Di Matteo: “I pagamenti di Berlusconi annotati in un libro mastro della mafia"

Il pm del processo sulla trattativa, in occasione della presentazione del libro "Il patto sporco" (scritto con il giornalista Saverio Lodato), ha rilasciato al Tg2000 un'intervista fiume: dalla visita del Papa a Palermo all'agenda rossa di Borsellino

Nino Di Matteo con il giornalista Paolo Borrometi

“Si ritiene da parte dei giudici che Silvio Berlusconi continuò a pagare ingenti somme di denaro a Cosa nostra palermitana anche dopo essere diventato Presidente del Consiglio”. Lo ha detto il sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, storico magistrato del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in un’intervista realizzata da Paolo Borrometi per il Tg2000, presentando il suo libro "Il patto sporco" scritto con il giornalista Saverio Lodato.

“Risultano annotati in un libro mastro della mafia palermitana – ha aggiunto Di Matteo - movimenti di denaro e ricezione di una somma montante a centinaia di milioni da parte del gruppo imprenditoriale legato a Berlusconi anche dopo che Silvio Berlusconi aveva assunto la carica di Presidente del Consiglio. Un Presidente del Consiglio, se questo è vero, il capo di un governo della nostra Repubblica pagava Cosa nostra”. “Nonostante un gravissimo silenzio e una gravissima ignoranza indotta nell'opinione pubblica, sull'argomento – ha raccontato Di Matteo - noi magistrati avevamo già una sentenza che aveva condannato definitivamente il senatore Dell' Utri per concorso in associazione mafiosa. Questa stabiliva e statuiva che l’allora imprenditore Silvio Berlusconi nel 1974 con l'intermediazione di Marcello Dell' Utri avesse stipulato un patto con esponenti apicali, esponenti di vertice della Cosa Nostra palermitana. Patto di reciproca protezione e sostegno. E che quel patto era stato rispettato dal 1974 almeno fino al 1992". 

"Ma questa sentenza di primo grado sulla trattativa Stato-mafia - ha sottolineato Di Matteo - va oltre. È stato dimostrato che l'intermediazione di Dell'Utri è proseguita attraverso la trasmissione di messaggi e richieste di Cosa Nostra a Silvio Berlusconi anche dopo il 1992. Soprattutto dopo che Silvio Berlusconi a seguito delle elezioni del marzo 1994 divenne Presidente del Consiglio. Quindi per la prima volta questa sentenza chiama in ballo Silvio Berlusconi non più come semplice imprenditore ma come uomo politico addirittura come Presidente del Consiglio. Questo è un passaggio che pochi hanno sottolineato che può essere incidentale ma è assolutamente indicativo della gravità del comportamento di Silvio Berlusconi che i giudici ritengono accertato, è un passaggio apparentemente slegato all’ imputazione mossa a Dell'Utri in questo processo ma molto significativo”.

Pm Nino Di Matteo-2

"Agenda rossa di Borsellino fatta sparire da uomini Stato"

 “Borsellino probabilmente aveva, se non saputo, cominciato ad intuire qualcosa sull'esistenza della trattativa. È assolutamente plausibile che qualcuno avesse da temere che Borsellino avesse annotato quei suoi sospetti nell'agenda rossa che portava sempre con sé”, ha detto il sostituto procuratore nazionale antimafia.

“È molto importante – ha sottolineato Di Matteo - quello che è stato scritto a proposito dell'effetto che la trattativa può avere giocato sull’ accelerazione improvvisa dell’ intenzione di uccidere il dottor Borsellino. È assolutamente plausibile, questo lo aggiungo io ma lo aggiungo sulla base di elementi di fatto e processuali di particolare consistenza, che l'agenda rossa sia stata fatta sparire proprio per evitare che quei sospetti, potessero dopo l'uccisione di Paolo Borsellino, trovare una conferma documentale in quell’agenda”. 

“E certamente - ha proseguito Di Matteo - penso che lo possiamo affermare secondo un criterio di buon senso e logica ed esperienze di chi da molti anni si occupa di processi di mafia, l'agenda rossa non può essere stata fatta sparire dai mafiosi che hanno partecipato alla strage ma con ogni probabilità da uomini di uno Stato deviato che già in quel momento hanno voluto nascondere elementi importanti per la ricostruzione del movente dell'uccisione del giudice e degli agenti della scorta”.

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Una video sintesi dell'intervista di Di Matteo a Tg2000

"Cristiani e mafiosi sono incompatibili. Basta alibi"

“Nessuno può avere, dopo le parole di Papa Francesco a Palermo, l'alibi di pensare che l'essere mafioso e l'essere cristiano siano concetti compatibili”, ha affermato Nino Di Matteo. “Le parole di Papa Francesco – ha aggiunto Di Matteo - da siciliano, italiano, cittadino, magistrato e da cristiano mi hanno suscitato una grande speranza e un ulteriore conforto. Sono state parole importanti pronunciate con toni diversi rispetto alla famosa invettiva di Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi nel 1993 ma pronunciate nella sostanza con altrettanta fermezza”. “Ho apprezzato moltissimo – ha concluso Di Matteo - come la maggior parte dei fedeli quelle parole. Ho una speranza e un sogno che quelle parole, quelle prese di posizioni così nette, forti, e belle di Papa Francesco diventino quotidianamente sul territorio soprattutto nel territorio della nostra Sicilia parole, azioni e prese di posizioni quotidiane di tutti: dei vescovi, dei sacerdoti e di tutti i cristiani. Non devono rimanere parole pronunciate il 15 settembre in occasione dell'anniversario della morte di Padre Pino Puglisi, devono rimanere un faro che spero possa guidare l'azione quotidiana di tutti i cristiani e non solo. Non c'è nulla di più contrario al messaggio cristiano dell’ essere mafioso, di avere una mentalità mafiosa, di avere una mentalità che accetti la mafia, la corruzione e il malaffare come un male necessario”.

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