Terremoto a Palermo, l’esperto: “Da non escludere scosse più forti”

Il giornalista e geologo Franco Foresta Martin si è dedicato a studi sulla sismicità storica di Ustica, dove è stato individuato l'epicentro. "Ci sono diverse faglie che liberano energie. Finora solo eventi con ipocentri poco profondi"

Il punto dell'epicentro della scossa di sabato

La terra ha tremato di nuovo. E nuovamente si è scatenato il panico in tutta la provincia. Ne sono testimonianza le migliaia di chiamate ai centralini dei vigili del fuoco e il tam tam che la notizia del terremoto ha avuto sui social network, facebook e twitter su tutti. La scossa, durata vari secondi, è stata di magnitudo 4.2 Richter con epicentro a 22 chilometri da Ustica. La stessa zona dove a settembre del 2002 fu registrata una scossa di magnitudo 5.6. Il sito Buongiorno Ustica ha pubblicato la testimonianza del giornalista scientifico e geologo Franco Foresta Martin,  che di recente, si è dedicato a studi sulla sismicità storica dell’isola.

LE FAGLIE SOTTO USTICA. “Se osserviamo una carta della sismicità del basso Tirreno – scrive Franco Foresta Martin - restiamo sbalorditi nel constatare che l’isola di Ustica quasi scompare, sotto una gragnuola di pallini che si addensano nel mare tutto attorno ad essa, e in particolare sui versanti Ustica-Alicudi, Ustica-Palermo e Ustica-Cefalù. Dunque, una prima considerazione basata sulla più recente sismicità storica, ci permette di affermare che proprio lungo queste direttrici esistono delle sorgenti sismiche (in linguaggio geologico denominate faglie), che liberano frequentemente energia”.

L'AFRICA SPINGE. “Per capire perché ciò avviene – continua il geologo - dobbiamo mettere in relazione i ricorrenti terremoti di quest’area con la dinamica della crosta terrestre in corrispondenza del basso Tirreno. Recenti lavori di geodinamica permettono di ricostruire il seguente quadro: da poco meno di un milione di anni, a causa del movimento verso Nord della placca africana, di cui geologicamente fa parte la Sicilia, una fascia tirrenica situata immediatamente a Nord della costa settentrionale della Sicilia, da Marettimo (isole Egadi) ad Alicudi (la più occidentale delle Eolie), lambendo l’isola di Ustica, è sottoposta a forze compressive che hanno come effetto la formazione di un complesso sistema di faglie con orientamenti Est-Ovest e Nordest-Sudovest. Sono proprio tali faglie ad accumulare stress e a scattare, abbastanza frequentemente, liberando l’energia accumulata e generando terremoti”.

IPOCENTRI POCO PROFONDI. “Tali terremoti in mare sono – spiega ancora il geologo - per fortuna e per lo più, di magnitudo inferiore a 4-4.5 Richter, con ipocentri poco profondi (non oltre i 40 chilometri) e sono risentiti a Ustica e in molte località della Sicilia settentrionale con intensità non superiori al sesto grado della scala Mercalli. Tirando le somme si potrebbe trarre la rassicurante conclusione che la sismicità di Ustica, provocata dall’attività delle faglie compressive del basso Tirreno, appare caratterizzata, per lo più, da una moltitudine di innocui eventi di piccola e media intensità. E’ da rilevare, tuttavia, che il comportamento sismico relativo ad alcuni decenni, oppure anche a qualche secolo, non permette di trarre conclusioni impegnative poiché non si può escludere il manifestarsi di più forti terremoti con tempi di ricorrenza plurisecolari”.

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NON ABBASSARE LA GUARDIA. “Inoltre, pure nell’arco dei decenni più recenti, non sono mancati terremoti più vigorosi del solito, da attribuire agli stessi ipocentri in mare tra Ustica e la costa palermitana, cui abbiamo fatto riferimento. Ultimi, in ordine di tempo, sono stati il terremoto del 15 gennaio 1940 che ebbe, a Palermo, un’intensità massima dell’ottavo grado Mercalli; e, più recentemente, il terremoto del 6 settembre 2002, di magnitudo 5.9, la cui intensità massima è stata valutata, a Palermo, del settimo grado Mercalli. Entrambi – conclude Mrtin - causarono seri danni al patrimonio edilizio della città di Palermo – quello del 1940 fece anche vittime: un morto e una cinquantina di feriti –, e furono notevolmente risentiti a Ustica, sia pure con intensità di uno o due gradi inferiore rispetto al capoluogo siciliano”.
 

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