Due condanne per la truffa dei pannolini, assolti tre farmacisti

Il gup ha condannato a 5 anni e 4 mesi Giuseppe Villano e Pietro Li Sacchi, funzionario dell’ufficio H del Dipartimento di riabilitazione alla Guadagna. A sollevare il caso fu l'ex manager dell'Asp 6 Antonio Candela riscontrando irregolarità in alcune fatture

Il tribunale di Palermo

Pratiche false e accessi abusivi al sistema informatico dell’Asp per rimborsare cibo per celiaci e pannolini ad anziani non incontinenti, gente emigrata all’estero, mai esistita o addirittura morta. Il giudice per l’udienza preliminare Fabrizio Molinari ha condannato a 5 anni e 4 mesi Pietro Li Sacchi, funzionario dell’ufficio H del Dipartimento di riabilitazione con sede alla Guadagna e Giuseppe Villano. Sono due delle sei persone finite in manette grazie all’operazione dei carabinieri Farmagate. Assolti nel processo celebrato con rito abbreviato i tre farmacisti Gaetano Sirchia, Diego Genovese e Giuseppe Pepe (difeso dall'avvocato Rosa Garofalo), per i quali i pm Enrico Bologna e Daniela Varone avevano chiesto 6 anni e 9 mesi (2 anni e 8 mesi invece per Genovese).

Le intercettazioni | VIDEO

La truffa fu smascherata nel dicembre 2014. A sollevare il caso fu l’allora manager dell’Asp 6 Antonio Candela che riscontrò una serie di irregolarità in alcune fatture presentate da tre farmacie e una parafarmacia. Un maxi danno al servizio sanitario nazionale da circa 200 mila euro. Dopo i primi riscontri gli investigatori piazzarono le cimici nell’ufficio di Li Sacchi e riuscirono a ricostruire il meccanismo che avrebbe consentito guadagni facili quanto rischiosi. In alcuni casi i rimborsi venivano chiesti da gente mai esistita, mentre in altre occasioni si trattava di persone che, convocate dagli inquirenti, hanno confermato di non aver mai chiesto pannolini o altro. Soprattutto perché non soffrivano di incontinenza.

La procedura infatti prevedeva che l’utente si presentasse con le false autorizzazioni emesse dall’Asp per la distribuzione in regime di convenzione. Poi le attività presentavano la documentazione per chiedere i rimborsi. Di questo meccanismo erano però all’oscuro i farmacisti, come loro stessi avevano sostenuto sin dall’inizio. Nel mirino erano finiti così Giuseppe Pepe (57 anni), socio accomandatario della farmacia Trossarelli di via Francesco Paolo Perez, Gaetano Sirchia (68 anni), titolare della farmacia Del Vespro di corso Tukory e Diego Genovese (76 anni), proprietario di una farmacia in corso Tukory.

Nessuno di loro però aveva preso attivamente parte del sistema e alla fine del processo il gup li ha assolti dai reati di falsità ideologica, falsità commesse da pubblici impiegati incaricati di pubblico servizio e falsità in scrittura privata (perché il fatto non sussiste, o per non averlo commesso, o ancora perché i fatti non sono previsti dalla legge come reati). A Pepe era stato contestato anche il reato di corruzione. Resta ancora da chiudere la vicenda giudiziaria di Andrea Lo Iacono (titolare della parafarmacia di via Carlo Pisacane) che ha scelto il rito ordinario. Tutti quanti, dopo gli arresti, avevano trascorso prima un breve periodo in carcere e poi ai domiciliari. Proprio in quel frangente si è verificata una tragedia che ha colpito uno degli imputati. La moglie di Pepe infatti due giorni dopo la scarcerazione del marito si è suicidata lanciandosi dal sesto piano.

Sul ruolo di Pietro Li Sacchi, finito nell'inchiesta in quanto considerato un funzionario dell'Asp, l'azienda sanitaria provinciale precisa: "E' stato dipendente contrattista con la qualifica di coadiutore amministrativo fino al 31 dicembre 2014. Risultava altresì sospeso dal servizio dal 15 dicembre 2014".

“Quando apprendemmo del coinvolgimento dei nostri colleghi farmacisti nell’inchiesta - dice il presidente di Federfarma Palermo-Utifarma, Roberto Tobia - esprimemmo subito stupore e incredulità in quanto, oltre ad essere certi della loro totale estraneità ai fatti contestati, eravamo stati noi stessi, mesi prima, a presentare un esposto in Procura, avendo i nostri sistemi di controllo evidenziato una ciclicità di ricette duplicate a firma dei medesimi funzionari dell’azienda sanitaria, poi finiti nell’inchiesta. E avevamo rilevato, contemporaneamente, il fatto che l’Asp di Palermo fosse una delle poche in Italia a non avere ancora adottato sistemi di controllo, cosa che successivamente ha fatto grazie all’impegno e alla dedizione dei funzionari dell’ufficio di controllo Ucarpa. Oggi siamo soddisfatti per la sentenza che riconosce l’integrità dei nostri colleghi e ci dà ragione. Anche se nulla potrà compensare le sofferenze che questi professionisti hanno dovuto sopportare, dall’arresto alla detenzione, dall’umiliazione alla denigrazione. Questa triste vicenda – conclude Tobia – ha però due risvolti positivi: da un lato spinge a continuare ad avere fiducia nel sistema giudiziario, in quanto la verità alla fine viene a galla, dall’altro lato conferma, ove ve ne fosse bisogno, che la categoria dei farmacisti è coesa e ha al proprio interno gli anticorpi e i meccanismi di autocontrollo che le consentono di resistere alle lusinghe della corruzione e alle insinuazioni del malaffare”.

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Aggiornamento delle ore 16 del 14 dicemrbe 2019 // inserita nota Federfarma Palermo-Utifarma

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