Disoccupazione alle stelle, ma non c'è personale qualificato e chi parla inglese: il caso Club Med

Si cercano pasticcieri, pizzaioli, elettricisti, idraulici, saldatori, manutentori. Aziende a caccia di addetti nel settore della ristorazione e del turismo che sappiano le lingue straniere. Il paradosso al centro del congresso regionale della Uiltucs, Flauto: "Formazione da riformare"

Foto archivio

Con la disoccupazione alle stelle, ci sono imprese che non riescono a trovare personale qualificato. Pasticcieri, pizzaioli, elettricisti, idraulici, saldatori, manutentori sono i lavoratori più ricercati. Richiestissimi anche camerieri e commis di sala che sappiano parlare inglese, francese e tedesco. 

Ristorazione e turismo - soprattutto le strutture ricettive a più stelle - sono i settori dove emergono le maggiori difficoltà a reperire personale che conosca le lingue straniere. Un caso emblematico è quello del Club Med: in vista della riapertura del resort di Cefalù, destinato a un turismo di alta gamma (è infatti il primo "cinque tridenti" nel Mediterraneo e in Europa), la nuova proprietà è andata letteralmente a caccia di profili professionali - manager del food and beverage, responsabili di boutique e di ristoranti, barman, addetti alla lavanderia, tecnici del suono, tra gli altri - da inserire "all'interno di un contesto internazionale". Che, come tale, necessita di un requisito fondamentale: "La perfetta padronanza delle lingue straniere".  

"Proprio in vista della riapertura del Club Med avevamo siglato un accordo con i circa 70 lavoratori per garantire loro il diritto di precedenza in caso di assunzione. La nuova formula con cui ha aperto il villaggio, un 'cinque tridenti' che punta all’alta qualità, richiede una serie di professionalità e competenze che ribadiscono la necessità, non più rinviabile, di riformare il nostro modello di formazione. E' ormai arcaico e non più corrispondente alla realtà e soprattutto alle richieste del mondo del lavoro". Così Marianna Flauto, segretario generale della Uiltucs Sicilia, nel corso dell'undicesimo congresso regionale del sindacato che raggruppa i lavoratori dei settori del turismo, del commercio, della vigilanza, della cooperazione e dei servizi. 

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Durante il congresso, che porterà domani al rinnovo delle cariche regionali, si è sottolineato l’ennesimo paradosso siciliano in tema di lavoro. Un paradosso, quello della mancanza di figure specializzate e di lavoratori in possesso di conoscenze linguistiche, che "suona" ancora più beffardo in un contesto socio-economico allarmante. Come dimostrano i dati sul tasso di disoccupazione. "A preoccupare di più - ha affermato Flauto - è la percentuale di disoccupazione giovanile in Sicilia: 57,2%. Dato che fa il paio con quel fenomeno che rappresenta il rovescio della medaglia, ovvero il tasso di migrazione giovanile dalla Sicilia verso il nord del Paese o il nord Europa". Nell'ultimo anno 25mila siciliani hanno lasciato l’Isola: 12 mila sono giovani, molti dei quali ad elevata qualificazione.
 

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