Consiglieri Confcommercio fuori dalla Camera di Commercio: "Grave situazione conti"

I dimissionari hanno spiegato le ragioni del loro gesto: "Lontani da qualunque lettura 'politica' o peggio ancora 'complottistica'. Facciamo luce su insostenibilità del sistema"

Alla fine di settembre undici consiglieri di Confcommercio hanno rimesso l'incarico in Camera di Commercio. Oggi, in un incontro convocato con la stampa, spiegano i motivi dell'addio. "Confcommercio Palermo - dicono - è lontanissima da qualunque lettura 'politica' o peggio ancora 'complottistica', circolata nell’ultimo mese, riguardo alle dimissioni di 11 componenti dal Consiglio di Camera di Commercio Palermo - Enna". 

A lasciare l'incarico sono stati Daniela Cocco, Antonio Cottone, Alessandro Dagnino, Patrizia Di Dio, Nicola Farruggio, Fabio Gioia, Giovanni Mangano, Salvatore Randazzo, Margherita Tomasello, Gioacchino Vitale, Maurizio Prestifilippo.

I consiglieri spiegano di non avere condiviso, in particolare, "alcune scelte legate alla stesura del rendiconto consuntivo dell’anno 2018, segnalate al presidente Albanese e perciò da questi ben conosciute".

"Le dimissioni non sono state decise 'contro' qualcuno o qualcosa - si legge in una nota - bensì a causa dell’insostenibilità finanziaria dell’Ente, dovuta soprattutto all’obbligo, nascente da sciagurate scelte legislative del passato, di porre a carico delle Camere siciliane l’obbligo di corrispondere le pensioni a numerosi ex dipendenti. E infatti, nonostante i tanti sforzi compiuti in oltre due anni, nel corso dei quali i consiglieri camerali facenti capo a Confcommercio hanno offerto il proprio contributo con il massimo senso di responsabilità, la situazione finanziaria dell’Ente è sempre grave senza che si ravvisi una concreta prospettiva di arrivare al pareggio di bilancio. Tanto che il bilancio 2018 non è ancora stato approvato nonostante i termini siano scaduti a fine aprile. Ci auguriamo che le dimissioni degli undici consiglieri, motivate da fatti concreti, possano rappresentare un chiaro segnale di allarme sulla insostenibilità del sistema, allarme che deve concretamente essere raccolto da chi può e deve dare risposte a garanzia della stessa funzionalità dell’Ente, nonché a garanzia dei dipendenti e dei pensionati. In mancanza di adeguate risposte, non sono sufficienti l’ottimismo e le buone intenzioni e appaiono addirittura inopportuni i toni trionfalistici di queste ore". Per i dimissionari "la gravità della situazione è suffragata ulteriormente dalla fortissima riduzione della liquidità, da circa 1,5 milioni a circa 300 mila euro, come risultante dal progetto di bilancio consuntivo 2018".

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