Spaventò studenti in mensa, marocchino torna libero: "Detenzione incompatibile"

Il 26enne S., fermato per procurato allarme, lascerà il Cpr di Caltanissetta per raggiungere il Trapanese dove continuerà la sua terapia contro i disturbi psichici. Il senatore Campanella: "Quel posto è un carcere pieno di gente che si trova lì senza essere stata condannata"

La stanza di S. al Cpr (ex Cie) di Caltanissetta

S. è tornato libero. Il 26enne marocchino che rischiava di essere espulso dall’Italia dopo aver seminato il panico all’Università, nella cui mensa era entrato pronunciando frasi confuse che avevano fatto pensare a un potenziale attacco terroristico, domattina lascerà il Cpr (ex Cie) di Caltanissetta. A darne notizia il suo avvocato, Ilenia Grottadaurea: “Così ha stabilito il giudice al termine dell'udienza di stamattina. E' stata rilevata, rispetto ai problemi psichici di cui soffre, l'assoluta incompatibilità in quel centro dove le sue condizioni stavano peggiorando. Andrà in una comunità terapeutica del Trapanese dove seguirà un percorso riabilitativo". Risale a 10 giorni fa l'audizione di fronte alla Commissione territoriale per i richiedenti protezione è stata rinviata a causa di un malore accusato dal giovane

Pochi giorni fa il senatore Francesco Campanella è entrato nella struttura a Pian del Lago, in compagnia di due Medici per i diritti umani che hanno eseguito una perizia psichiatrica per stabilire le condizioni del marocchino e verificare l’eventuale compatibilità con la “detenzione”. “Là dentro - spiega Campanella - ho trovato una situazione pesante. Gente che entra in quella sorta di carcere senza essere stata condannata. Stanno all’interno di celle di circa 12 metri quadrati, dietro le sbarre, in attesa di essere identificati e rimpatriati. Perchè queste sono le indicazioni che arrivano dall'alto”. Secondo il senatore, però, c’è il rischio che in strutture come queste si vengano a creare rapporti generati dalla disperazione tra (presunti) innocenti e non.

“Poniamo il caso che ci sia un ivoriano, che non conosce l’italiano e parla male sia l’inglese che il francese. Viene rimesso in libertà e, non conoscendo nessuno, decide di rivolgersi all’unica persona di cui ha il numero di cellulare, uno dei suoi compagni di cella, che magari potrebbe essere uno spacciatore. Se a ciò aggiungiamo che, quando non si riesce a stabilire la loro provenienza, li rimettono in strada con un ‘foglio di via’, fino al prossimo controllo di polizia. Un circolo vizioso che rischia di alimentare la clandestinità”. S., però, lascerà presto quella struttura, per tornare alla sua vita e ricominciare a seguire la terapia, a fianco di personale specializzato.

“Lì dentro mi era sembrato il più gracile e, forse anche per questo, il più impaurito. Era evidente che il Cpr di Caltanissetta non fosse idoneo per lui. Dobbiamo anche dire - conclude Campanella - che questa vicenda è frutto del clima teso dell’ultimo periodo. Senza la quotidiana paura del terrorismo chiunque avrebbe visto diversamente la sua storia e lo avrebbe considerato come un ragazzo che non stava bene. Ho l’impressione che gli attori coinvolti nella storia di S. avessero timore di prendere posizioni e di assumersi la responsabilità di liberarlo”.

E sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco Orlando: "La decisione assunta oggi dalla Magistratura è un atto di civiltà giuridica ed umana, che restituisce la libertà ad un giovane che necessita di cure e non di detenzione. E' una vittoria di tutti coloro che in queste settimana hanno lavorato a sostegno di una soluzione di questa vicenda, certamente dolorosa sul piano umano e che rischiava di diventare tragica. A tutti loro va un sentito ringraziamento."

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