Trovano portafogli con 600 euro e senza documenti, vigili lo restituiscono a giovane migrante

Si sono trasformati in detective, partendo da un biglietto del bus e uno scontrino, per risalire al proprietario: un ghanese che consegna la spesa per un supermercato in via Don Orione. Il proprietario in lacrime: "Erano i soldi per l'affitto"

Il vigile coi soldi ritrovati

Quando hanno visto quel portafogli pieno di soldi non ci hanno pensato due volte, per il buon nome della loro divisa e per i tanti colleghi onesti. Non hanno esitato e si sono messi sulle tracce dello smemorato che aveva perso per strada 600 euro, per restituirglieli e riconquistare un po’ di fiducia da parte dei cittadini in un "anno nero" per i vigili urbani a Palermo: dall’inchiesta per assenteismo alla condanna in Appello per induzione di altri agenti, dalla casa “lager” gestita da un donna in servizio all’Infortunistica, all’arresto della sexy vigilessa.

I due vigili si trovavano in zona Montepellegrino quando hanno notato tra due auto un portafogli. “Pensavamo fosse stato rubato, svuotato e gettato per terra”, spiega uno dei due. Al suo interno, però, 600 euro in contanti, un biglietto dell’autobus e una ricevuta del supermercato. Ma dei documenti neanche l’ombra. Partendo da quello scontrino hanno cercato di risalire al proprietario dell’oggetto smarrito, bussando al citofono della palazzina più vicina, cercando tra i condomini qualche informazione utile. “Non è che per caso le hanno consegnato la spesa a casa?”.

Dopo vari tentativi arriva la risposta sperata. “Si, è venuto stamattina Daniel - spiega una signora -, il ragazzo che fa il domicilio”. Una volta adocchiato all’uscita del supermercato in questione (in via Don Orione), lo hanno fermato e gli hanno fatto qualche domanda per accertare che il portafogli fosse suo. “Di che colore è? Quanti soldi c’erano dentro e cosa altro?”. Il giovane ghanese, con gli occhi gonfi di lacrime, ha spiegato con il suo italiano maccheronico quello che poteva. “E’ di un colore un po’ più scuro di me. Dentro c’era anche un biglietto Amat”. “Marrone vorrai dire”, gli risponde sorridendo il vigile. “E quanti soldi c’erano?”. “600 euro, i miei risparmi. Li porto sempre con me perchè vivo insieme ad altre persone”. Quelli con cui avrebbe dovuto pagare l’affitto. Prima di restituirgli la somma si sono fatti dare la carta d'identità e il regolare permesso di soggiorno.

A quel punto il pianto liberatorio e l’abbraccio con i vigili. “Voleva offrici qualcosa al bar - conclude l’agente - ma lo abbiamo ringraziato e abbiamo rifiutato. Oltre ad aver fatto il nostro dovere, ci siamo immedesimati in chi oggi poteva aver perso una tale somma”. Una storia a lieto fine che i due agenti hanno voluto raccontare, preferendo restare nell’anonimato, per ridare un po’ di credibilità al comando dei vigili e ai suoi uomini, finiti troppo spesso sulle pagine dei giornali per vicende non esattamente edificanti.

Impossibile non chiedergli cosa ne pensasse dei colleghi condannati e indagati. “E’ banale dirlo - spiega - ma non siamo tutti così. Alcuni di questi li conosco e mi viene da pensare che siano stati un po’ faciloni. Chissà cosa avranno pensato di fare. Se venisse accertato quello che si sospetta è chiaro: non sarebbero degni di portare la divisa. Ma a chi ci insulta o attacca voglio dire che a volte le cose non sono come sembrano e che le nostre azioni non sempre sono mosse da iniziative personali. A chi invoca i licenziamenti, in un periodo del genere, dico che significherebbe buttare in mezzo alla strada le rispettive famiglie. Toglietegli la divisa, ma non portategli via il lavoro”.

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