A Carini un presepe per non dimenticare gli ultimi di questo mondo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Un tronco recuperato in mare al posto della capanna. Un congolese e una peruviana al posto di Giuseppe, Maria e del bambinello. Un mare in tempesta, il deserto, il verde della pianura europea. È il presepe che accoglie studenti, insegnanti e genitori della scuola "Vanni Pucci" di Carini. Un allestimento che certo non passa inosservato e che raggiunge bene lo scopo di attratte attenzione. Non ci sono Gesù né il bue né l’asinello, ma migranti, vecchi abbandonati, donne violentate, bambini soli, affamati, assetati, senza fissa dimora e simboli. L’idea è partita dagli stessi alunni della classe 5 A che hanno deciso di realizzare il presepe non in maniera convenzionale, ma quasi provocatoria per attirare l’attenzione degli altri coetanei, dei docenti, dei genitori ed invitarli ad una riflessione. "Meglio qualcosa che faccia riflettere e quindi crescere e maturare i nostri ragazzi come individui e cittadini - spiega il professore Antonio Fundarò, - piuttosto che passare con indifferenza davanti a ciò che rischia di essere a volte una semplice e rituale decorazione natalizia. Questa iniziativa evidenzia come lo spirito della solidarietà, della condivisione e dell’accoglienza, valori cristiani, sposi perfettamente quello, analogo, sancito dalla nostra Costituzione, nella quale anche la scuola pubblica affonda le radici".

A Natale è necessario attualizzare il messaggio del presepe. Non può rimanere solo valore identitario. Folcloristico, per molti. Per altri, abitudinarietà. Un primo risultato questo allestimento l’ha già ottenuto: essere motivo di riflessione e dibattito. Alcuni genitori hanno apprezzato, altri forse un po’ meno. "La volontà è quella di far riflettere sul tema della solidarietà, della violenza sulle donne e sui bambini, della povertà, dell’emarginazione, dell’accoglienza, per capire se i ragazzi di oggi sono disposti ad accogliere o meno. E quale argomento migliore può essere sollevato durante il Natale se non questo?", domanda il professore Antonio Fundarò. "I ragazzi quando entrano a scuola non passano semplicemente dal corridoio, ma restano colpiti da queste immagini che i ragazzi stessi hanno deciso di proporre al posto delle classiche statuette. Il presepe, secondo il nostro punto di vista, deve andare oltre il messaggio cristiano, senza abbandonarlo affatto, perché può essere veicolo di un messaggio di amore, pace, solidarietà". Nel presepe del "Vanni Pucci", un plesso molto attivo dell’ICS Renato Guttuso di Carini, guidato magistralmente dalla preside professoressa Valeria La Paglia, dove le porte a cui ha bussato una volta Gesù diventano, portici, case accoglienza, case di cura, porti a quali bussano oggi i migranti, ci sono anche personaggi protagonisti della cronaca recente. "Accanto al presepe gli insegnanti hanno voluto ricordare l’impegno di chi ha servito gli altri e la Costituzione anche a costo della propria vita e chi è testimone vivente di cosa possa accadere quando solidarietà, tolleranza, amicizia e collaborazione lasciano il passo all’egoismo, alla paura e all’odio», dice Antonio Fundarò. Di certo questo presepe non passa inosservato: chiunque passa da qui si ferma a guardarlo.

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