Imprese artigiane, Sicilia sempre ultima ma frena l’emorragia: bene l'agroalimentare

A dirlo uno studio realizzato dell'Osservatorio di Confartigianato presentato questa mattina in via Amari. L'esportazione dei prodotti alimentari registra un +7%. Conquistano fette di mercato all'estero anche le metallurgie, le bevande e i macchinari

Imprese siciliane sempre ultime in Italia per competitività ma frena l’emorragia. In cinque provincie su nove diminuisce, infatti, il calo nell’artigianato. Il tasso di sviluppo è sempre con il segno negativo ma il dato è meno accentuato: nel 2016 siamo al -1,2% contro il -2,4% del 2013. Il risultato di questo miglioramento è legato a un dato: anche se ci sono meno iscritte nel registro delle imprese, il numero delle cessate va a diminuire. Il dato emerge dagli studi dell’Osservatorio artigianato e Mpi di Confartigianato Sicilia, presentati questa mattina nella Sala Terrasi di via Emerico Amari. Tra i settori che si distinguono per tasso di sviluppo positivo, i cosiddetti "driver", l'agroalimentare del quale fa parte il 32% di imprese artigiane, con un tasso di sviluppo dello +0,7%. Catania, Palermo e Messina, le prime tre province per numero di imprese dell’artigianato agroalimentare: 2.273 a Catania, 2.097 a Palermo e 1.474 a Messina. Buone le performance per quanto riguarda l’esportazione dei prodotti alimentari all’estero. In Sicilia si registra un +7%, a livello nazionale +3,6. Ma non è solo il settore alimentare ad andare bene sul fronte esportazioni. In elenco ci sono anche le metallurgie, le bevande e i macchinari.

Stabile il mercato del lavoro nel 2016. L’Isola è tra le regioni che mostrano maggiori difficoltà nel segmento giovanile (tra i 24 e i 35 anni) ma se confrontiamo i dati del 2016 con quelli del 2015, si evidenziano comunque dei miglioramenti. Il tasso di disoccupazione è del 31,4% (Sicilia seconda in classifica nazionale, dopo la Calabria con 38,8%) ma è in calo di 0,9 punti. La quota di giovani che non lavorano e non studiano, ovvero fuori dal circuito dell’istruzione e del mercato del lavoro, cala di 0,5 punti (41,6 contro il 42,1%). Piccoli margini di miglioramento possono arrivare grazie all’autoimprenditorialità, un percorso che può essere intrapreso dai più giovani. In Sicilia sono oltre 9 mila le imprese guidate dagli under 35 e rappresentano il 12% dell’artigianato della regione. Oltre alla loro presenza in settori tradizionali quali la ristorazione, l’alimentare e i servizi alla persona, si rileva una partecipazione significativa nella green economy, nel digitale, nella produzione di software e in attività professionali scientifiche e tecniche. Settori non tradizionali, ma dove è necessario avere delle competenze elevate, con formazione medio alta, dell’imprenditore stesso o del capitale umano impiegato. 

Dai dati forniti è emerso che ci sono dei gap importanti da recuperare affinché la regione possa essere più competitiva: le imprese, da un lato, devono mettersi in gioco, ma è anche necessario un investimento serio da parte dalle istituzioni. Le risorse messe a disposizione per la Sicilia, nei Patti per il Sud, ammontano ad otto miliardi. Somma spalmata in diverse aree di intervento. Uno di questi è quello dello sviluppo economico e produttivo (a cui va il 13,5%), ma la maggior parte risorse è sbilanciata su due voci in particolare: infrastrutture ed ambiente.

“Noi vogliamo lanciare un messaggio a tutta la politica – ha detto il presidente di Confartigianato Sicilia, Filippo Ribisi – . Non importa chi sono oggi gli interlocutori istituzionali. Ciò che conta è sbloccare questi fondi, perché al di la di quale partito li utilizzerà, sono un’occasione di sviluppo per le nostre imprese. Servono date certe e impegni precisi. Il nostro osservatorio dovrà adesso monitorare, mese per mese, la spesa dei fondi europei, dove resta bloccata e il perché”. Presente alla presentazione anche Ludovica Agrò, dirigente dell’Agenzia per la Coesione territoriale, che ha assicurato che il Ministero vigilerà affinché vengano spesi i soldi dei fondi europei. 

IL CONFRONTO CON IL RESTO D'ITALIA - La Sicilia ha il tasso di competitività più basso d’Italia (15,3%), un numero ben lontano da quello della Lombardia, prima in classifica con 53,5%. Il tasso di competitività è calcolato in base a un indice che considera vari fattori, tra cui il livello di innovazione, l’istruzione, il numero degli occupati, la stabilità macro economica della regione. Le imprese per essere più competitive devono cogliere sfide come quella dell’innovazione del digitale, dove siamo a quota 33,5%. Una percentuale significativa di imprese che innovano, madi 20 punti inferiore rispetto alla prima regione in classifica, il Veneto.

“Ogni regione ha le sue miniere - ha dichiarato il presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti - la Sicilia è la Lombardia del Sud: ha il mare, ha il suo territorio. Dire che ha meno risorse, sarebbe un errore. Bisogna puntare sul territorio, senza che le bellezze locali vengano stravolte dalla modernità. Le imprese in Sicilia forse non sfruttano a fondo le risorse che hanno. L’e-commerce non è una parola moderna ma è strumentovero e proprio che permette ai piccoli artigiani che non hanno una grande struttura, di vendere i propri prodotti restando nella propria sede”.

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