"Spese pazze" all’Ars, Musotto condannato a restituire 600 mila euro

I giudici contabili parlano di "colpevole leggerezza" e "disprezzo per gli interessi collettivi". Le risorse sarebbero state utilizzate per finalità non previste, per altre già coperte da indennità o comunque per il partito e non per il gruppo parlamentare Mpa

(foto archivio)

L’ex presidente Musotto condannato a restituire alla Regione 600 mila euro. Questo il conto salato presentato dalla Corte dei conti nella semenza emessa dalla sezione giurisdizionale in relazione all’inchiesta sulle "spese pazze" all’Ars. I giudici contabili parlano di "colpevole leggerezza" e "disprezzo per gli interessi collettivi", allegando una lunga sfilza di costi sostenuti senza giustificazioni o documenti che attestassero l’impiego delle somme per finalità istituzionali. Si tratta della prima condanna da quando sono state effettuate le indagini di polizia tributaria della guardia di finanza, che inizialmente aveva quantificato un danno da 755 mila euro sulle somme erogate al gruppo parlamentare Mpa nel corso della quindicesima legislatura, quella in cui Musotto ricoprì la carica di presidente dal luglio 2009 al maggio 2012.

Il pubblico ministero aveva parlato di somme erogate a titolo di indennità di funzionamenti pari a 200 mila euro per i deputati, che già ricevevano in aggiunta al contributo "portaborse", altre somme che non è stato possibile giustificare non fornendo alcuna "valutazione della effettiva utilizzazione di tali somme e della loro inerenza con le finalità istituzionali del gruppo". Sotto la lente sono stati passati anche i prelievi di somme dal conto corrente del gruppo per 178 mila euro. Durante la legislatura Musotto, sono stati registrati 133 prelievi per circa 195 mila euro sul conto corrente intestato al gruppo, di cui otto tramite assegni e gli altri in contanti. Ma di queste risorse "il gruppo ha esibito documentazioni giustificativa per 17.483 euro". Allo stesso modo sono stati indicati prelievi per 75 mila euro come "generico rimborso spese ai deputati".

musotto-2Viene contestato un pagamento da 45 mila euro sul quale l’ex presidente Musotto ha riferito trattarsi di una somma utilizzata "poiché il partito doveva affrontare una campagna elettorale". Ma tali prelievi, come viene rilevato dai giudici contabili, si riferiscono "all'attività politica del partito, soggetto giuridico diverso e distinto rispetto al gruppo". Stesso discorso per una cena da 4.700 euro presso Villa Alliata per la presentazione della nuova giunta regionale, considerato dunque "un evento di tipo politico-elettorale" estraneo "ai fini istituzionali dei gruppi parlamentari”. Ma il conto è ancora lungo: consumazioni alla bouvette dell'Ars per 18.413 euro, locazione di un immobile quale sede provinciale e regionale del partito per 103.468 euro, contributi per 58.405 euro da utilizzare per convegni di partito. "Contributi così utilizzati per finanziare spese di funzionamento del partito, travalicando le finalità istituzionali del gruppo all'interno dell'Assemblea elettiva".

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Nel conto dell'Ars sono stati mezzi anche 2.400 euro per le elezioni degli organismi interni dell'Università, ma anche acquisti di abbigliamento, regalie, alimentari e libri. Fra le "spese pazze" anche 5.470 euro per necrologi,10 mila euro per rimborsi spese per alberghi e ristoranti per i quali i singoli deputati hanno già delle indennità, 17.500 euro per le spese del commissario regionale del Mpa, manutenzione dell'auto compresa. Oltre ventimila euro risultano sotto la voce "spese per autovetture". Insomma, spese per le quali esistono altre risorse o che hanno sconfinato rispetto alle finalità previste. I magistrati contabili parlano di "colpa grave" nella condotta di Musotto, da intendersi "quale accentuato disinteresse e noncuranza degli obblighi di servizio, nonché palese disprezzo del soddisfacimento degli interessi collettivi cui deve essere improntata la gestione delle risorse pubbliche". Il tutto circoscritto da un quadro normativo di riferimento "sufficientemente chiaro sull'utilizzo del contributo unificato per le sole finalità istituzionali del gruppo parlamentare, finalità che non potevano identificarsi con la spendita di denaro non accompagnata da alcuna causa giustificativa pubblicistica".

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