"Riina complice di Di Matteo", Sgarbi condannato per diffamazione

Lo ha deciso il tribunale di Monza per un articolo del 2014 pubblicato su "Il Giornale". Condannato anche il direttore Alessandro Sallusti. Entrambi hanno avuto la sospensione della pena, ma dovranno risarcire il magistrato palermitano

Il critico d'arte ed ex assessore regionale Vittorio Sgarbi

Il tribunale di Monza ha condannato il critico d'arte ed ex assessore regionale ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, a sei mesi di reclusione per avere diffamato, sul "Il Giornale", il magistrato palermitano Nino Di Matteo. A tre mesi, per omesso controllo, è stato condannato il direttore del quotidiano Alessandro Sallusti. Entrambi hanno avuto la sospensione della pena. 

Di Matteo aveva querelato il critico d'arte e il giornalista nel gennaio 2014 per l'articolo dal titolo "Quando la mafia si combatte solo a parole". Sgarbi scriveva: "Riina non è, se non nelle intenzioni, nemico di Di Matteo. Nei fatti è suo complice. Ne garantisce il peso e la considerazione". E ancora: "C'è qualcosa di inquietante nella vocazione al martirio (del magistrato ndr)" e "gli unici complici che ha Riina sono i magistrati". 

Di Matteo aveva sostenuto che "dopo la pubblicazione successiva al deposito processuale delle intercettazioni di numerose conversazioni nelle quali Riina ripetutamente si riferisce alla mia persona, anche manifestando la sua volontà di uccidermi, paradossalmente è iniziata quella che ritengo una vera e propria campagna di stampa che, partendo dal chiaro travisamento dei fatti, tende ad accreditare versioni che mi indicano quale autore di condotte e comportamenti che non ho mai tenuto. Non posso accettare che si continui a speculare impunemente perfino su vicende che tanto incidono anche sulla mia vita personale e familiare".

Sgarbi e Sallusti dovranno risarcire Di Matteo, ora in servizio alla Dna. Riconosciuta una provvisionale di 40 mila euro, ma a cifra del risarcimento sarà quantificata in sede civile.

Il critico d'arte ha più volte attaccato il magistrato. L'ultimo episodio a dicembre dello scorso anno quando, intervenendo alla trasmissione Agorà su Rai3, si è scagliato contro la sua "mitizzazione": "Di Matteo - ha detto - non è un martire, tanto è vero che Riina è morto e lui è stravivo". Frasi che hanno sollevato aspre polemiche e che hanno portato all'organizzazione di manifestazioni a sostegno del magistrato.

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