Randazzo, gli uffici amministrativi "volano" a Bologna: 50 dipendenti a rischio

Dopo l'acquisizione da parte di Avanzi, della holding Gran Vision, sorgono i primi problemi. Il gruppo vuole chiudere gli uffici di Palermo e spostarli in Emilia. Dai sindacati: "Garanzie per chi lavora qui da oltre 20 anni"

Foto archivio

Lavoratrici e lavoratori dell’azienda Randazzo pronti allo sciopero. Ad appena sei mesi dall’acquisizione da parte di Avanzi, facente parte della holding olandese Gran Vision, i dipendenti della sede amministrativa della società si ritrovano a dover fronteggiare la chiusura degli uffici di Palermo. Una decisione motivata dalla ristrutturazione aziendale e dal trasferimento a Bologna, dove ha peraltro sede Avanzi, con cui la Randazzo si fonderà entro il prossimo mese di giugno. “Una grave perdita per la nostra città, la chiusura della sede amministrativa – dichiarano Monja Caiolo, segretario generale Filcams Cgil Palermo, e Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani - non solo vede l’abbandono del nostro territorio, con il cuore dell’azienda che si sposta in altro sito, ma pone il rischio concreto che tutti coloro che non potranno accettare il trasferimento a Bologna si troveranno senza lavoro”.

Il trasferimento della sede amministrativa a Bologna mette a rischio il mantenimento di circa cinquanta livelli occupazionali, motivo per cui è stato proclamato lo sciopero a oltranza a partire dal 17 dicembre, con contestuale sit in di protesta (dalle ore 9 alle 18 in via Ruggero Settimo). “Nei tre incontri avuti con l’azienda, abbiamo dimostrato la massima disponibilità - continuano le sindacaliste - a valutare ogni iniziativa possibile finalizzata a rendere meno traumatica questa riorganizzazione aziendale, ma la stessa disponibilità non è stata mostrata dall’Azienda".

Facilitazioni per coloro che hanno dato la disponibilità al trasferimento, ma soprattutto ricollocazione e mobilità incentivata con il requisito della volontarietà per chi non può nemmeno sperare per la ricollocazione nei punti vendita. Queste le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali. "Per l’azienda l’obiettivo è Bologna, tutto il resto è solo contorno: per noi - aggiungono Cajolo e Calabrò è essenziale l’esatto opposto. E’ necessario trovare soluzioni per chi, dopo anche oltre 20 anni di attività in Randazzo, non è nelle condizioni di potersi trasferire. E per assumere soluzioni concrete sono necessari i documenti che l’azienda non ha mai voluto portare al tavolo: piano industriale, andamento economico della rete vendita, pianta organica degli uffici di Palermo, Milano e Bologna, visto che convergeranno tutti su Bologna",

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