Scioperano 11 giorni, finiscono in Tribunale: "Nei guai per aver difeso il nostro lavoro"

I 40 lavoratori di Fincantieri, con indosso le tute blu, hanno testimoniato davanti alla seconda sezione penale del Tribunale per aver incrociato le braccia nel 2011 (quando una commessa da 70 milioni venne affidata a Genova invece che a Palermo)

Hanno testimoniato questa mattina, davanti alla seconda sezione penale del Tribunale, i 40 lavoratori di Fincantieri Palermo sotto processo per lo sciopero di 11 giorni che si svolse a Palermo a partire dall'11 luglio 2011. Dopo aver ascoltato i vigilanti di Fincantieri e l'ex direttore, oggi il giudice Sabrina Argiolas ha sentito la replica degli operai di Fincantieri, protagonisti dello sciopero,  che si sono presentati in tuta da lavoro. 

Furono solo 40 gli operai denunciati da Fincantieri, su un totale di 560 dipendenti e di mille lavoratori dell’indotto che avevano partecipato allo sciopero unitario di Fiom, Fim e Uilm. Dei 40 lavoratori imputati, 38 sono iscritti alla Fiom Cgil (uno è deceduto). Ad assisterli è l'avvocato del sindacato Fabio Lanfranca. “Fu uno sciopero molto impegnativo, sia in termini economici che fisici, passavamo anche le notti in fabbrica a scioperare - dichiara Francesco Foti, Fiom Cgil, dipendente Fincantieri all’epoca dei fatti, ex Rsu, oggi componente della segreteria provinciale del sindacato, che ha testimoniato assieme ai suoi compagni di lavoro -. Il rischio di licenziamento per gli operai dell'indotto era dietro la porta e per i dipendenti Fincantieri era prevista la cassa integrazione a zero ore”.

“Di fatto – aggiunge Foti - era iniziato lo smantellamento dello stabilimento. Abbiamo lottato in maniera civile, con gli strumenti previsti dal nostro ordinamento, con i sit-in e lo sciopero, e c'è costato soldi, vita e fatica. Oggi ci ritroviamo sul banco degli imputati. Solo noi della Fiom: perché? Presi di mira, per avere chiesto lavoro, occupazione e sviluppo. Difendevamo il posto di lavoro e la sopravvivenza della più grande industria di Palermo”.

Lo sciopero scattò per protestare contro il mancato arrivo a Palermo della commessa da 70 milioni di euro per la riparazione della nave Costa Romantica, affidata all'improvviso, anziché a Palermo, al cantiere Mariotti di Genova. L'azienda comunicò che a Palermo sarebbe iniziata la cassa integrazione a zero ore. E nell'indotto erano pronti licenziamenti a raffica. Dopo i primi tre giorni di sciopero, l'assemblea si trasformò in occupazione della fabbrica. I presidi, le manifestazioni, il picchettaggio continuarono fino a quando l'azienda comunicò alle Rsu l’arrivo di una commessa, la trasformazione della nave Acqua Marina, che avrebbe dato lavoro allo stabilimento palermitano e all'indotto per 18 mesi. 

Anche la Chiesa, col vescovo Romeo, scese in campo per difendere il lavoro e l'occupazione e una fiaccolata attraversò le strade di Palermo con l'adesione di migliaia di cittadini, lavoratori e con le istituzioni. Subito dopo, arrivarono le denunce di Fincantieri contro 40 dipendenti (di cui 39 iscritti alla Fiom) su un totale di 560 lavoratori di allora e più di un migliaio dell’indotto. Il processo è iniziato nel 2014.

“E’ davvero singolare che in questo Paese i primi a finire sotto processo sono i lavoratori che lottano per il proprio futuro e quello delle loro famiglie e  che non si arrendono di fronte a una condizione che continua a vedere il Sud deprivato del lavoro – dichiarano Angela Biondi, segretario generale della Fiom Cgil Palermo e Fabrizio Potetti coordinatore nazionale Fiom per Fincantieri - La protesta di Palermo fu unitaria, di Fiom, Fim e Uilm insieme, ed è paradossale che gli imputati siano tutti iscritti alla Fiom”.

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