Meno treni tra Palermo e Catania, la Fit Cisl: "Sicilia fuori da logiche di sviluppo"

Il sindacato denuncia il "clima di incertezza generato dal dietrofront della Regione relativo all'affidamento del servizio per 15 anni e la conseguente rivisitazione del progetto da parte di Trenitalia"

"Un cambio 'allarmante' è quello che si può definire il nuovo orario del trasporto ferroviario in Sicilia entrato in vigore nella giornata di ieri. Se da un lato sono stati inseriti i nuovi collegamenti Modica-Ragusa-Palermo dall'altro risultano cancellati diversi servizi, con un’offerta complessiva in termini di km/treno inferiore rispetto all'orario precedente. In particolare a venir meno è il servizio di due collegamenti andata e ritorno fra Palermo e Catania, il primo del giorno nel capoluogo siciliano e l’ultimo della sera dal capoluogo etneo (il 3800 e il 3813 che servivano almeno un centinaio di viaggiatori a tratta)".  A renderlo noto è la Fit Cisl. “Il tutto - dicono dal sindacato - nel silenzio più assordante della committente Regione Siciliana mentre Trenitalia tende solo a fare profitto. Il clima di incertezza generato dal dietrofront della Regione relativo all'affidamento del servizio per 15 anni e la conseguente rivisitazione del progetto da parte di Trenitalia per un affidamento di 10 anni – spiegano Amedeo Benigno segretario generale Fit Cisl e Mimmo Perrone segretario Fit Cisl Ferrovie  - , aggravato dalla mancanza di risorse aggiuntive ai 111 milioni e 500 mila euro previsti per il contratto di servizio, hanno generato nell'immediato una riduzione dei servizi offerti ai cittadini, mettendo in serie difficoltà lavoratori e studenti pendolari”. “Gli annunci del mondo politico e le prospettive di investimenti e quindi di sviluppo contenute nel piano quindicennale - proseguono i sindacalisti - lasciavano intravedere nei mesi scorsi l'opportunità per la nostra regione di dotarsi finalmente di un sistema ferroviario moderno ed efficiente sia in termini infrastrutturali che di parco rotabile, ma ancora non è così”.

Anche sul fronte dei collegamenti a lunga percorrenza è prevista una riduzione del servizio con la cancellazione di un collegamento andata e ritorno Siracusa-Roma dal prossimo 15 gennaio stabilita nel contratto di servizio universale (il 1958 e 1960 che parte alle 21.10 che collega anche Palermo alla capitale). “Treno -  dicono - sempre pieno quindi non riusciamo a comprenderne la logica”. Sul fronte del quadro infrastrutturale “preoccupa fortemente la staticità dei cantieri presenti nella città di Palermo relativi al passante e all'anello ferroviario con forti ritardi sui tempi di consegna delle opere e difficoltà perfino ad ipotizzare tempi ben definiti anche per il raddoppio Fiumetorto-Ogliastrillo e il potenziamento Palermo-Agrigento, senza dimenticare la linea Palermo-Trapani via Milo sospesa dall'esercizio nel febbraio 2013 per gravi carenze infrastrutturali e i relativi interventi correttivi fermi ancora alla fase di progettazione preliminare. Pesa poi l'assenza di certezze per il raddoppio Giampilieri - Fiumefreddo, il Nodo di Catania e la riattivazione della Calatagirone-Gela chiusa da maggio 2011. Aspettiamo inoltre l’inizio dell’avvio dei cantieri sulla Catania-Palermo”.

Benigno e Perrone aggiungono “anche l'ultimo Governo nazionale non ha esitato a lanciare annunci sul ponte sullo Stretto ritenendola un'opera prevalentemente ferroviaria, continuando a non prendere in considerazione la possibilità di uno sviluppo ed ammodernamento dell'attuale sistema di attraversamento con un semplice piano di rinnovo della flotta navale. Insomma un quadro generale davvero sconfortante che va in netta controtendenza al resto del Paese e dell'Europa in termini di strategicità del prodotto treno per lo sviluppo sociale sostenibile del territorio”. ù

Dalla Fit Cisl aggiungono “Assistiamo a uno scenario che rischia di consolidarsi definitivamente con un 'azienda, il Gruppo FS, che vede rinforzare il suo ruolo di leader nel trasporto pubblico locale nel resto del Paese, facendo leva appunto anche sui contratti di servizio stipulati con le Regioni, vincolando gli investimenti in autofinanziamento sul materiale rotabile a un clima di certezza contrattuale e il nostro mondo politico regionale indifferente di fronte all'ennesima perdita di opportunità di innovazione e sviluppo della nostra isola”. “Non è concepibile – concludono -  che solo sciagure come il crollo di un pilone di un viadotto autostradale riescano a portare attenzione della politica di tutti i livelli verso il sistema di trasporto ferroviario, anche in ottica di sviluppo dei flussi turistici è arrivato il momento in cui la Regione e la politica, con il Presidente Crocetta in testa, passino davvero dalle parole ai fatti”.

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