La Sirti annuncia licenziamenti: secondo giorno di sciopero a Carini 

Il presidio, davanti ai cancelli della sede nella zona industriale, è iniziato alle 8. Totale l'adesione dei dipendenti. I lavoratori: "L'azienda dichiara esuberi perché la mole di lavoro si è ridotta e in contrasto con questo continua con le esternalizzazioni, non ci sta bene"

Secondo giorno di sciopero davanti allo stabilimento della Sirti, nell'area industriale di Carini, contro gli esuberi annunciati dall'azienda nazionale di punta delle infrastrutture per telecomunicazioni e information technology. Totale l'adesione dei 180 dipendenti,  in presidio stamattina dalle 8  davanti ai cancelli. Anziché le due ore di sciopero previste, l'assemblea ha deciso di proclamare una terza ora di sciopero “perché la situazione –  è il giudizio dei lavoratori - è molto grave”. Salgono così a cinque le ore di sciopero effettuate nel Palermitano tra lunedì e oggi. 

“Vigileremo - dichiarano i segretari Fiom Cgil Palermo Angela Biondi e Francesco Foti - affinché l'azienda non sostituisca i lavoratori  in sciopero con gli operai del mondo dei subappalti della Sirti,  sarebbe una palese attività antisindacale. Anche per questo nei prossimi giorni chiederemo ai lavoratori dei subappalti di aderire alla protesta”. Sono almeno 14 le aziende che operano in subappalto con Sirti, da Montel a Isetec, da Sitem a Faim alla Telma.  

Intanto la riunione prevista in Assolombarda, che doveva essere domani, è stata rinviata a  giovedì prossimo. E i sindacati nazionali sono in attesa della convocazione al Mise, al quale è stato chiesto di  convocare un tavolo. La tensione  tra i lavoratori è alta. “Altre volte nella nostra vita aziendale -  dicono Giuseppe Romano e Francesco Agnello, Rsu Fiom, da 29 anni in Sirti - abbiamo vissuto momenti di preoccupazione  simile ma un numero simile di esuberi non era stato mai dichiarato. Sono tanti i colleghi che lavorano per questa azienda da più di vent'anni. Anche i modi oggi sono cambiati, il  rapporto personale è quasi inesistente, ci sentiamo considerati numeri più che lavoratori. L'azienda dichiara esuberi perché la mole di lavoro si è ridotta e in contrasto con questo continua con le esternalizzazioni. Un atteggiamento d'arroganza che non ci sta bene e che contrasteremo. C'è forte unità tra noi e tanta partecipazione, non solo a Palermo. E' una lotta che sta coinvolgendo tutto il territorio nazionale”. 

Gli esuberi riguardano il 23 per cento degli oltre 3.692 dipendenti. I licenziamenti toccheranno tutti i reparti ma a essere  colpita maggiormente sarebbe la unit Telco (reti di accesso, manutenzioni, radiomobili, reti civili e fibra). Secondo le motivazioni dell'azienda, il mercato delle telecomunicazioni, che ha subito cambiamenti strutturali negli ultimi anni e sta a attraversando una fase di trasformazione a livello globale, che ha comportato per l'Italia una contrazione del giro d'affari, impone una progressiva riduzione del livello dei prezzi e lo spostamento degli investimenti verso soluzioni contraddistinte da un maggior grado di digitalizzazione. “Continueremo a opporci a questo piano di licenziamento collettivo- concludono Biondi e Foti - l'azienda apra il confronto, il piano di trasformazione preveda la riqualificazione del personale. Quello che ci preoccupa di più, nella logica della riduzione dei prezzi, è l'uso selvaggio del subappalto e il tentativo di mettere contro i lavoratori”. 

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