Almaviva, lavoratori "in ostaggio" "Costretti a rinunciare ai propri diritti"

I dipendenti a progetto hanno lavorato per anni con orari e mansioni decise dall'azienda, ma ora questa vuole che firmino un documento nel quale negano di averlo fatto, rinunciando così ai diritti acquisiti. L'ispettorato avverte: rischi penali. Cisalcom: "Ma molti firmeranno per paura"

Lavoro al call center (foto archivio)

Lavoratori a progetto impiegati come dipendenti, con orari e mansioni stabilite dall'azienda. Ma la scure di una "firma per la riconciliazione" pende sulle loro teste: Almaviva si vuole tutelare facendogli sottoscrivere un documento nel quale invece dovrebbero affermare di aver lavorato con contratti di collaborazione autonoma. Senza sottostare a nessun "obbligo" aziendale. Rinunciando al riconoscimento dei loro diritti di lavoratori.

"I 200 lavoratori della sede palermitana di Almaviva - spiega Salvatore Montevago (nella foto a destra), rsu della Cisal comunicazioni - per sperare di continuare a lavorare devono firmare il documento, che di fatto 'legalizza' lo status precario dei lavoratori e garantisce la 'deposizione delle armi' nei confronti dell'azienda, soluzione unica per scongiurare processi legali".

Dopo anni di servizio, i lavoratori a progetto di Almaviva Palermo si trovano di fronte ad un bivio. Nella prima ipotesi potranno decidere di sottostare alle politiche aziendali rinunciando ai vantaggi dati dall'anzianità degli anni di servizio e soprattutto alla possibilità di fare causa all'azienda. In questo modo potrebbero essere richiamati dall'azienda per progetti futuri per inseguire lo stipendio medio di circa 500 euro per circa 20-25 ore di lavoro settimanali e comunque legato ai risultati ottenuti per le commesse. Nella seconda ipotesi, quella della linea dura e dunque del rifiuto, il lavoratore rischia il "posto di lavoro", nella speranza/attesa che il magistrato di turno sia in grado di emettere una sentenza. "Così facendo il lavoratore rischia di restare senza stipendio per diversi anni e per questa ragione molti sono tendenzialmente portati a firmare l'accordo", spiega Montevago. Montevago-2

Poi un duro attacco alle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. "I lavoratori si sentono presi per in giro. Sognano qualche legge o sentenza che stabilizzi il loro futuro occupazionale - conclude Montevago - ma allo stesso tempo nessuno vuole restare senza stipendio, per quanto esiguo. Circa una settimana fa i lavoratori hanno deciso di fermarsi, andando a protestare direttamente all'ispettorato del lavoro. Proprio lì gli stato spiegato che, così facendo, avrebbero rischiato penalmente sottoscrivendo un documento falso. E ancora attendono novità. Nel frattempo i grossi sindacati si assicurano i tesseramenti di tante persone ed il relativo versamento della quota mensile".

In attesa di una risposta più completa, dall'azienda fanno sapere che "tutto si è svolto regolarmente. Almaviva sta applicando leggi e accordi nazionali a disposizione. Nessuna scelta arbitraria".

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