo descrittivo o copia del vero questa scultura deforma la comune immagine della mano così come tutti l'abbiamo in mente e diviene origine di immagini multiple e rimandi d'ogni genere. Ci appare così in foggia di sasso, scoglio, guantone, zampa, zolla, animale, bozza di pane; altresì si generano rimandi estetici multipli, di fattura primitiva, futurista, arcaicizzante o al contrario futuribile, robotica e meccanica di Golem smontato; fino a echi formali di solenne scultura italica, di "antigrazioso" novecentesco e massiccia scultura anni Venti, o di design da fumetto, tutti indistinti e compresenti. 

Pancrazzi realizza le sue opere con un senso globale ciclico interpretabile attraverso le serie di opere che in maniera autonoma si intrecciano e si dipanano nel tempo e che individualmente sono protagoniste di una trama interpretativa più ampia. L’artista non dimentica mai l’immagine, c’è sempre un’immagine di partenza o d’arrivo, pure nei processi più astratti e formali l’immagine viene sempre evocata e rimane comunque protagonista, anche delle opere che sono presentate in questa mostra. 

Nei Paesaggi Ciclici Variati, ciclo di foto-copie dipinte applicate su tela, tornano i paesaggi-archetipo che sin dai primi anni ’80 hanno sedimentato all’interno del fare e del pensare dell’artista. La novità è rappresentata dall’inserimento di inserti reticolari, piccole gabbie che condensano brandelli di immagini, sovrapposizioni cromatiche, sempre su quei toni dei bianchi e dei grigi che costellano la personale geografia dei luoghi tanto cara a Pancrazzi, luoghi reali che perdono però la loro connotazione propriamente geografica per divenire simboli di differenti spazialità; paesaggi meta-moderni ridotti ad immagine essenziale e filtrati dal metabolismo umano e meccanico, una folla di segni ritmici, che l’artista non cerca di decodificare ma di cogliere nella loro complessità e nelle infinite possibilità combinatorie, riconoscendosi nella bassa fedeltà della riproduzione. In questo senso, la fotocopiatrice diventa lo strumento ideale per abbassare la qualità patinata della fotografia autocelebrativa, scomponendola in retini semplificati. 

Le immagini provengono dal continuo e prolifico processo di documentazione che l’artista costruisce attraverso molteplici mezzi a formare un vero e proprio archivio; una pratica quotidiana con cui l’artista documenta i paesaggi attraversati come sedimenti profondi, per immagini stampate non nella retina, ma nel fondo della memoria collettiva. Frequentemente nelle opere di Pancrazzi si viene a creare la condizione necessaria per determinare un cielo e una terra, un orizzonte dal quale emergono infrastrutture architettoniche. Nei Paesaggi Ciclici Variati l’immagine da fondo diviene fondante e la pittura costituisce la fusione col mondo della chimica e della fisica, spostando la nuova immagine finale verso un incidente creativo controllato. Il difficile controllo dei processi messi in atto fa da contraltare alla serialità pro-creativa di queste nuove immagini che si sovrappongono in tutte le stratificazioni profonde archetipiche costruendo il loro rinnovato senso mitologico.

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