Per 3 anni minacciato dalla mafia ma era una messinscena: dopo l'incubo arriva il premio

Vincenzo Balli - imprenditore palermitano impegnato sul territorio nazionale come esempio di legalità - ha ricevuto un premio in provincia di Caserta. La sua vicenda è "diventata" un libro: "Tre Truman Boss"

Vincenzo Balli dopo aver ricevuto il premio

Ancora oggi qualcuno stenta a crederci. Per anni è stato minacciato dalla mafia, ma era solo una messinscena. Adesso Vincenzo Balli, imprenditore palermitano, si è messo alle spalle un lunghissimo incubo. E la sua storia si è "trasformata" in un premio. Quello ricevuto ieri a Calvi Risorta, in provincia di Caserta. Balli ha ricevuto il premio nazionale "Testimoni di giustizia e impegno civile" organizzato dall’associazione Sicurezza pubblica in Campania, presieduta da Vito Taffuri nei locali dell’Istituto Pietro Izzo, diretto da suor Riccarda. 

Quella di Balli è la storia di un imprenditore la cui esistenza e quella della sua famiglia sono precipitate per anni nell’incubo di una vita blindata, sotto protezione dell’antimafia. Vincenzo, la moglie e la figlia, che all’epoca dei fatti aveva solo tre anni, hanno vissuto per più di tre anni nella convinzione di essere sotto scorta e in un sistema di protezione antimafia con tanto di agenti di protezione e repentini spostamenti. 

A convincerli di ciò il socio e amico di famiglia, Mario Musotto, ex carabiniere, che fece credere all’imprenditore palermitano di essere nel mirino della mafia, e di temere per la sua stessa vita a causa di una vicenda passata del Musotto, che aveva contribuito all’arresto di alcuni mafiosi. Da lì a breve l’esistenza di Vincenzo Balli e quella dei suoi cari diventò blindata, sotto stretta protezione. 

Il 21 settembre 2016 dopo un lunghissimo iter giudiziario, la sentenza della Cassazione condannò Musotto e due complici, Alfredo Silvano e Daniela Todaro; gli altri non sono mai stati identificati. Ma la vicenda del sequestro, tra odor di mafia e massoneria, ancora oggi lascia molti dubbi. Secondo l'accusa, i tre - dal 2004 al 2006 - avrebbero costretto la famiglia di Balli, già socio di Musotto nella società – poi fallita – denominata World ticket srl, a vivere sotto un finto programma di protezione originato da fantomatiche minacce di morte.

Nella vicenda sarebbe entrata in scena una fantomatica squadra di sedicenti carabinieri, mai identificati. La famiglia di Balli ha vissuto a lungo in casa con le tapparelle abbassate e fu costretta a stressanti trasferte in località segrete con auto di scorta con lampeggianti, mancate registrazioni negli alberghi, nomi di copertura, passamontagna, appostamenti di uomini senza volto sul tetto.

Una protezione h24 coordinata, a dire di Musotto, dal maresciallo dei carabinieri Vincenzo Quarta, nome in codice “Orso”, che per e-mail avrebbe diretto le operazioni di tutela per difendere la famiglia Balli dalle minacce mafiose che continuavano ad arrivare frequenti e puntuali, anche attraverso misteriosi sms. Tutta la storia sarebbe poi stata scoperta dal palermitano, che ha successivamente conosciuto il "vero" maresciallo Quarta. Il sottufficiale, dopo aver scoperto la vicenda, ha messo a verbale le dichiarazioni dei coniugi "sotto protezione", facendo così scattare l'inchiesta. Alla fine il regista Musotto ha ammesso di avere organizzato la messinscena ma ha detto che era d'accordo con Balli (anche se all'insaputa della moglie) per sfuggire ai creditori in seguito a una serie di difficoltà finanziarie della società.

In seguito l’intera vicenda divenne un libro, edito da Castelvecchi, dal titolo “The Truman Boss” scritto dallo stesso Balli e da Giuseppe Lo Bianco. Il volume, che racconta la storia di Balli e che vede oggi l'imprenditore impegnato sul territorio nazionale come esempio di legalità, ha riscontrato un notevole interesse nazionale.

La prima edizione del Premio Nazionale è stato un incontro con personalità dello Stato, militari, civili e religiose, che ha permesso di portare nella provincia di Caserta, testimonianze di quanti ogni giorni lottano contro la illegalità. Tra i premiati anche Tommaso Staffoli, Ispettore Capo Polizia Penitenziaria ed ex Autista del Giudice Giovanni Falcone. 

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