La grande truffa dei pannoloni, a processo quattro farmacisti

Malattie inventate, firme false e i pannoloni ai morti: la truffa era stata smascherata nel 2014 dal commissario prima e manager ora dell'Asp 6, Antonio Candela, che riscontrò una serie di irregolarità nelle fatture presentate da tre farmacie e da una parafarmacia

Patologie inventate, assegnazioni di pannoloni a pazienti morti o inesistenti grazie ad autorizzazioni "particolari". Una maxi frode con false certificazioni nelle quali comparivano perfino i prodotti per celiaci. Andranno a processo i quattro farmacisti e il dipendente dell’Asp arrestati nel dicembre del 2014 per la truffa al sistema sanitario regionale ribattezzata “la truffa dei pannoloni". 

LA MAXI TRUFFA DEI PANNOLONI: FRODE SUGLI INCONTINENTI

Hanno scelto il rito abbreviato Giuseppe Pepe, 57 anni, socio accomandatario della farmacia Trossarelli di via Francesco Paolo Perez (zona Stazione), Gaetano Sirchia, 68 anni, titolare della farmacia Del Vespro di corso Tukory, Diego Genovese, 76 anni, proprietario di una farmacia in corso Tukory, Pietro Li Sacchi, 43 anni, funzionario dell'ufficio H del Dipartimento di riabilitazione con sede all'interno dell'ospedale Guadagna e Giuseppe Vallino di 46 anni. Dovranno rispondere delle accuse di truffa allo Stato e falso ideologico. Andrea Lo Iacono, titolare della parafarmacia di via Carlo Pisacane, ha scelto il rito ordinario.

La truffa fu smascherata nel dicembre 2014 dal commissario prima e manager ora dell'Asp 6, Antonio Candela che riscontrò una serie di irregolarità nelle fatture presentate da tre farmacie e da una parafarmacia. Un maxi danno al servizio sanitario nazionale. Nell'inchiesta è stato scoperto che venivano rimborsati anche pannoloni a pazienti morti. Almeno 100 le autorizzazioni ottenute così. Dopo alcuni riscontri i carabinieri piazzarono delle telecamere nell'ufficio di Pietro Li Sacchi. In questo modo i militari riuscirono a scoprire tutte le fasi della truffa. 

Le indagini furono avviate nel 2013 dai carabinieri. Venne a galla un complesso meccanismo che permetteva agli indagati "di conseguire illeciti profitti attraverso l'alterazione delle autorizzazioni emesse dall'Asp per la distribuzione in regime di convenzione presso le farmacie e parafarmacie di presidi e ausili per incontinenza e prodotti per celiaci". Dall'inchiesta è emerso inoltre che molti documenti sarebbero appartenuti in alcuni casi ad anziani emigrati all'estero. Alcune pratiche erano intestate ad ignari anziani che, convocati dagli investigatori, hanno detto di non soffrire di incontinenza e di non avere mai fatto richiesta per ottenere i pannolini.