Il lavoro c'è, i lavoratori no: a Palermo mancano cuochi e camerieri ma anche autisti

A fotografare il paradosso è la Cgia di Mestre. Le assunzioni previste sfumano per impreparazione dei candidati o, addirittura, perchè nessuno risponde agli annunci. I dati per area geografica

Il lavoro c'è, i lavoratori no. O, per dirla in termini economici, l'offerta di lavoro supera la domanda. A fotografare il paradosso è la Cgia di Mestre. Secondo l'elaborazione effettuata dall'Ufficio studi dell'associazione (indagine condotta sulle entrate programmate dagli imprenditori a gennaio 2020 dall'Unioncamere-Anpal, sistema informativo Excelsior), il 32,8% delle assunzioni previste sono di difficile reperimento a causa dell'impreparazione dei candidati o, addirittura, per la mancanza degli stessi. Numeri su scala nazionale, ma Palermo non si discosta dal trend. Sulle 5.230 assunzioni possibili in città, resta vacante il 23 per cento. Commessi nei negozi, cuochi, camerieri e conducenti di mezzi di trasporto le figure per le quali ci sono maggiori difficoltà.

In Sicilia le assunzioni previste a gennaio erano 19.250. Di queste oltre il 23% non ha avuto candidati adatti, circa il 10% non ha avuto risposta, cioè non c'era nessuno a offrirsi per quel posto. In altri casi hanno risposto candidati non preparati. 
 
"L'offerta di lavoro si sta polarizzando - afferma il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo - da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall'altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano e solo in parte vengono coperti dagli stranieri".

Ci sono ovviamente differenze sostanziali a livello geografico. A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nordest. Se nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1 per cento sul numero delle assunzioni previste, a Trieste è il 45,5, a Vicenza il 44,6, a Pordenone il 44,2, a Reggio Emilia il 42,7, a Treviso il 42,3 e a Piacenza il 40,5.
 
Sebbene al Sud la difficoltà a trovare i profili richiesti dalle aziende sia ovviamente inferiore rispetto al Centro-Nord, la percentuale media di difficile reperimento è comunque al 27,5 per cento, con punte del 35,7 per cento a Chieti, del 34,4 per cento a Teramo, del 32,5 a Siracusa, del 32,2 a Potenza, del 31,7 a Taranto, del 31,6 a L'Aquila e del 30,6 a Cagliari. Analizzando l'elenco delle professioni di difficile reperimento, emerge che in tutte le principali province del Sud (Bari, Catania, Caserta, Foggia, Lecce, Messina, Napoli, Palermo e Salerno), le imprese faticano a trovare sul mercato cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici e, in particolar modo, conduttori di mezzi di trasporto, ovvero gli autotrasportatori.

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Più in generale, comunque, il nostro mercato del lavoro presenta un grande paradosso che non è riscontrabile tra i nostri principali competitors presenti in Europa. Pur avendo un numero di diplomati e di laureati tra i più bassi di tutti i paesi Ue, gli occupati sovraistruiti presenti in Italia sono poco meno di 6 milioni, il 24,2 per cento degli occupati totali e il 35 per cento degli occupati diplomati e laureati. Negli ultimi anni questo fenomeno è aumentato per due motivi: pur di lavorare molte persone hanno accettato una occupazione meno qualificata del titolo di studio conseguito e il disallineamento esistente tra le competenze richieste e quelle possedute.
 

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