"Fare impresa è un'impresa", gli ingredienti del successo tra hi-fi e sushi

Intervista a Vincenzo Cefalù, imprenditore nel mondo dell'hi-tech e dell'home cinema con la passione per il cibo orientale. Dal 1998 prosegue l'attività avviata dal padre, credendo che "mantenere alta la qualità sia uno dei suoi segreti"

Il punto vendita iLove Pick Up

"Fare impresa è un'impresa". Comincia così il racconto di un imprenditore palermitano che, tra progetti futuri ed excursus nel passato, spiega quanto sia difficile avviare o mantenere un'attività nella nostra terra, dove ciò che dovrebbe essere l'ordinario risulta un ostacolo, a volte insormontabile. Abbiamo incontrato Vincenzo Cefalù, "figlio d'arte" nel mondo delle soluzioni tecnologiche per la casa, della domotica e dell'intrattenimento di qualità nel focolare domestico.

Come comincia la tua attività imprenditoriale?

"E' iniziato tutto nel 1998, quando subentro a mio padre nella gestione di Pick Up Hi-Fidelity, negozio che dal '70 si occupa della realizzazione di impianti hi-fi o di home cinema. Ho proseguito il lavoro fatto da mio padre, Nino, che con capacità e fortuna è riuscito a cavalcare il boom di questo mercato. Ma quella - spiega con un pizzico di nostalgia - era un epoca completamente diversa. Coi tempi che corrono, riusciamo ad andare avanti grazie alla fidelizzazione dei clienti, al servizio loro offerto clienti ed alle capacità dei miei lavoratori".

Le cose ti saranno andate bene, dato che poi ha aperto un punto vendita.

"Credo che sia importante investire nelle proprie risorse se si ha un buon progetto. Nel 2010 sono riuscito a trovare lo spazio per un'altra idea, o per quello che si può considerare il figlio naturale di Pick Up: mantenendo una linea essenziale e ricalcando lo stile dei più famosi store dell'azienda di Cupertino, ho aperto iLove, un luogo di culto per tecnofili dove è possibile trovare mobile devices e accessori, entrati di prepotenza nella nostra vita quotidiana".

Il nome dell'ultimo arrivato da cosa deriva?

"Viene sostanzialmente dall'amore per il settore e per questo lavoro. In quaranta anni abbiamo seguito sempre questa linea e credo sia la nostra forza. Poi bisogna sapere essere bravi e coraggiosi nel trovare soluzioni razionali ai problemi. Arrivando nel punto vendita i clienti-fruitori non troveranno nulla in vetrina, se non il negozio stesso. I protagonisti sono loro e gli apparecchi che trattiamo".

Nonostante la crisi, come ti sei ritagliato la tua fetta di mercato?

"L'idea alla base del negozio è fresca e innovativa. Ha fatto subito breccia nel 'cuore' dei palermitani, così come in quello di altri imprenditori - spiega Vincenzo -. Alcuni di loro, milanesi, hanno notato il successo del punto vendita e mi hanno proposto di aprire una catena in franchising. Purtroppo mi capita di parlare anche con altri, che mi raccontano come la terra gli si sgretola sotto i piedi. Bisogna resistere. Poi - conclude - ritengo fondamentale riuscire a mantenere alto il livello del servizio offerto al cliente, convinto che questo principio possa fare la differenza rispetto a tanti altri. Infatti mi 'lamento' quando un cliente mi chiede lo sconto di 5-10 euro dopo che due miei operai sono rimasti più di mezza giornata a casa loro per fare un lavoro coi controfiocchi".

L'avvento dei grandi centri commerciali ha dato una mazzata ai negozi tradizionali?

"Non credo, si possono trovare gli stessi prodotti ma non gli stessi servizi. Il tessuto economico locale è costituito in grande maggioranza da piccole e medie imprese. Come sempre, la grande distribuzione organizzata è relegata alla periferia. Teoricamente si dovrebbe decongestionare il centro storico, quello che l'amministrazione avrebbe il dovere di valorizzare maggiormente".

Dalla tecnologia al cibo. Come mai hai aperto anche un sushi bar?

"Ho aperto quel locale quattro anni fa. Il tutto è nato da una cosa considerata innovativa per l'epoca: il take away di questo raffinato cibo che, per quanto di nicchia, riscontra grande successo fra i palermitani. Ho avuto alcuni contatti con la catena nazionale Sosushi e allora ho deciso di farci un pensierino. Riusciamo a garantire un'ottima qualità mantenendo comunque contenuti i costi".

Al riguardo cosa ricordi positivamente e cosa negativamente?

"Il lato tragico riguarda la burocrazia, parecchio assillante quando parliamo del settore alimentare. Di positivo c'è tutto il resto. Quel sushi bar ha qualcosa di fantastico dal punto di vista emozionale".

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