Sede di via Marcellini in affitto, spettro licenziamenti per i lavoratori di Almaviva

Qualcuno ha visto l'annuncio sul web. La società di call center conferma: "Presentata disdetta, stiamo comunque ampliando quella di via Cordova". I sindacati: "A noi nessuna comunicazione, ci potrebbe essere un esubero di mille unità"

La sede Almaviva in via Tommaso Marcellini

Tra gli esuberi e il timore dei licenziamenti, passando per i vertici al Ministero sul futuro di Almaviva e lo “spettro” della delocalizzazione, è un un annuncio immobiliare su internet a scatenare il panico fra il popolo dei “call center”. E’ apparso da qualche giorno, nei principali siti del settore, un’inserzione per l’affitto dello stabile di via Tommaso Marcellini, zona corso Calatafimi, dove a tutt’oggi lavorano poco meno di duemila operatori. Dopo aver pensato che si trattasse di una bufala alcuni dipendenti hanno contattato l’agenzia immobiliare incaricata di affittare l’immobile, ricevendo risposte che accrescerebbero i dubbi sulle sorti del polo palermitano. Dalla sede romana arriva la “doccia fredda”: “Confermiamo che è stata presentata una disdetta perché d’altronde serviva un preavviso di sei mesi”.

I lavoratori di Almaviva, ormai da lungo tempo appesi a un filo, brancolano nel buio. “Non ci è stata data alcuna comunicazione ufficiale, ma già lo scorso dicembre - spiega Eliana Puma, Rsu FisTel-Cisl - avevamo avuto il sentore che qualcosa si stesse muovendo, e paradossalmente lo abbiamo appreso dal personale che si occupa della pulizia, al quale era stato detto che da giugno in poi non si sarebbero più dovuti occupare della sede di via Marcellini”. Nel frattempo gli operai starebbero lavorando sulla sede di via Cordova, cercando di ottimizzare gli spazi e ricavare quante più postazioni possibili. Anche su questa circostanza arrivano delle conferme a denti stretti da Roma.

“La situazione di sedi plurime è diseconomica e la disdetta è stata data - spiegano da Almaviva - in una logica di riorganizzazione logistica”. Poco, invece, su ciò che intenderanno fare con i quasi 2.000 lavoratori impiegati proprio lì. “Possiamo solo dire che stiamo lavorando al parziale ampliamento dell’altra sede, per il resto nulla da aggiungere”. Una risposta che lascia fermentare i timori degli operatori e dei sindacati: “In via Cordova - aggiunge Puma - si può arrivare a un massimo di circa mille postazioni, dove fra full time e part time potrebbero lavorare in poco più di duemila. Dunque ci sarebbe comunque un esubero di circa mille unità”.

Sullo sfondo la scadenza dei contratti di solidarietà, la cassa integrazione per il 2017 e le lettere di licenziamento che potrebbero partire già nei prossimi giorni. Ma anche la proroga delle commesse fino a fine anno. Per il futuro nessuna certezza. “Non sappiamo dove vogliano portare la commessa - conclude Puma - a prezzi decisamente fuori dal mercato”. Un dettaglio non da poco che tirerebbe in ballo il problema della “delocalizzazione selvaggia”, contro la quale i sindacati chiedono l’applicazione del 24 bis, ovvero l’erogazione di sanzioni per chi utilizza questo strumento in maniera non trasparente.
 

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