Termini, vertenza Fiat: "Si va verso un tragico epilogo"

Il consigliere comunale di Termini Imerese Dario Turturici: "Suggerisco alle parti sociali di intraprendere una class action"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

ProtestaFiat_piazzaIndipendenza  © TM NewsInfophoto (3)-2Come nella peggiore delle tradizioni italiane la vertenza FIAT di Termini Imerese sembra avviarsi ad un tragico epilogo. La giornata di ieri è sembrata surreale, infatti, a fronte di un azione Parlamentare dell’Assemblea Regionale attraverso la quale si impegnava il Governo Lombardo a recepire le norme dell’ultima legge di stabilità in merito alle zone a burocrazia zero per Termini Imerese, si consumava la tardiva, e per questo irresponsabile, presa d’atto da parte del Ministro Passera del fallimento del progetto DR Motor che doveva rilanciare la zona industriale di Termini Imerese. I tempi che hanno accompagnato le esigenze della casa molisana sono sicuramente addebitabili all’ advisor Invitalia in modo del tutto negativo. Rispetto a ciò, ammetto, che cosi come il Governatore Lombardo ha dubitato sul fatto che qualcuno ha voluto boicottare il piano DR M., ho la negativa sensazione che qualche esponente della politica nazionale ha fatto da sponsor ad un proposta industriale, che si è rivelata del tutto rovinosa, solo per un mero calcolo di tornaconto elettorale.

Se cosi dovesse essere e se fossi al posto di Di Risio, non esiterei un solo istante a indicare nomi e cognomi degli autori di tale criminoso disegno, perpetrato alle spalle dei lavoratori che vedono ridotti al lumicino le proprie speranze, quanto meno per salvare la propria credibilità e scongiurando la definitiva e irreversibile crisi nella quale, verosimilmente, la sua azienda sarà trascinata. Ciò detto, ritengo un diritto dei lavoratori, della comunità Imerese e di tutte le amministrazioni del comprensorio andare affondo nella questione per capire cosa sia successo e come si vuol procedere adesso, non fosse altro che per un richiamo alla trasparenza che ad oggi è sembrata un optional rinunciabile per tutta questa triste vicenda. In tal senso vorrei sommessamente suggerire alle parti sociali di valutare l’opportunità di intraprendere una CLASS ACTION per chiedere i danni economici che hanno subito e che continuano a subire i lavoratori, contro chi ha, ancora oggi, il compito di trovare le adeguate soluzioni per il rilancio industriale del nostro territorio, coinvolgendo i rappresentanti di categoria delle piccole e medie imprese locali, i quali devono immancabilmente far sentire la propria voce perché le ripercussioni economiche dell’ormai infinita vertenza ricadono anche su di loro.

Per quanto riguarda noi amministratori, dobbiamo prendere atto dell’evoluzione negativa della questione e affrontarla con le giuste prese di posizioni, prima fra tutte l’insediamento di un tavolo di crisi permanente che comprenda i rappresentanti delle istituzioni che lo scorso 2 giugno hanno affollato la piazza Duomo di Termini Imerese. Pur volendomi sforzare a non indicare colpevoli non posso fare almeno di stigmatizzare il timido approccio che il Governatore Lombardo, ormai senza alcuna credibilità politica, ha esercitato nei confronti delle istituzioni preposte quale garante dei lavoratori e di un intero territorio, non realizzando che non bastava solo impegnare la Regione economicamente per la causa. Per tale ragione, confidando nella serietà che ha mostrato quale persona di alto profilo e di spiccate capacità gestionali, chiedo all’Assessore Marco Venturi di abbandonare la nave di un Governo in rotta di collisione con l’intera Sicilia e di prendere le distanze da tutti coloro che hanno cercato di strumentalizzare il suo ruolo cercando di vestirlo con un abiti agli stessi convenienti e ad egli poco confacenti.
Infine,secondo il mio parere, è ineluttabile che il metodo fallimentare con cui il Ministro Passera ha trattato la vertenza in oggetto e che oggi si è palesato col naufragio dell’accordo dallo stesso sottoscritto nel dicembre del 2011, deve portarlo a trarre le giuste conseguenze, nel rispetto di un popolo che comincia a piangere lacrime di fame.

Non è più il tempo dei Ponzio Pilato perchè non servono ne all’Italia, ne alla Sicilia e nella fattispecie a Termini Imerese, adesso che il buio è divenuto veramente fitto serve concretezza e azione. In un paese normale e civile, che rientra nelle otto potenze mondiali, logica vorrebbe che i responsabili di un annunciato disastro cedano il passo senza se e senza ma. Purtroppo, e questo è il mio rammarico, ciò difficilmente avverrà perché per dirla con un detto siciliano: “Cu avi a panza china un criri a cu è diunu”.

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