"Siamo a un passo dalla verità": Di Matteo al Csm per la strage di via D'Amelio

Convocato nell'ambito del fascicolo aperto sui magistrati che hanno indagato, accusati di "anomalie" soprattutto nella gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino. Il pm parla di "accuse strumentali" e definisce la sparizione dell'agenda rossa "la prima azione di depistaggio"

La strage di via D'Amelio del 1992 - foto Giulio Marguglio

"Sulla strage di via d'Amelio siamo a un passo dalla verità. Mai come ora siamo vicini. E questo grazie a me e ad altri magistrati". A rivendicarlo è il pm Nino Di Matteo, nel corso dell'audizione davanti al Csm. Di Matteo è stato convocato nell'ambito del fascicolo aperto sui magistrati che hanno indagato sulla strage, accusati dalla figlia del magistrato ucciso, di essersi resi responsabili di "anomalie" soprattutto nella gestione del falso pentito Vincenzo Scarantino.

"Non è giusto che questi magistrati siano oggi accostati a depistaggi, questa accusa è strumentale a chi non vuole che si vada avanti" ha aggiunto, parlando di "prezzi altissimi" pagati da lui stesso e dai suoi familiari per l'accertamento della verità. 

Di Matteo ha ricostruito quanto fatto in questi anni e ha rivendicato la bontà del proprio operato. "Non è vero - ha sottolineato - che in 25 anni non si è fatto niente: ci sono state 26 condanne definitive mai messe in discussione".

Sul ruolo di Scarantino, Di Matteo è stato netto: "Il primo processo Borsellino non l'ho seguito io e del bis mi sono occupato solo della fase dibattimentale. E non è vero che quel processo é basato solo sulle dichiarazioni di Scarantino. Noi ci siamo resi conto che l'attendibilità di Scarantino era limitata, tant'è che nei confronti di 3 dei 7 soggetti chiamati in causa da Scarantino abbiamo chiesto l'assoluzione e lui non lo abbiamo inserito tra i testi".

Secondo Di Matteo "La prima azione di depistaggio è la sottrazione dell'agenda rossa.Non c'è alcun dubbio che Paolo Borsellino tenesse un'agenda rossa che gli era stata regalata dai carabinieri e che quel giorno l'avesse con sé - ha detto -. Non c'è alcun dubbio che avesse annotato con particolare ansia circostanze che aveva scoperto, cose molto gravi. E non c'è alcun dubbio che in quel momento c'era una trattativa tra il Ros e Riina con l'intermediazione e Ciancimino. Oggi si sa anche che Borsellino il 15 luglio aveva parlato alla moglie di un alto ufficiale del Ros che prima gli era amico. I mafiosi hanno fatto la strage ma il furto dell'agenda rossa non può essere stato fatto da chi ha premuto il pulsante".

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