Ars, commissione antimafia sentirà Fiammetta Borsellino: "Ci sono risposte da dare"

L'audizione alla vigilia della strage di via D'Amelio. Il presidente della commissione Claudio Fava: "Vorrei sottrarmi alla ritualità e alla tentazione di ridurre il 19 luglio a una garbata commemorazione"

La strage di via D'Amelio

Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso in via D'Amelio, verrà sentita dalla commissione regionale antimafia siciliana. L'audizione si terrà il 18 luglio. Lo ha reso noto il presidente dell'Antimafia siciliana, Claudio Fava. La data scelta non è casuale: il 19 luglio infatti ricorre l'anniversario della strage. "La famiglia Borsellino ha domande da fare e chiede risposte. E non c'è luogo più legittimato della commissione regionale antimafia per raccogliere le preoccupazioni e le pretese di verità dei familiari del giudice - ha spiegato Fava -. Noi intendiamo farci carico di queste domande e vedere quale possa essere il ruolo della commissione su una vicenda che interroga la coscienza del Paese".

Lo scorso 1^ luglio, nelle motivazioni della sentenza della Corte d’assise di Caltanissetta sul processo Borsellino Quater, i giudici hanno parlato "di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana". Nelle oltre 1.800 pagine viene ripercorsa una delle più contorte vicende della storia contemporanea che, secondo i giudici, nasconderebbe un "disegno criminoso" realizzato in una convergenza di interessi tra Cosa nostra e altri centri di potere che non sopportavano il lavoro di Paolo Borsellino.

Più volte negli anni Fiammetta Borsellino ha denunciato "anomalie che hanno caratterizzato la condotta di politici e magistrati dei processi Borsellino I e II". I figli del giudice hanno anche inviato una lettera al Csm chiedendo di intervenire. E oggi il Comitato di presidenza del Csm ha disposto l'apertura di una pratica in prima commissione con il compito di svolgere gli "accertamenti necessari" per valutare l'avvio di procedure di trasferimento d'ufficio per incompatibilità, alla luce di quanto emerso dalle motivazioni della sentenza.

"Vorrei sottrarmi  - ha aggiunto Fava - alla ritualità e alla tentazione di ridurre il 19 luglio a una garbata commemorazione. Ci sono due fatti che considero importanti:: il primo è che le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater ci dicono come intorno a questa vicenda c’è stato un ‘furto’ di verità perpetrato per 25 anni e che tutto questo è avvenuto in Sicilia, teatro di collusioni finalizzate a far sì che la verità si allontanasse. Il secondo fatto è che la famiglia Borsellino ha domande da fare e chiede risposte e noi intendiamo farci carico di queste domande e vedere quale possa essere il ruolo della commissione in una vicenda che interroga la coscienza dell’Italia".

Il presidente della commissione ha voluto spiegare il perchè della convocazione di Fiammetta Borsellino anche con un lungo post su Facebook. "Quando ti accorgi che da ventisei anni tutte le domande che formuli per ricevere un po’ di verità rimangono senza risposta, che fai? Pensi ad altro? Ti rassegni? Dimentichi? Mi sono messo nei panni faticosi dei figli di Paolo Borsellino - si legge -. La sentenza di un processo (che già nel suo titolo, “quater”, racconta l’umiliazione di un’attesa senza rimedio) spiega che pezzi delle istituzioni organizzarono il più clamoroso e colpevole depistaggio della storia repubblicana. Per offrire alla folla la testa di qualche presunto colpevole ma soprattutto per coprire e garantire i veri responsabili di quella mattanza. Nelle motivazioni della sentenza si parla di irreprensibili magistrati che fecero carriera istruendo un processo fasullo, di investigatori al servizio di troppi padroni che fabbricarono una finta verità per bocche buone e generose, di ministri, generali e presidenti che mentirono, tacquero, inquinarono affinché su via D’Amelio e sui suoi occulti mandanti non ci fosse mai verità. Bene: che dovrebbe fare un figlio se dopo un quarto di secolo ti spiegano che quella verità ti verrà ancora negata? Che le tue domande (chi mentì, perché, al servizio di quali padroni…) non meritano risposte? Che ti devi rassegnare a una verità incompiuta, parziale, furba e scaltra come la più oscura delle notti? Quel figlio, quei figli non si rassegnano. E noi nemmeno. Per questo - si legge ancora - nei giorni in cui si ricorda e si commemora la strage di via D’Amelio, noi non commemoreremo ma raccoglieremo in Commissione Antimafia siciliana le domande dei figli di Paolo Borsellino. Affinché quelle domande, quelle attese ricevano ascolto e vengano poi rivolte a chi ha il dovere di una risposta: magistrati, presidenti, generali, ministri. Chiederemo una verità che non può essere affidata solo alle sentenze di un tribunale ma deve tornare ad essere, in questo paese, una responsabilità di ciascuno e di tutti. Lo faremo in nome e per conto di tutti. Perché la verità non è un fatto personale ma un bene comune come l’acqua o l’aria, una dignità collettiva che spetta a tutti difendere e pretendere". 

La commissione sentirà anche i magistrati della Procura di Caltanissetta che all’epoca indagarono sull’attentato. Allora in servizio all’ufficio inquirente c’erano Anna Palma, Nino Di Matteo e Carmelo Petralia. Il capo dei pm Giovanni Tinebra è morto.


 

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