Teatro Massimo, il tribunale sentenzia: "Vietato usare l'immagine per fini commerciali"

La Banca Popolare del Mezzogiorno è stata condannata a risarcire la Fondazione: nel novembre 2013 l'istituto di credito ha usato una foto del Teatro per la campagna pubblicitaria “Palermo al centro” senza avere l'autorizzazione

Vietato usare l'immagine del Teatro Massino per scopo commerciali. Lo ha deciso una sentenza del Tribunale di Palermo condannando la Banca Popolare del Mezzogiorno: nel novembre 2013 ha usato la foto del Teatro per la campagna pubblicitaria “Palermo al centro”, il cui scopo era promuovere le agenzie presenti sul territorio, senza essere stata autorizzata dalla Fondazione.

Il tribunale del capoluogo siciliano segue la scia del tribunale di Firenze, che con un’ordinanza aveva vietato la riproduzione a fini commerciali del David di Michelangelo sui biglietti d’ingresso dei musei venduti dai “bagarini”. Una sentenza storica, perché per la prima volta in Italia si riconosce all’ente proprietario il diritto esclusivo all’utilizzo e alla riproduzione dell’immagine del bene culturale. E si riconosce altresì il diritto a determinare e chiedere il pagamento di un corrispettivo per l’utilizzo a scopi commerciali. 

“Come accertato dalla sentenza - spiega il vicepresidente con delega agli Affari legali, Leonardo Di Franco - il diritto esclusivo della Fondazione si basa sul decreto legislativo 367/1996 che attribuisce alle fondazioni di diritto privato nate dalla trasformazione degli enti pubblici che operano nel settore musicale, in questo caso alla Fondazione Teatro Massimo, il diritto esclusivo all'utilizzo del nome, della denominazione storica e dell'immagine del teatro a essa affidato. Tale esclusività legittima quindi la Fondazione ad invocare l'applicazione del Codice dei beni culturali che, a sua volta, disciplina il diritto alla riproduzione dei beni culturali, sancendo il divieto di riproduzione non autorizzato”.

Il tribunale di Palermo ha anche riconosciuto il danno patrimoniale, quantificandolo in poco meno di cinquemila euro, in conformità a quanto previsto dall'apposito, e mai aggiornato, tariffario del ministero dei Beni culturali del 1994.

“L’aspetto più positivo di questa vicenda – commenta Leoluca Orlando, sindaco e presidente della Fondazione Teatro Massimo - credo stia proprio nella sua origine: da simbolo negativo di abbandono e sciatteria amministrativa che era stato nel passato, il Teatro Massimo è sempre più simbolo positivo, non solo di Palermo e della sua rinascita culturale e sociale ma anche di impresa efficiente. Un simbolo non unico, ma certamente fra i più belli e importanti”.

“Ritengo che sia molto importante avere ottenuto da un giudice l'affermazione del principio che non è possibile usare l'immagine della Fondazione - precisa il sovrintendente Francesco Giambrone  -per scopi commerciali senza chiedere l'autorizzazione e senza concordare un corrispettivo economico per l’uso. Lo dico perché comincia a essere discretamente frequente l’utilizzo improprio e non autorizzato della nostra immagine e dunque una sentenza come questa ci aiuta a fare chiarezza e soprattutto a disincentivare altri”.

La sentenza chiarisce che la riproduzione e la divulgazione sono consentiti ai privati, purché ciò venga fatto senza scopo di lucro. Il giudice rileva che il Codice dei beni culturali ha attuato un mutamento di prospettiva sulla riproduzione dell’immagine: dalla previsione di un pagamento connesso all’uso in situazioni particolari si è passati a un generalizzato obbligo di richiesta di concessione previo versamento di un corrispettivo, con l’esclusione di delimitati casi di utilizzazioni libere.

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