Il popolo dei call center si mobilita, da Palermo a Roma per “dire basta”

Il prossimo 4 giugno è prevista una manifestazione generale nella capitale. I lavoratori di tutta Italia si riuniranno per chiedere più attenzione al Governo sulla crisi e sul fenomeno delle delocalizzazioni e gare al massimo ribasso. Partita la "gara di selfie"

Il "selfie" di Sergio Calogero

Manifestazione generale dei call center di tutta Italia per il prossimo 4 giugno a Roma. I lavoratori provenienti da ogni parte della penisola si riuniranno in piazza della Repubblica e daranno vita ad un corteo per chiedere più attenzione al Governo sulla crisi che sta investendo il settore a causa dell’ormai diffusissimo fenomeno delle delocalizzazioni e delle gare al massimo ribasso.

Anche a Palermo i lavoratori dei call center si stanno mobilitando per raggiungere in massa la Capitale. Diversi i pullman, messi a disposizione da Almaviva, che partiranno alla volta di Roma. Anche se ancora non si hanno informazioni sul numero e luogo di partenza. Intanto è scattata la "gara di selfie": centinaia di dipendenti dell'azienda (insieme ad amici e familiari) si sono fotografati con un cartello colorato per promuovere la manifestazione. A Catania invece i lavoratori hanno dato vita ad un flash mob.

“E’ arrivato il momento di dire basta!”. Questo lo slogan che la Cisal Comunicazione sta condividendo da diversi giorni per sensibilizzare le istituzioni e tutto il comparto. “Diversi negli anni – si legge in una nota - sono stati gli appelli, sia alle istituzioni, sia a tutti gli attori in causa, che però non hanno mai avuto delle vere risposte e che hanno lasciato migliaia di famiglie (80.000 stimate in Italia), alle prese con un futuro incerto e con la precarietà del posto fisso. Solamente in Sicilia i call center impiegano circa 9.000 lavoratori tra i 25 e i 50 anni”.

“Il settore – dichiara il segretario provinciale Salvo Montevago – di fatto ha creato una generazione di precari a tempo indeterminato, lavoratori costretti a sopravvivere con stipendi da fame e che da diversi anni si trovano nel bel mezzo di una guerra economica di settore, che avvalendosi delle continue delocalizzazioni e delle gare al massimo ribasso, riducono sempre più tutele e salari. Una situazione questa che ormai è diventata insostenibili per le aziende e di conseguenza per i lavoratori che continuano a vedersi ridurre salari e tutele per contrastare questi fenomeni, una sorta di delocalizzazione dei diritti al contrario”.

“Un costo del lavoro che strangola il settore – afferma invece Sergio Calogero, Segretario Provinciale Cisalcom Catania - e che in un territorio come il nostro, quello siciliano, già martoriato da una disoccupazione dilagante, continua ad infierire sui lavoratori inermi, pesanti le ricadute anche in termini psicologici, riceviamo continuamente sfoghi e frustrazioni di lavoratori che non riescono più a concepire un futuro o a realizzare le primarie esigenze sociali, quali la famiglia o riuscire a pagare un affitto”.

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