"Parlare di depistaggi è un fallimento per il Paese", l'amarezza di Fiammetta Borsellino

Alla vigilia dell'anniversario della strage di via D'Amelio, la figlia del giudice è stata sentita dalla commissione regionale antimafia presieduta da Claudio Fava: "Ci sono tanti 'perchè?' che fino a oggi non hanno avuto risposta"

Fiammetta Borsellino

"Ci sono tanti 'perchè?' che fino a oggi non hanno avuto risposta e fino a quando non arriveranno noi continueremo a chiedere in modo martellante il perchè queste risposte non vengono date". A parlare, alla vigilia dell'anniversario della strage di via D'Amelio in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, è Fiammetta Borsellino. La figlia del giudice è stata sentita dalla commissione regionale antimafia presieduta da Claudio Fava.

Più volte negli anni Fiammetta Borsellino ha denunciato "anomalie" che hanno caratterizzato la condotta di politici e magistrati dei processi istruiti per la strage di via D'Amelio. Denunce che hanno poi trovato un doloroso riscontro, lo scorso 1^ luglio, nelle motivazioni della sentenza della Corte d’assise di Caltanissetta sul processo Borsellino Quater. I giudici hanno parlato "di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana". Nelle oltre 1.800 pagine viene ripercorsa una delle più contorte vicende della storia contemporanea che, secondo i giudici, nasconderebbe un "disegno criminoso" realizzato in una convergenza di interessi tra Cosa nostra e altri centri di potere che non sopportavano il lavoro di Paolo Borsellino.

Oggi la convocazione all'Ars. "Ho cercato di chiarire - ha detto Fiammetta Borsellino ai cronisti che la attendevano all'uscita - tutte quelle che sono state le anomalie che hanno caratterizzato le indagini e i processi su via D'Amelio. Sicuramente la sentenza e le motivazioni hanno avvalorato quelle che sono che risulta dal Borsellino Quater. Da parte della famiglia non ci sono giudizi, ma semplicemente una analisi e un racconto dei fatti. Parliamo di fatti accertati processualmente, non quindi una questione personale. Ma di fronte a tali anomalie non si poteva stare re zitti e fare a meno di chiedere delle spiegazioni".

Consapevolezza del tempo perso e amarezza nelle parole di Fiammetta Borsellino: "Se dopo 26 anni si parla di depistaggio e di vertici istituzionali o investigativi che hanno ordito siffatta operazione, è un fallimento generale. Un fallimento per noi, per il Paese, per i nostri figli. E' qualcosa che si commenta da sola. Dopo 26 anni parlare di depistaggi e anomalie di tempo irrimediabilmente perso non è una vittoria per nessuno".

"All'inizio - ha proseguito Fiammetta Borsellino - non avevamo alcun sospetto su quello che stava accadendo. Avevamo contatti con gli inquirenti, ma nessun sospetto. Poi, davanti agli atti, abbiamo capito. Ci sono tante persone - ha aggiunto - che devono dare spiegazioni delle procedere, di quello che è stato fatto e di quello che non è stato fatto o di come non è stato fatto. Se c'è un procura che ha lavorato in un momento in cui sono state fatte certe cose e queste è risultato che sono state fatte, purtroppo, male o addirittura non fatte, è giusto che quelle persone rendano conto di tutto questo. Io lo trovo assolutamente normale e degno di un Paese degno di questo nome. Nessuna delle persone direttamente interessate ci ha mai dato spiegazioni. Io penso che queste risposte si debbano non soltanto a noi ma al popolo italiano".

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