Sigilli all'impero del "re" dei supermercati agrigentini, sequestrati 2 immobili a Palermo

Nel mirino un patrimonio da 8,7 milioni di euro. Ad eseguire il provvedimento emesso nei confronti di Antonio Burgio è stata la polizia. Contestati al 56enne, ora ai domiciliari e con la sorveglianza speciale, reati di natura fiscale e tributaria

La conferenza stampa tenuta ad Agrigento sul sequestro beni a Burgio

Sequestrati veicoli, gioielli, conti correnti e cinque immobili fra Palermo, Agrigento, Porto Empedocle e Gela riconducibili alla Hopaf srl per un valore di 8,7 milioni di euro. Due di questi si trovano nel capoluogo siciliano, in zona Ucciardone. Si tratta dell’impero al quale gli investigatori della polizia e della guardia di finanza hanno apposto i sigilli eseguendo un decreto emesso dal tribunale di Agrigento nei confronti del “re” dei supermercati, il 56enne Antonio Burgio, il quale secondo gli investigatori avrebbe commesso reati di natura fiscale e fallimentare.

Le immagini del maxi sequestro al "re" dei supermercati | VIDEO

La divisione Anticrimine della polizia, avvalendosi del Nucleo polizia economico-finanziaria della guardia di finanza, ha dato esecuzione al provvedimento della sezione Misure di prevenzione con cui sono state inoltre disposte la detenzione domiciliare dell’imprenditore e l’applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per 3 anni con obbligo di soggiorno, nonché la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni finalizzato alla confisca.

Il procedimento di prevenzione era stato avviato, su proposta del questore di Agrigento nel 2016. Proprio allora il questore aveva presentato al tribunale di Agrigento una richiesta di misura di prevenzione personale e subito dopo un'altra che aveva ad oggetto la misura di carattere patrimoniale sui beni riconducibili direttamente o indirettamente a Burgio. Il questore, autorità proponente ai sensi del codice antimafia, si è avvalso degli accertamenti eseguiti dal comando provinciale della guardia di finanza sull'attività economica e imprenditoriale e sulle disponibilità finanziarie e patrimoniali di Burgio che aveva costruito una serie di società operanti nel settore della grande distribuzione.

"La proposta del questore nei confronti di Burgio era stata presentata nel 2016. Periodo in cui parallelamente - ha spiegato durante una conferenza stampa l'attuale questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci - la guardia di finanza svolgeva indagini che hanno portato all'arresto dell'imprenditore e alla condanna del 2018 per reati fallimentari. Il tribunale ha rinviato al questore la richiesta di ulteriori accertamenti per parametrare la pericolosità sociale per gli anni che vanno dal 2004 al 2017. La Questura, avvalendosi della collaborazione del nucleo Economico-finanziario della guardia di finanza, ha svolto un grande lavoro di ricostruzione di tutti i movimenti effettuati nel corso degli anni dell'imprenditore. Siamo riusciti - ha aggiunto Iraci - a individuare una serie di operazioni sospette che hanno determinato una pericolosità sociale qualificata in quanto la persona è ritenuta indiziata di intestazione fittizia di beni. Perché l'imprenditore si sarebbe liberato d alcuni beni allo scopo di sottrarli ai creditori, commettendo una serie di reati fiscali e fallimentari e facendo sorgere, dunque, il sospetto che sia autore di intestazione fittizia di beni che è una delle categorie che da la possibilità di sottoporre a sorveglianza speciale e a sequestro patrimoniale".

Successivamente all’avvio di indagini, da parte del nucleo di polizia Economico-Finanziaria della Guardia di finanza, all’arresto dell’imprenditore avvenuto nell’ottobre 2016 ed alla sentenza del maggio del 2018, con cui il tribunale di Agrigento lo condannava alla pena di 8 annii di reclusione per reati fallimentari, il tribunale richiedeva al questore integrazioni e ulteriori indagini patrimoniali.

Burgio riportava condanne per i reati di omesso versamento di ritenute fiscali e previdenziali, appropriazione indebita continuata, commercio di prodotti con segni falsi, violazione della normativa fiscale e tributaria. La Questura "ha rielaborato i contenuti della proposta, arricchendoli di nuovi elementi, in particolare con quanto emerso anche nel corso del processo penale e poi 'perimetrando la pericolosità sociale' del proposto, espressa dagli anni ricompresi tra il 2004 ed il 2017, periodo in cui ricadono una serie di reati lucro-genetici", hanno scritto dalla Questura di Agrigento.

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Le risultanze dell’attività sono state depositate a marzo dello scorso anno. Ed è stato specificato "che i beni di cui si richiedeva il sequestro erano frutto del reimpiego della provvista illecita accumulata in quegli anni mediante la distrazione di somme dal patrimonio delle società Gestal srl, Ingross srl, Cda spa, e Hopaf srl che invece - prosegue la ricostruzione della Questura - avrebbero dovuto costituire garanzia per i creditori e i terzi. A carico di Burgio, il tribunale di Agrigento ha espresso un giudizio di pericolosità sociale 'qualificata', in quanto indiziato del reato di intestazione fittizia di beni per agevolare il delitto di riciclaggio. Burgio veniva riconosciuto responsabile - prosegue la ricostruzione della Questura - della distrazione di rilevanti somme per un totale complessivo di 11.582.176,55 euro posta in essere con una serie di atti costituiti da operazioni contabili, giroconti, trasferimenti di cespiti valutari e reali da una società all’altra del gruppo imprenditoriale". (Fonte: AgrigentoNotizie.it)

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