Amicizia fra i popoli, le tradizioni popolari all'Istituto Platone

Giovedì 8 ottobre alle 17 all'Istituto Platone si terrà un incontro sulle tradizioni popolari su Santa Rosalia, dal "triunfu" ai canti degli orbi. Relazione di Raffaele Foti e cuntu di Alfonso Gagliardo.

Con l'occasione desideriamo pubblicare uno stralcio tratto dal libro di Claudio Alessandri "Miscellanea" inviatoci da Anna Scorsone a cui va il nostro ringraziamento.

ROSALIA TRA MITO, LEGGENDA E TRADIZIONE POPOLARE di Claudio Alessandri

Per la stragrande maggioranza dei devoti palermitani, l’evento che li coinvolge per cinque giorni consecutivi è il “Festino” che si celebra con grande sfarzo, immancabilmente ogni anno, il 15 di luglio, data che celebra il rinvenimento della Santa su Monte Pellegrino. Molti non sanno perché il 4 di settembre si rinnova un rito che, contrariamente al “Festino” dai contenuti religiosi e ludici, offre a Santa Rosalia solo un omaggio religioso, reso pregnante dal sacrificio, non indifferente, della scalata del monte attraverso l’antica via edificata tra il 1674 ed il 1725, a celebrare la morte della “Santuzza” avvenuta, sempre secondo la tradizione, il 4 settembre 1166. Ritengo opportuno comunque, tracciare un breve ritratto della vita di questa veneratissima Santa che, dal suo rinvenimento, divenne la Patrona di Palermo “spodestando” ben quattro altre Patrone: S. Cristina, S. Ninfa, S. Oliva e S. Agata. Rosalia era una fanciulla bellissima, aveva lunghi capelli biondi e gli occhi azzurri, era una vera normanna era nata nel 1130 dalla ricca e potente famiglia dei Sinibaldi, signori del territorio della Quisquina. Come tutte le fanciulle di nobile lignaggio suo padre l’aveva promessa sposa ad un nobile suo pari, creando una nuova alleanza e apportando nuovi possedimenti da sommare a quelli già posseduti.

Rosalia però fin da giovanissima avvertì la chiamata di Gesù e si oppose al volere paterno. La rinchiuse per giorni e giorni nella stanza senza ottenere nulla, la minacciò, la maledisse, ma nulla poteva fare tornare sui suoi passi la nobile fanciulla. Temendo di essere costretta con la violenza fuggì dal suo lussuoso palazzo e trovò rifugio in una piccola grotta della Quisquina. La notizia si diffuse ben presto fra il popolo che iniziò ad andare presso la grotta per chiedere delle grazie a Rosalia, già considerata santa. La fanciulla che si era appartata per dedicare tutto il suo tempo a Dio, comprese che doveva recarsi in un luogo meno accessibile, lasciò la grotticella della Quisquina, e non vista, si arrampicò fino in vetta sul Monte Pellegrino e trovata una grotta che faceva al suo caso si rifugiò in essa a pregare e meditare in assoluta solitudine. Da quel giorno passarono tantissimi anni ed il popolo dimenticò la Romita ed il luogo dove aveva trovato riparo, si presume che sia morta giovanissima, presumibilmente nel 1166. 

Si giunse quindi al 1624. Palermo era stata colpita da una pestilenza spaventosa che aveva causato morti a migliaia, la città stava per svuotarsi dagli abitanti quando Rosalia apparve in sogno prima ad una donna del popolo e poi ad un cacciatore al quale indicò il luogo dove cercare i suoi resti mortali e, una volta rinvenuti, portarli in processione per le strade della città. Il cacciatore credette a quel sogno, salì sul monte ed aiutato da alcuni frati che abitavano nei pressi della grotta, iniziarono a scavare; la fatica fu tanta, ma alla fine vennero premiati poiché rinvennero in un primo momento un teschio che faceva un tutt’uno con la roccia e poco dopo il resto del corpo anch’esso imprigionato nella pietra. Dopo varie vicissitudini di carattere religioso burocratico i resti rinvenuti sul monte, secondo il desiderio della Santa, vennero portati in processione per le vie di Palermo ed ecco il miracolo, man mano che il fercolo passava la gente guariva ed alzatasi dal giaciglio seguiva la processione. 

I problemi di ordine ecclesiastico nacquero perché date le circostanze del ritrovamento e pur ammettendo i fatti miracolosi che avvenivano al passaggio di questi resti mortali, nessuno era in grado di attestare con certezza che quella fosse Santa Rosalia. Finalmente, dopo lunghe ed approfondite indagini, venne dato il beneplacito il 13 febbraio 1625. Nel frattempo il morbo imperversava crudelmente, bisognava intervenire sollecitamente; finalmente il 22 febbraio 1625 venne autorizzato il culto pubblico delle ossa di Santa Rosalia, rinvenute nella grotta sul Monte Pellegrino il 15 luglio 1624. Trascorsero sei mesi durante i quali venne preparata l’urna per contenere le reliquie, quindi la città in festa fece una solenne processione il 6 giugno 1625. Da quel giorno il morbo cominciò a diminuire la sua virulenza e il 15 luglio anniversario del ritrovamento del corpo di Santa Rosalia l’epidemia di peste cessò del tutto.
Claudio Alessandri

Estratto elaborato e ridimensionato dal libro delle “Leggende siciliane” di Claudio Alessandri, Edizioni Uni Service

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