Università, test d’ingresso tra le proteste per gli aspiranti medici

Mentre oltre duemila candidati si battono "a colpi di crocette" per ottenere uno dei 312 posti a disposizione, gli studenti dell'Udu "alzano la voce" invocando l'articolo 34 della Costituzione. "Il Governo non vuole mettere mano a un sistema universitario perennemente sottofinanziato"

Lo striscione calato dall'edificio 19 di viale delle Scienze

Aspiranti medici ai test d’ingresso universitari mentre fuori impazza la protesta degli studenti contro il sistema del numero chiuso. Dopo le prove per Ingegneria, Scienze umane e professioni sanitarie, oggi toccherà alle future matricole della Scuola di Medicina: 2.297 candidati per 200 posti a Palermo, 97 a Caltanissetta e 15 per Odontoiatria e protesi dentaria. Gli studenti dell’Udu, Unione degli universitari, hanno allestito dei banchetti all’ingresso dell’edificio 19, dove si svolgono i test, e hanno calato uno striscione dalla scala d’emergenza che recita l’articolo 34 della Costituzione italiana: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. No?”.

La prova si svolgerà tra il Polo didattico di viale delle Scienze e nelle aule delle Scuola di Medicina di via Parlavecchio. Come per il primo giorno, quando gli attivisti del Collettivo universitario autonomo bloccarono per mezz’ora l’ingresso nelle aule, anche oggi è stato il giorno delle proteste e della “controinformazione”: “Siamo qui per orientare (almeno noi) gli aspiranti medici in un giorno che sarà crocevia per il futuro della loro formazione. Sembra quasi drammatico - dice Angelo Nuzzo, coordinatore dell'Udu Palermo - dovere richiamare la Costituzione per far fronte all'indifferenza delle istituzioni, speriamo che queste parole possano svegliare l'azione della politica in una reale direzione di valorizzazione del sistema universitario".

Il sindacato universitario punta il dito contro il Governo, “reo di non volere mettere mano ad un sistema universitario perennemente sottofinanziato. Gli slogan riguardo l’abolizione del test d’ingresso - si legge in una nota - sono rimasti (inefficacie) strumento di campagna elettorale europea per il Ministro dell'Istruzione pubblica Stefania Giannini. L’unica novità sostanziale riguarda il nuovo calcolo del reddito attraverso l’Isee che, pur essendo potenzialmente un’azione favorevole per la trasparenza della contribuzione studentesca, sta causando un non indifferente aumento medio della tassazione e una sostanziale riduzione della quota di studenti idonei alla borsa di studio”.

“Il Governo Siciliano taglia quasi 3 milioni di euro - continuano - al diritto allo studio della regione con il minor numero di idonei beneficiari di borsa di studio e si dimentica di spendere i fondi destinati all’orientamento universitario, lasciandoci con i più alti tassi di dispersione scolastica in Europa e con uno studente su quattro che modifica (o interrompe) il suo percorso accademico ad un solo anno dall’ingresso all’Università. Intanto - concludono - si trova però il tempo di avallare l’operazione di Crisafulli e del corso Rumeno in Medicina ad Enna, spianando la strada agli interessi privati e allo sciacallaggio di un inerme sistema universitario pubblico”.

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