Violenza su donne e minori: "Alla base anche motivi economici"

Per contrastarla, oltre ai progetti di accoglienza, sono necessari percorsi di prevenzione. E' l'obiettivo del Master nato da una collaborazione tra La Cattolica e l'istituto di Gestald Hcc, presentato allo Steri. Attivato anche un centro d'ascolto

L'opinione pubblica è più interessata del passato ai casi di violenza su donne e minori e le relazioni tra i generi, pur essendo diventate orizzontali, risultano sempre più difficili. Sono le ragioni alla base dell'aumento dei casi di aggressioni fisiche e psichiche ai danni della parte "più debole" della società. A spiegarlo è il dottor Vittorio Cigoli, direttore Asas dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, a margine del convegno sulla "Fenomenologia delle relazioni intime e della violenza", che si è tenuto oggi in una colma Sala Magna dello Steri. L'aspetto più volte ribadito dai presenti, tra i tanti interventi, è che i maggiori casi di violenza si verificano tra le mura domestiche o comunque tra partner ed ex partner. 

Per contrastarli non serve soltanto offrire accoglienza e ricostruzione di progetti di vita, ma è necessario soprattutto intervenire alla base, attraverso percorsi di prevenzione del fenomeno. E' per questo che l'istituto di Gestald Hcc Italy, diretto dalla dottoressa Margherita Spagnuolo Lobb, ha collaborato con l'Università Cattolica del Sacro Cuore, per la realizzazione del Master che dà il nome al convegno, e che si muove intorno ai modelli di intervento sui legami di coppia e genitoriali. Unico in Italia, il master si pone come obiettivo "quello di costituire un modello di prevenzione - spiega la dottoressa Spagnuolo - all'interno delle relazioni familiari. Sarà inoltre attivato un centro d'ascolto e di assistenza individuale, di coppia e di famiglia". Alla base c'è un metodo psicoterapeutico post-analitico che integra in una sintesi unica i modelli corporei, esperienziali, del profondo, di gruppo e familiari. 

Il master si rivolge a professionisti delle relazioni di aiuto che si occupano a vario titolo d'infanzia e relazioni intime e primarie, in possesso di laurea magistrale o quinquennale. La durata è di due anni e le lezioni, frontali, d'aula e online, si svolgeranno da febbraio 2015 a giugno 2016. Temi saranno quelli della violenza nell'innamoramento, dell'esser coppia nella società post moderna e dei percorsi relazionali della nascita e dell'essere genitori. Ma anche della gestione del divorzio, della mediazione familiare, delle famiglie ricomposte e dell'origine del trauma nei rapporti intrafamiliari. 

"Per capire ciò che succede all'interno dell'agire umano - spiega Cigoli - bisogna costruire simbolicamente dei triangoli. Ai vertici ci sono tre concetti fondamentali, quelli di speranza, giustizia e fiducia. Se si tocca il tema della giustizia, sarà più difficile riuscire a far parlare l'altro degli altri due. Sta qui la bravura del terapeuta, che deve essere in grado di ricostruire gli altri due elementi. Alla base, però, c'è ovunque un problema comune, ovvero quello della mancanza di fiducia nei rapporti umani". A delineare la situazione critica che vive la società negli ultimi anni, il vice questore aggiunto della squadra mobile, la dottoressa Madia. "Abbiamo visto situazioni drammatiche - commenta- e problemi sempre più gravi nei rapporti tra genitori e figli. Assistiamo a situazioni di totale degrado, ma negli ultimi tempi a peggiorare il tutto è intervenuta anche la crisi. Sempre più donne si trovano a subire violenza e a non poterla denunciare o non potersi allontanare per motivi di natura economica". 

Il professor Vincenzo Caretti, a tal riguardo, ha tracciato le linee della cosiddetta "ansia di separazione", che è alla base dell'attaccamento. Un concetto strettamente connesso a quello di rabbia e collera. "La violenza sul partner - spiega - nasce da un bisogno di controllare l'altro. La personalità dello stalker è caratterizzata da disturbi di natura ossessiva-compulsiva. Il rifiuto implica una sempre maggiore ricerca del potere e di occupare gli spazi dell'altro". 

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Il 90 per cento delle vittime di stalker sono donne tra i 18 e i 45 anni. "Ruolo importante - aggiunge Caretti - è quello della gelosia romantica, strettamente legata alla paura di perdere l'altro. Ma un problema particolarmente forte riguarda il fatto che spesso chi subisce violenza si trova ad idealizzare e giustificare il proprio 'aggressore', tendendo anche a guardare positivamente il possesso". Inizia da qui un gioco di inversione dei ruoli. Chi abusa, spesso, finisce per manipolare la propria vittima e farle credere di essere colpevole. "Ci sono vittime - conclude - che tornano indietro, per paura o perché finiscono per sottovalutare la portata della violenza. La vittima prova vergogna e finisce per sentirsi colpevole". 
 

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