"Statuto non ancora modificato", Reset bocciata dall'Anticorruzione: proteste in Consiglio

L'azienda corre il rischio di non potere più stipulare contratti col Comune e le altre partecipate. Senza iscrizione nell'elenco delle società in house si va verso il blocco delle attività. Sindacati preoccupati per i posti di lavoro. Polemiche a Sala delle Lapidi: "Di chi è la responsabilità?"

La Reset corre il rischio di non potere più stipulare contratti con il Comune e con le altre partecipate. Il motivo? Non è stata iscritta dall'Anac nell'elenco delle società in house, perché l'approvazione della modifica dello statuto non è stata ancora fatta. E, per di più, sono scaduti i termini per la trasmissione all'Anac.

L’Autorità anticorruzione aveva chiesto di inserire nello statuto la previsione di potere svolgere servizi anche per le altre aziende comunali. La proposta di aggiornamento è stata realizzata in tempo e trasmessa in via preventiva a Roma, che ha dato il via libera chiedendo una rapida approvazione. Il tempo concesso dall'Anac - 60 giorni - non è stato però rispettato e adesso, in assenza "della documentazione comprovante l'avvenuto completamento dell’iter di adeguamento dei requisiti, si procederà al diniego dell’iscrizione".

Parole che gettano nel baratro l'azienda guidata da Antonio Perniciaro. "La conseguenza di un eventuale diniego definitivo da parte dell’Anac - scrive il presidente della Reset - sarebbe l’impossibilità di sottoscrivere contratti con il Comune, nonché con gli altri soci già per il prossimo anno, con la conseguenza che la società non avrebbe lavoro per il 2020". 

I sindacati sono entrati subito in allarme. Dice in una nota Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Cisl Palermo-Trapani: "A partire dal 2020 tutto ciò si tradurrebbe in una impossibilità da parte di Reset a non poter più stipulare contratti sia col Comune di Palermo che con le altre partecipate. Le preoccupazoni più volte palesate dalla Fisascat durante i vari incontri recentemente svoltisi, si traducono purtroppo, ancora una volta, in realtà. Più volte ai nostri dubbi è stato risposto che i problemi si trovavano in fase di risoluzione ma, allo stato attuale, possiamo affermare che tutto ciò non è avvenuto. Una situazione simile mette a rischio gli oltre 1.300 lavoratori della Reset e, conseguentemente, le loro famiglie. Chiediamo, pertanto che l'amministrazione invii con carattere di estrema urgenza tutta la documentazione necessaria al completamento dell'iter di adeguamento dei requisiti. Abbiamo inviato, inoltre, richiesta al sindaco affinché intervenga con la convocazione di un tavolo, alla presenza di tutte le parti coinvolte, al fine di definire con estrema urgenza tutte le procedure. Non è concepibile che i lavoratori Reset, già da troppi anni martoriati, subiscano un'ulteriore mortificazione che possa tradursi con la perdita del proprio posto di lavoro".

“Il Comune ha il dovere di trovare immediatamente una soluzione per la Reset - aggiungono Nicola Scaglione e Gianluca Colombino, commissario Cisal Sicilia e segretario Cisal Palermo -. Non possiamo nemmeno immaginare che la Giunta e il Consiglio rimangano fermi di fronte al rischio che la società non possa più svolgere servizi per la mancata iscrizione all’Anac. Le strade sono due: approvare subito le modifiche statutarie chieste dall’Autorità o impugnare al Tar la delibera. La società ha le casse a secco e c’è il serio rischio che non possa nemmeno pagare stipendi, fornitori e Tfr. Intanto la Cisal ha già chiesto un incontro urgente al vicesindaco Fabio Giambrone".

Preoccupazione viene espressa anche dai consiglieri di Italia Viva: "Il pericolo che la Reset debba fermarsi e non possa più ricevere commesse dal Comune e dalle altre società partecipate, perché non è stato modificato lo statuto secondo le indicazioni dell'Anac è gravissimo, oltre che incomprensibile - dicono Sandro Terrani, Gianluca Inzerillo, Dario Chinnici, Francesco Bertolino, Carlo Di Pisa, Ottavio Zacco, Giusy Russa e Katia Meli -. Per di più se si pensa che i consiglieri ne vengono a conoscenza solo tramite la stampa. Chiediamo che l'amministrazione riferisca subito al Consiglio comunale sulla situazione, concordando con l'Aula un percorso che in tempi rapidissimi consenta di arrivare a una soluzione. Il blocco delle attività Reset costituirebbe un danno per i palermitani e per i lavoratori, che non meritano questa ennesima beffa".

Di situazione "assurda" parlano i consiglieri dei gruppi Movimento 139 e Palermo 2022: "Pretendiamo di sapere se l'inadempienza che ci ha portati al punto di mettere a rischio un'azienda di 1.300 dipendenti che eroga servizi importanti per la città di Palermo, è in capo agli uffici competenti o alla parte politica dell'amministrazione o vi è una corresponsabilità. Ultimamente, l'approssimazione, anche per questioni di una certa delicatezza, sembra essere diventata una prassi. Ancora una volta il Consiglio, per rimediare al tempo trascorso infruttuosamente, e mettere al sicuro l'azienda e i servizi che la stessa eroga, non appena riceverà l'atto non si risparmierà per approvarlo, ma dovrà fare tutto in gran fretta e in emergenza. Non è più accettabile questo modus operandi: ci rivolgiamo pertanto al sindaco, al suo vice e a tutti i componenti della Giunta - concludono Paolo Caracausi, Valentina Chinnici, Massimo Giaconia e Toni Sala - chiedendo loro di vigilare sull'operato degli uffici poiché una città come la nostra non può incorrere in tanta superficialità".

Sul piede di guerra le opposizioni: "Queste gravi lacune pianificatorie non sono più tollerabili - dicono i consiglieri del M5S -. Qualora dovessero essere confermate le gravi responsabilità politiche che mettono a rischio 1.500 famiglie palermitane, noi chiederemo le immediate dimissioni del vicesindaco Fabio Giambrone. Pronti a votare la modifica dello Statuto una volta giunta in Consiglio".

Domani e dopodomani in Consiglio sono stati convocati i vertici di Reset, gli uffici del Comune e l'assessore Fabio Giambrone. Ad annunciarlo è Giulio Tantillo, vicepresidente di Sala delle Lapidi, che afferma: "Sulla vicenda va fatta chiarezza carte alla mano. Perché la modifica dello statuto Reset non è stata inviata al Consiglio?". Tantillo promette battaglia anche sull'assestamento di bilancio, che definisce "una manovra fantasma". "Nessuno - dice - la conosce. Faremo una grande opposizione. Se ci sono fondi per la spesa corrente vanno investiti nel decoro della città. E, con tutto il rispetto per i teatri e per il sociale, prima bisogna salvaguardare le partecipate. Siamo contrari anche ai fondi per la Ztl. In assenza del regolamento bocceremo la manovra, questa sarà la risposta dell'Aula alla fuga in avanti della Giunta". 

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