Caos al Pagliarelli, detenuti verso lo sciopero della fame: "Più telefonate, anche su Skype"

Dopo una nottata di fuoco prende piede una nuova protesta contro la decisione, dovuta all'emergenza epidemia, di interrompere i colloqui. A cercare la mediazione la Camera penale di Palermo e l'associazione Antigone. Il sindacato Sinappe: "Emergenza virus o sovraffollamento carceri?"

Il caos registrato ieri sera in viale Regione, davanti al carcere Pagliarelli

Detenuti pronti allo sciopero della fame. E’ questa la protesta annunciata dai carcerati del Pagliarelli in risposta al decreto del presidente del consiglio dei ministri che ha bloccato i colloqui con i familiari negli istituti penitenziari. Già da ieri sera un gruppo di detenuti ha protestato dando fuoco ad alcuni materassi e battendo le stoviglie contro le grate alle finestre. Momenti di tensione anche all’Ucciardone dove questa mattina alcuni “ospiti” della struttura avrebbero tentato di evadere mettendosi a cavalcioni sui muri, costringendo le forze dell’ordine a intervenire con decine di uomini e anche un elicottero. Contestualmente questa mattina il presidente della Camera penale di Palermo, Fabio Ferrara, ha incontrato insieme a Fabio Bognanni la direttrice del carcere con cui c'è stato un lungo colloquio. "La direzione - ha spiega Ferrara all'Adnkronos - ha annunciato che provvederà con colloqui via Skype, con un incremento dei colloqui telefonici, ma non è la stessa cosa del colloquio...". La Camera penale ha sollecitato dei provvedimenti "che possano cercare di attenuare la pressione sotto il profilo del sovraffollamento" con l'adozione di misure quali "la detenzione domiciliare, ove possibile per i detenuti che non hanno commesso gravi reati".

Caos al Pagliarelli, la lunga notte in viale Regione | VIDEO

Sullo sciopero della fame il presidente Fabio Ferrara afferma: “Siamo in linea con L'Unione camere penali con provvedimenti come l'indulto o l'amnisitia, o anche nel frattempo la concessione di pene alternative alla detenzione, in modo da allentare la pressione carceraria che, anche dal punto di vista sanitario, appare difficile". Negli ultimi giorni l’associazione Antigone ha scritto al premier Giuseppe Conte e al ministro Bonafede, chiedendo che ogni detenuto possa telefonare per 20 minuti ai propri famigliari, a fronte dei 10 minuti a settimana previsti dalle norme dell'ordinamento penitenziario. “La richiesta - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - si giustifica con l'emergenza Coronavirus che sta portando importanti limitazioni anche in ambito penitenziario. I detenuti hanno paura e vivono con angoscia la solitudine. In molte carceri non sono consentiti colloqui visivi e sono impediti gli accessi ai volontari. Le indicazioni emanate dall’Amministrazione Penitenziaria servono a prevenire il diffondersi dell'epidemia anche in questi luoghi. Non sono omogenee sul territorio nazionale. Stiamo comunque assistendo – specifica ancora Gonnella - a una compressione dei diritti delle persone detenute".

Duro il commento della segreteria del Sinappe, il sindacato di polizia penitenziaria, dopo una "giornata di ordinaria follia". “Mai visto un testo così pasticciato come l’ultimo decreto. Il ‘virus’ vero è l’inconcludenza della politica che, con le carceri in rivolta, arriva a proporre i domiciliari ‘a chi è vicino al fine pena per affrontare il problema del sovraffollamento’. Ma l’emergenza non era il Coronavirus? Quel decreto non doveva assicurare al ministero della Giustizia quell’idoneo supporto per il contenimento della diffusione del contagio del Covid-19 prescrivendo alcune raccomandazioni e disciplinando i colloqui dei detenuti? Dalla ‘forte preoccupazione’ espressa dall’indefesso Garante nazionale delle persone private della libertà personale all’incauta sortita del Pd che sollecita il governo, ossia se stesso, a ‘trovare soluzioni immediate’ al sovraffollamento temendo il ‘virus’.

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La protesta si sposta all'Ucciardone | VIDEO

Secondo il sindacato un’altra misura sarebbe la liberazione anticipata speciale ripristinando il termine dei 75 giorni. “Questo - dichiarano dalla segretaria nazionale - alleggerirebbe le carceri. E dopo simili argomentazioni come meravigliarci della devastazione delle carceri messe a ferro e fuoco da un’orda barbarica di Unni al grido di 'amnistia'? In questo fragore chiassoso fatto di altalenanti e contrastanti dichiarazioni, in nome della diversità di vedute, si staglia il silenzio del ministro della Giustizia. Come se le carceri, con i precari equilibri, e il corpo della polizia penitenziaria non fossero affare suo. Il bollettino di guerra recita di devastazioni odierne a Foggia, Verona, Milano San Vittore, Prato, Livorno, Rebibbia Nuovo Complesso, Padova, Palermo Pagliarelli e Trani”.

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