Valeria Grasso senza scorta, Cutrò si sfoga: "Dietrofront dello Stato nella lotta alla mafia"

Così l'imprenditore sottoposto assieme alla famiglia a un programma speciale di protezione per aver denunciato i suoi estorsori: "La revoca della protezione? Prima hanno sfruttato la nostra testimonianza nei processi contro le criminalità organizzate, ora ci abbandonano..."

Ignazio Cutrò con i genitori dell'agente Agostino, ucciso dalla mafia

"La revoca del servizio di scorta all'amica e testimone di giustizia Valeria Grasso è una decisione priva di senso che ci lascia sgomenti". Ad affermarlo è Ignazio Cutrò, presidente della Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia. "La revoca della protezione a Valeria è parte di una chiara politica di abbandono dei testimoni di giustizia da parte del Ministero degli interni dopo avere sfruttato la nostra testimonianza nei processi contro le mafie - dice -. Dapprima hanno tolto la scorta alla mia famiglia nonostante le intercettazioni del boss Giuseppe Nugara, oggi detenuto sottoposto al regime del carcere duro, nel corso della quale annunciava minacce di morte contro la mia persona, poi la revoca della scorta al testimone di giustizia Vincenzo Conticello, successivamente la revoca della scorta al Capitano Ultimo ma anche la revoca della scorta all'ex magistrato Ingroia".

"Se aggiungiamo la mancata assegnazione della delega per la Presidenza della Commissione Centrale al viceministro è chiaro che ci sia in atto un grave dietrofront dello Stato e del Ministero degli interni nella lotta contro le mafie e il vile abbandono di coloro che la lotta alle mafie l'hanno incarnata e fatta a proprie spese - dice ancora Cutrò -. Non posso che giungere alla conclusione, continua Cutrò, che una parte delle Istituzioni ha deciso di abbandonare il campo e darsi alla fuga dalle politiche di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Incuranti del mio precedente appello il silenzio del Governo Conte bis e del Ministro dell'interno Luciana Lamorgese getta un'ombra oscura sul futuro di questo Paese che in molti, pagando con la propria stessa vita, hanno voluto libero dalla violenza e prepotenza mafiosa".

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E conclude: "In ultimo, sento l'urgenza di chiedere alla Commissione Parlamentare Antimafia di aprire una inchiesta formale sui criteri di revoca delle scorte da parte dell'Ufficio centrale interforze pe la sicurezza personale (UCIS), struttura del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e quindi di esclusiva competenza del Ministro dell'interno Lamorgese e del ruolo dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica delle Prefetture; inoltre chiedo che la Commissione antimafia convochi, con altrettanta urgenza, in audizione il direttore centrale dell'Ucis, prefetto Alberto Pazzanese, ed i prefetti di Agrigento, Dario Caputo, di Palermo, Antonella De Miro e di Roma, Gerarda Pantalone".

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