Striscione choc a Palermo, la vedova del poliziotto Raciti: "Questo è il mondo del calcio..."

Marisa Grasso Raciti, moglie dell'agente ucciso durante gli scontri tra tifosi nel derby Catania-Palermo, il 2 febbraio 2007: "Dispiaciuta per questo striscione che inneggia alla liberazione di Antonino Speziale, ma non amareggiata". Orlando: "Siano presi provvedimenti"

Marisa Grasso

"Sono dispiaciuta per questo striscione che inneggia alla liberazione di Antonino Speziale, ma non amareggiata. Mi amareggia molto di più che mio marito non sia più tornato a casa...". A parlare con l'Adnkronos è Marisa Grasso Raciti, la vedova di Filippo Raciti, il poliziotto ucciso durante gli scontri tra tifosi nel derby Catania-Palermo, il 2 febbraio 2007.

Ieri sera, dopo la partita del Palermo contro il Marina di Ragusa, gli ultras della 'Curva Nord 12' hanno affisso uno striscione con la scritta 'Gli ultras non dimenticano, Speziale libero'. Speziale, che nel 2007 era ancora minorenne, è stato condannato per omicidio preterintenzionale e tornerà in libertà nel 2021. Nel marzo scorso, il Tribunale di sorveglianza di Palermo ha rigettato la richiesta di affidamento al servizio sociale e dichiarato inammissibile la detenzione domiciliare. Inoltre, Speziale è stato condannato ad altri sei mesi per avere assistito a un allenamento del Catania mentre era sottoposto a Daspo. "La società civile non dimentica la famiglia Raciti - aggiunge la vedova del poliziotto -. Mio marito viene ricordato in continuazione. Mi dispiace apprendere di questi striscioni. Purtroppo il mondo del calcio ancora non è sicuro".

"Ci sono stati dei processi che sono durati sei anni - dice ancora Marisa Raciti - il percorso di giustizia è stato fatto. E' stato chiarito tutto e ognuno si assume le proprie responsabilità". Ma poi aggiunge: "La cosa, comunque, mi lascia indifferente. Dopo quello che è successo sono preparata. Può succedere in qualunque stadio italiano. C'è una parte della società civile che è violenta e va educata. Lo Stato non deve mai abbassare lo sguardo".

Nel marzo scorso il Tribunale di sorveglianza di Palermo aveva rigettato l'affidamento al servizio sociale e dichiarato inammissibile gli arresti domiciliari. Le richieste erano state avanzate dal suo legale, l'avvocato Giuseppe Lipera, che ha presentato ricorso in Cassazione. Il 'fine pena' per Speziale, condannato ad altri sei mesi per avere assistito a un allenamento del Catania mentre era sottoposto a Daspo, è previsto per aprile 2021. Attualmente è nel carcere di Caltanissetta. L'altro imputato, Daniele Natale Micale, condannato a 11 anni con la stessa accusa per l'omicidio di Filippo Raciti, è invece in semilibertà dal dicembre del 2017 per buona condotta. Per lui residuo pena da scontare è di circa tre anni.

Sull'episodio è intervenuto anche il sindaco Leoluca Orlando, per il quale "Nessun atteggiamento di esaltazione della violenza e dei violenti è tollerabile, nessuno che si sia macchiato di un reato come l'assassino di un agente di Polizia può essere indicato come modello né tantomeno come vittima. Lo striscione apparso all'esterno dello stadio Barbera è un insulto alla memoria di Filippo Raciti, e contro tale atto vanno assunti provvedimenti sanzionatori".

Articolo aggiornato il 23 settembre 2019 alle ore 19,41

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