Corte Ue boccia Palermo sulla mobilità: "Tanti milioni spesi, ma mezzi pubblici vuoti"

Secondo la relazione dei giudici contabili, i progetti finanziati con fondi europei per bus, metro e tram non hanno sortito i risultati attesi. Una critica che riguarda casi simili anche in Germania, Spagna e Polonia

Oltre 600 milioni di euro investiti per potenziare i trasporti pubblici. Ma "il numero effettivo di utenti è risultato significativamente inferiore a quello programmato". E' quanto scrive la Corte dei conti Ue in merito all'uso dei fondi europei per la mobilità sostenibile da parte di Napoli e Palermo. E se al capoluogo siciliano viene riconosciuto almeno di aver ridotto l'inquinamento urbano, per la metropoli campana la bocciatura è totale: pochi passeggeri e smog sopra i limiti consentiti.  

La critica è contenuta in un report che analizza l'uso dei fondi Ue per il miglioramento dei trasporti urbani in otto città di quattro Paesi membri. Oltre ai due centri italiani, ci sono anche Amburgo e Lipsia in Germania, Barcellona e Madrid in Spagna, Varsavia e Lodz in Polonia. Nella stragrande maggioranza dei casi, la Corte ha rilevato problemi nell'attuazione e nell'efficacia dei progetti di mobilità sostenibile.

Su Napoli e Palermo le criticità hanno riguardato innanzitutto i "notevoli ritardi" nell'attuazione dei progetti. La relazione dei revisori  esamina i lavori per la linea 1 della metropolitana e l'acquisto di nuovi autobus a Napoli, con costi rispettivamente di 573 e 14 milioni di euro, di cui 430 e 11 da fondi Ue. A Palermo, i revisori hanno esaminato la costruzione della linea del tram e l'acquisto di autobus nuovi, con 137 e 11 milioni di euro stanziati (103 e 8 dall'Ue). Al di là dei ritardi, una volta che "i progetti sono stati completati, il numero effettivo di utenti è risultato significativamente inferiore a quello programmato", scrive la Corte. Nonostante l'acquisto di nuovi bus, inoltre, sia nel capoluogo campano che in quello siciliano l'età media del parco vetture è aumentata dal 2013 al 2018 da 12,1 a 13,4 anni per Napoli e da 10,3 a 12,4 anni per Palermo. 

Nel caso dell’estensione della linea della metropolitana a Napoli, "le autorità locali non hanno indetto per tempo gli appalti per i nuovi treni della metropolitana - si legge ancora nel report - Di conseguenza, lo stesso numero di treni si è trovato a dover servire una linea più lunga, con conseguente riduzione della frequenza e del livello dei servizi". A Palermo, invece, la linea di tram "era stata progettata, sin dall’inizio, in modo tale da essere dipendente da altri progetti di trasporto gestiti da altri operatori. Il progetto era quindi esposto al rischio di ritardi nell’attuazione degli altri progetti, come è poi avvenuto. L’efficacia del progetto è stata inoltre limitata dalla mancata introduzione di un sistema tariffario integrato che coinvolgesse i diversi operatori, per cui i passeggeri dovevano acquistare più biglietti per raggiungere il centro della città con il tram", conclude il rapporto.

Come dicevamo, le critiche dei revisori non riguardano solo le due città italiane, ma l'intera spesa Ue per la mobilità sostenibile tra il 2014 e il 2020. Una spesa che ha superato i 16 miliardi di euro. A fronte di questi investimenti, secondo la Corte, "non si intravedono chiari segnali di un radicale cambiamento di approccio da parte delle città", si legge nelle conclusioni del report. "Anche se le città hanno adottato una serie di iniziative per aumentare la qualità e la disponibilità dei trasporti pubblici, in genere l’uso dell’auto privata non si è significativamente ridotto", si legge ancora. Inoltre, "nonostante un lieve miglioramento di alcuni indicatori della qualità dell’aria, molte città superano ancora i valori minimi di qualità dell’aria fissati dell’Ue. Le emissioni di gas a effetto serra prodotte dai trasporti su strada sono costantemente aumentate. Gli spostamenti con i trasporti pubblici spesso richiedono più tempo rispetto a quelli con l’auto privata". 

Secondo una relazione della Commissione del 2019, il costo totale dei trasporti per la società nell’UE è stimato a 987 miliardi di euro, includendo i costi ambientali (44%), i costi dovuti agli incidenti (29%) e i costi della congestione (27%). Per quanto riguarda il trasporto di passeggeri, le auto private rappresentano un costo di 565 miliardi di euro rispetto ai 19 miliardi stimati per autobus e pullman. Le imposte (sul carburante e sulla proprietà dei veicoli) e i pedaggi pagati dagli utenti di auto private coprono poco meno della metà di tali costi, ossia 267 miliardi di euro. Per quanto riguarda l'impatto sull'ambiente, anche se le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite tra il 1990 e il 2017 nella maggior parte dei settori europei, quelle prodotte dai trasporti sono aumentate. 

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Fonte: EuropaToday

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