Digitalizzazione, banca telematica e app: attenzione alla cyber security e alle nuove frontiere del crimine

Urzi’ (Fabi Palermo): "Le banche investano maggiormente in sicurezza"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Le banche spingono per una digitalizzazione sempre più massiccia e diffusa, i mezzi di pagamento elettronici si diffondono sempre di più, il commercio elettronico è in crescita, il mondo si muove, anche sul versante dei pagamenti, sempre più velocemente. Ma, in maniera direttamente proporzionale, aumenta vertiginosamente il rischio di furto dei dati sensibili. È la FABI di Palermo a lanciare l’allarme e a focalizzare l’attenzione sul fenomeno definito tecnicamente “data breach”, un “incidente di sicurezza” in cui dati sensibili, protetti o riservati vengono consultati, copiati, trasmessi, rubati o utilizzati da un soggetto non autorizzato.

Il fenomeno ha registrato, nel 2018, un aumento del 133% e nessuno può ritenersi al sicuro, soprattutto banche e assicurazioni. I dati violati con un “data breach” rappresentano un problema gravissimo per il Settore creditizio – afferma Gabriele Urzi’ Segretario Provinciale FABI Palermo e Responsabile di Salute e Sicurezza FABI Palermo – ad esempio con crimini portati a termine a danno di dati di carte di credito e/o conti correnti. Infatti, correlato al fenomeno del “data breach”, è quello delle frodi creditizie con furto di identità basate sull’utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l’intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene. Purtroppo, la Sicilia è tra le regioni più insicure d'Italia, con dieci truffe creditizie al giorno perpetrate attraverso furti di identità. Le statistiche elaborate da CRIF, un’azienda specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, relative al primo semestre del 2019, vedono ben 575 casi in provincia di Palermo (contro i 345 dei primi 6 mesi del 2018), che collocano la provincia palermitana al 5° posto nel ranking nazionale, davanti a Catania (433 casi contro i 271 del 2018) che occupa il 6° posto in Italia.

Seguono Siracusa (205 casi), Messina (199 casi), Trapani (176 casi) e Agrigento (108 casi), con un boom di episodi tra gli under 40. “Sono numeri preoccupanti, continua Urzì che coordina l’Osservatorio provinciale Salute e Sicurezza della FABI di Palermo: le banche e le assicurazioni devono pianificare, con maggiore efficacia, strategie di sicurezza e valutare come proteggere al meglio i dati sensibili del business e dei clienti. Le banche non possono da un lato spingere sul versante della digitalizzazione e, dall’altro, non aumentare gli investimenti su questo versante. E non si salvano nemmeno le App bancarie – conclude Urzì – che hanno problemi di privacy e di sicurezza. Secondo un recente studio (Immuniweb) sulle prime 100 banche mondiali è emerso che l’85% delle app non supera il test del GDPR (General Data Protection Regulation).” Palermo 7 gennaio 2020 Gabriele Urzì Dirigente Nazionale FABI Segretario Provinciale FABI Palermo

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