Ossa rotte, finti incidenti ma non solo: la mafia dietro la truffa alle assicurazioni?

L'ipotesi è che per lavorare in libertà la banda sgominata dalla polizia nei giorni scorsi pagasse il pizzo sulle somme incassate. Sospetti sulla cosca di Brancaccio, quartiere dove sono stati creati molti dei falsi sinistri

L'uscita di uno degli arrestati dalla Questura

Il coinvolgimento di esponenti mafiosi, ma anche le richieste di aiuto a Cosa nostra di persone che - pur partecipando alle truffe alle assicurazioni - si sono sentite a loro volta truffate dai capi della banda: sono due dei temi che gli inquirenti stanno cercando di approfondire nell'ambito dell'inchiesta sulla gang palermitana (60 indagati in questo filone) che organizzava falsi incidenti stradali spaccando - letteralmente - le ossa di persone bisognose, che accettavano in cambio di soldi. 

L'operazione condotta dalla polizia denominata "Tantalo" ha portato alla luce la spietatezza degli indagati che, in alcuni casi, costringevano le "vittime" - per lunghi periodi - a utilizzare le stampelle o, addirittura, le relegavano sulla sedia a rotelle. Il resto del "lavoro" consisteva nell'avviare le pratiche per chiedere i risarcimenti danni simulando incidenti di fatto mai avvenuti. Pratiche che potevano valere importi variabili tra i 100 e i 150 mila euro.

L'ipotesi, secondo quanto riporta l'Ansa, è che per lavorare in libertà la banda pagasse il pizzo sulle somme incassate dalle assicurazioni. Ma all'interno di questo contesto ci potrebbe essere di più. Alcuni mafiosi potrebbero esser stati interpellati da vittime, all'inizio compiacenti, che dopo aver subito lesioni e fratture non sono rimaste soddisfatte di quanto ottenuto. La cosca mafiosa citata nel decreto è quella di Brancaccio, quartiere, peraltro, dove sono stati creati molti dei falsi incidenti.

Nel frattempo i gip di Palermo e Termini Imerese hanno lasciato in carcere gli indagati fermati, a parte due (uno agli arresti domiciliari l'altro con obbligo di firma ndr). Nel decreto di fermo dei pm che conducono l'indagine, la mafia viene citata tre volte: si "accenna in maniera chiara alla presenza di alcuni 'personaggi' che potrebbero reagire con violenza alla mancata liquidazione del sinistro, così dimostrando l'esistenza di un 'ulteriore livello', (presumibilmente appartenente alla criminalità organizzata di stampo mafioso) quale destinatario finale delle quote maggioritarie degli introiti liquidati dalle compagnie assicurative". E ancora: "La presenza di un ulteriore 'livello', capace di esercitare una fortissima pressione volta a non rinunciare ai lauti guadagni derivanti dalla organizzazione dei falsi sinistri. A tal proposito, particolarmente significative risultano le ultime conversazioni intercorse tra la Calvaruso, Mocciaro, Portanova (indagati, ndr), durante le quali questi ultimi appaiono a loro volta 'terrorizzati' per la possibile violentissima reazione degli appartenenti al predetto 'livello superiore' (verosimilmente composto da appartenenti a Cosa nostra)".

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