Mezzogiorno, Armao: "Piccole imprese in asfissia finanziaria"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Si è svolto stamani, presso la sala Mattarella dell’Ars, il convegno organizzato da Cna Sicilia, Unifidi, Regione Siciliana e Artigiancassa su “Mezzogiorno e Imprese. Il ruolo delle Regioni e dei Confidi”. Diversi i relatori che si sono avvicendati, moderati dal giornalista Antonio Giordano: Nello Battiato, Piero Giglione e Maurizio Merlino di Cna Sicilia; Giuseppe Cascone, vicepresidente di Cna nazionale; Gianpaolo Miceli, presidente di Unifidi; Leonardo Nafissi, consulente e già direttore di Fedart; Luca Celi, presidente di Cofidi Puglia; Fabio Petri presidente di Artigiancassa; l’assessore regionale dell’Economia Gaetano Armao e il presidente di Assoconfidi Sicilia, Rosario Carlino.

Riflessioni e spunti per proposte concrete a tutto vantaggio del tessuto imprenditoriale regionale: la parola d’ordine è stata quella di intervenire subito per essere operativi, sulle risorse già previste, a partire dal 2020. I numeri mostrati al pubblico – questo il filo rosso che ha accomunato gli interventi dei relatori – hanno evidenziato una stretta al credito per le piccole imprese, che rappresentano più dell’80% del tessuto economico nazionale. Armao ha parlato di vera e propria 'asfissia finanziaria' e le concentrazioni e i grandi gruppi cui le banche hanno sempre più guardato nel corso degli ultimi anni hanno portato oggi a ritenere che "piccolo è brutto: da qui la difficoltà, in Sicilia, per le piccole realtà imprenditoriali di ottenere credito. Chiederemo al governo nazionale – ha dichiarato Armao – di ripristinare la lettera r) per la controgaranzia sul Fondo Centrale di Garanzia, abolita dal “decreto Crescita”, ricordando che oggi più che mai occorre fare sistema" tra imprese, confidi, associazioni di categoria, Regione e banche, come nel caso della Puglia, esempio virtuoso testimoniato da Luca Celi.

I confidi sono "ossigeno per le piccole imprese – ha precisato Giuseppe Cascone – e la loro mission non è solo economica ma anche sociale". Il loro ruolo è fondamentale in una cornice economicamente depressa come quella siciliana. "A dircelo – ha precisato Rosario Carlino – sono Banca d’Italia, l’Osservatorio regionale sul Credito, lo stesso Fondo Centrale di Garanzia: senza i confidi, un’ampia fetta di piccole imprese e di operazioni di finanziamento per importi fino a 70.000 euro nella regione sarebbero lasciati al loro destino, perché poco appetibili per le banche". E aggiunge: "Nell’ultimo bollettino di Banca d’Italia emerge con chiarezza il gap tra Nord e Sud: gli interessi sui prestiti che paghiamo nella nostra regione sono il doppio rispetto a quelli pagati, ad esempio, in Piemonte o in Valle d’Aosta. Un paradosso che accentua ancor di più la grave situazione economica e la condizione dei nostri imprenditori: in regioni più ricche il costo del denaro è inferiore che in regioni in affanno o depresse, come la Sicilia, dove è maggiore". Per i relatori non è più prorogabile la riforma dell’intero settore dei confidi, una modifica dei criteri di accesso al credito, una rivalutazione della recente abrogazione della lettera r) che permetterebbe di accedere ai finanziamenti garantiti dal Fcg e controgarantiti dai confidi per operazioni fino a 150.000 euro e, infine, un utilizzo delle risorse europee e regionali già accantonate e quelle frutto di futura programmazione per finanziamenti a costo zero e tranched cover.

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